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n.43 maggio 2014
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Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Lavorare in gruppo a scuola'  >>>
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Lavorare in gruppo a scuola
Proviamo a cambiare rotta
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
E' da parecchi anni che mi interrogo e studio e sperimento su cosa significa lavorare in gruppo a scuola, su come possano funzionare i consigli di classe, su come possiamo agire e promuovere cooperazione tra noi colleghi e con/ tra gli alunni.
In particolare mi sono risuonate come un rimbombo le frasi che ci diciamo nei consigli di classe, soprattutto quando vogliamo "fare fronte comune": dobbiamo fare tutti la stessa cosa, dobbiamo essere tutti d'accordo, sicuramente "rinfacciando" il fatto che ognuno o almeno qualcuno "va per conto suo" e "spezza la linea".
Anche nei corsi di formazione, ad esempio quando abbiamo affrontato la gestione dei conflitti, il dictat è sempre stato lo stesso. L'attenzione è stata posta sugli effetti fuorvianti e confondenti dei comportamenti diversi degli insegnanti nei confronti dei propri alunni.
Mi è rimasta impressa nel cervello la scena di quando mia figlia, la maggiore, che domani, compie 27 anni, tornando da scuola in seconda elementare, mi raccontò che avevano studiato l'albero di natale: una maestra l'aveva presentato, attraverso una poesia, festoso luccicante gioioso e un'altra aveva trattato, in un brano ecologista, la morte dell'albero, reciso per essere utilizzato alcuni giorni e poi buttato. Lei era confusa e, con la sua straordinaria intelligenza, me ne aveva parlato.
Erano gli albori del "modulo" e sono passati 20 anni. Quanto è cambiato da allora?

Situazioni paradossali si sono verificate recentemente quando siamo rimasti a discutere- minuti preziosi- sul fatto che non tutti facevamo rispettare la regola di non masticare i chewing-gum.
Ancora ieri al collegio docenti siamo stati fermi sul fatto che alcuni docenti consentono ai ragazzi di andare alla macchinetta fuori orario.
Quello che mi angoscia di queste situazioni è che sembrano strade senza uscita, muri contro cui andiamo a sbattere e ancora, per usare la metafora che porterò in fondo, rotte senza destinazione!!!
Proverò a prendere in esame un settore preciso del lavorare in gruppo a scuola: ho scelto il consiglio di classe della scuola secondaria di primo grado perché è emblematico e perché lo conosco molto bene dopo aver trascorso, sul sostegno, 25 anni della mia vita in questo ordine di scuola.

Converrete con me che si tratta di un gruppo con caratteristiche di complessità:

-è plurirelazionale: ciascun docente è in relazione con i suoi colleghi, con ciascun alunno, con i suoi genitori ecc . su un piano di contemporaneità. Ogni intervento di un docente in classe con un alunno, avrà inevitabilmente conseguenze anche con gli altri alunni e avrà riverbero sicuramente nelle ore successive;

- è variabile: le persone possono cambiare, sia chi siamo (supplenti), quanti siamo (insegnanti di sostegno e/o insegnanti di strumento), sia con chi lavoriamo (nuovi alunni). Un insegnante può confrontarsi anche con 9 consigli di classe e quindi gruppi di lavoro diversi. Alcuni hanno anche 18 classi e si confrontano con 18 consigli!!

-è variegato: interagiamo e siamo persone diverse per preparazione, personalità, visioni, intenti, convinzioni, cultura a volte;

-opera sul/con il cambiamento: l'apprendimento di per sé è cambiamento, i nostri alunni sono in continua evoluzione e trasformazione. L'aspetto relazionale della nostra professione ci mette continuamente di fronte persone con il loro mondo in evoluzione. Per non parlare di norme, riforme, circolari e direttive;

-opera su più livelli: sia per quanto riguarda l'aspetto educativo e didattico, sia per adattare gli interventi in base alle esigenze degli alunni, è un gruppo che deve personalizzare, individualizzare;

e, per finire, ma non concludere

-è piuttosto numeroso essendo composto da almeno otto insegnanti per arrivare anche a dieci, undici (ci possono essere ad es. due insegnanti di sostegno, due insegnanti di strumento).
Questa conformazione rende necessario abbandonare il tentativo, ormai quasi ossessivo, di
stabilire un rapporto lineare: una pura illusione
uniformare: utopia
semplificare: controsenso
pianificare: ma fino a dove è realmente possibile?
standardizzare: dobbiamo diversificare!!!!

Non credo che si tratti di invertire la rotta, "andare ognuno dove ci pare" ma di trovare nuove coordinate, forse intermedie, che ci consentano di non arenarci.
Un modo potrebbe essere quello di cominciare A FARCI NUOVE DOMANDE che orientino i nostri pensieri e le nostre idee.

Come possiamo fare in modo che le nostre diversità e unicità si armonizzino ed abbiano un senso per noi e per i nostri ragazzi?

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno IC Belforte del Chienti - Roma
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Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito giovedì 18/10/2018 ore 21:24 da Maria Carmela Reale
Molto interessante l'articolo e particolarmente calzante l'esempio del consiglio di classe.Ho vissuto direttamente l'esperienza della complessità di relazioni e di reazioni che si scatenano in questo contesto e ho sofferto nel tentativo di sostenere la mia idea. Alla fine ho capito che forse la via d'uscita dall'empasse è concentrarsi sulla risorsa studenti
inserito venerdì 04/05/2018 ore 17:24 da Luciano Mollica
Credo, che la diversità di opinione in qualunque tipo di riunione, sua motivo di ricchezza personale umana e professionale. Motivo di confronto e non di scontro.
inserito domenica 13/03/2016 ore 17:32 da Caterina Calomino
Credo di non avere una risposta alla domanda:"Come possiamo fare in modo che le nostre diversità e unicità si armonizzino ed abbiano un senso per noi e per i nostri ragazzi"? Ma proverò a fare una piccola riflessione. E' da pochi anni che sono entrata nel mondo della scuola, ma non in tutti i suoi meccanismi, uno tra questi è riferito proprio alle dinamiche relazionