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n.44 giugno 2014
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Laboratorio di storia
La conferenza sull'antico Egitto
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
"Le migliori idee sono quelle nate per scherzo. Rendi il tuo modo di ragionare il più spiritoso e divertente possibile"
David Ogilvy


"Fin dai primi anni la scuola promuove un percorso di attività nel quale ogni alunno possa assumere un ruolo attivo nel proprio apprendimento, sviluppare al meglio le inclinazioni, esprimere le curiosità, riconoscere ed intervenire sulle difficoltà, assumere sempre maggiore consapevolezza di sé, avviarsi a costruire un proprio progetto di vita. Così la scuola svolge un fondamentale ruolo educativo e di orientamento, fornendo all'alunno le occasioni per acquisire consapevolezza delle sue potenzialità e risorse, per progettare la realizzazione di esperienze significative e verificare gli esiti conseguiti in relazione alle attese. Tutta la scuola in genere ha una funzione orientativa in quanto preparazione alle scelte decisive della vita, ma in particolare la scuola del primo ciclo, con la sua unitarietà e progressiva articolazione disciplinare, intende favorire l'orientamento verso gli studi successivi mediante esperienze didattiche non ripiegate su se stesse ma aperte e stimolanti, finalizzate a suscitare la curiosità dell'alunno e a fargli mettere alla prova le proprie capacità." (dalle Indicazioni Nazionali)

Ho più volte affermato, anche nei miei precedenti articoli, la necessità di non fermarsi all'insegnamento delle discipline avendo come unico punto di riferimento il libro di testo. E' incompleto, troppo spesso usa un linguaggio tecnico e nel suo bisogno di sintesi dà per scontato tante informazione e competenze lessicali che si suppongono assodate nel bambino e, nell'ansia di dover terminare il programma e fornire più insegnamenti possibili, ci si dimentica che un processo di apprendimento significativo e l'amore per il sapere nascono dalla curiosità e si rafforzano solo se ci si sente parte di un processo, coinvolti in un progetto di crescita che è il loro e di nessun altro.

E così troppo spesso, nell'uso di itinerari tutti uguali decisi da un libro pensato per "il bambino tipo", dimentichiamo "che tipo di bambino" realmente abbiamo di fronte. Se ci ponessimo questa domanda la risposta sarebbe inevitabilmente: "molti, tanti tipi di bambini diversi" a cui un unico linguaggio, un'unica modalità, un unico testo non possono dare una risposta soddisfacente.

E' per questo motivo che non parto mai da un libro ma inizio ponendomi delle domande:

Cosa voglio raggiungere?

Perché?

Cosa mi serve per arrivare al mio obiettivo?

Come fare in modo che tutti i miei alunni portino "a casa" un risultato? Quali strategie? Quali percorsi? Quali linguaggi?

L'idea della conferenza è nata da tutte queste domande e dall'entusiasmo suscitato dall'argomento di storia che stavo affrontando, la civiltà egizia.

Il lavoro di quest'anno, per quanto riguarda la storia, è stato svolto avendo come obiettivo, per tutte le civiltà che man mano venivano affrontate, la comprensione del concetto di quadro di civiltà. All'inizio dell'anno abbiamo immaginato di dover incontrare un bambino proveniente dall'anno 3013 a cui avremmo dovuto raccontare la nostra cultura, il nostro modo di vivere. Ho posto ai bambini domande del tipo: "Cosa sarebbe importante raccontare di noi?", "Quali aspetti ci definiscono, ci caratterizzano?".
Ciò che è emerso da queste sollecitazioni venivano poi raggruppate in categorie, abbiamo così tratto gli indicatori di civiltà che sono diventati la nostra mappa concettuale, il nostro percorso, il sentiero che ci ha guidato nello studio delle civiltà antiche.

E' stato un lavoro importantissimo che ha portato grandi risultati, i miei alunni sono in grado di costruire, ormai autonomamente, una mappa concettuale utilizzando gli indicatori di civiltà, sono in grado di comprendere cos'è un quadro di civiltà e a cosa serve. Questo è uno degli obiettivi più importanti che sento di aver raggiunto con loro per quanto riguarda lo studio della storia di quest'anno. Un altro obiettivo è la capacità di lavorare insieme ad un progetto, l'apprendimento cooperativo, la capacità di progettare un evento e risolvere problemi trovando soluzioni creative. Tutto questo è stato raggiunto preparando la conferenza, un progetto corale al quale abbiamo lavorato per buona parte dell'anno.

Inizialmente ho condiviso con i miei alunni il desiderio di organizzare un convegno, ho chiarito cosa fosse un convegno, abbiamo ragionato insieme su quali obiettivi avremmo raggiunto con questo lavoro e perché, ho risposto alle loro domande e ci siamo presi tutti insieme l'impegno a collaborare per concretizzare questa idea.

Ho diviso la classe in gruppi di tre bambini (la divisione in gruppi in questo caso è l'unico aspetto che deve gestire interamente il docente in modo da creare equilibrio all'interno di ciascun team). Ogni gruppo ha scelto un argomento dei diversi indicatori di civiltà da approfondire. Il mio lavoro è stato quello di creare le condizioni perché il lavoro di ricerca fosse svolto nel miglior modo possibile, ho fornito diversi testi presi insieme dalla biblioteca della scuola, immagini, documenti, cartine, materiale di diversa natura e mi sono posta in osservazione qualora fosse stato necessario un mio intervento di supporto nei momenti di difficoltà.

Parallelamente ho creato le equipe, ho diviso i bambini in tre squadre:

- L'equipe organizzativa che si sarebbe occupata di organizzare l'evento nelle sue fasi, seguire il percorso di preparazione fino alla sua realizzazione finale;

- L'equipe creativa che aveva il compito di pensare e realizzare, con l'aiuto di tutti i compagni, oggetti, riproduzioni, cartine e disegni per allestire una piccola mostra sull'antico Egitto;

- L'equipe accoglienza che aveva il compito di ricevere il pubblico, accompagnarlo nei diversi momenti dell'evento ed organizzare il rinfresco finale.

Ciascuna equipe, che aveva un responsabile deciso all'interno del gruppo, organizzava riunioni per pianificare il lavoro, inoltre sono stati programmati degli incontri anche tra i responsabili delle diverse equipe che avevano come scopo quello di condividere il lavoro svolto.

Tutta la classe ha partecipato con entusiasmo, ciascun bambino ha trovato un suo posto all'interno del processo e ha potuto contribuire secondo i suoi interessi e specificità.
Il giorno del convegno erano emozionatissimi ma concentrati, molto seri nei loro ruoli di relatori, camicia e cravatta per i bambini e abiti eleganti per le bambine, erano bellissimi! Sono entrati nella sala che accoglieva l'evento profondamente compenetrati nel loro ruolo, i diversi gruppi sono saliti a turno sul palco e si sono seduti al tavolo della conferenza, sul tavolo una bottiglia d'acqua, i bicchieri e un microfono, tutto era proprio come in un vero convegno!

Al termine delle diverse relazioni, i bambini hanno accompagnato i genitori nella sala in cui avevamo allestito la mostra; accanto ai tavoli che ospitavano le loro creazioni, alcuni bambini fornivano spiegazioni sui differenti manufatti creati e sulla modalità con cui li avevano realizzati.

E' stata davvero un'esperienza molto intensa, tra di noi circolava un'energia davvero luminosa, i bambini erano radiosi, veri padroni di casa (finalmente!) all'interno della scuola.

Ed è proprio questa immagine che mi porto a casa da questa esperienza: bambini attori del loro processo di apprendimento, coinvolti ed entusiasti, caldi, sicuri di se stessi e uniti tra di loro, un'energia corale in continua crescita.

Simonetta Melchiorre docente dell'I.C. V.le Adriatico di Roma e Art-counselor

Le Indicazione Nazionali http://www.indicazioninazionali.it
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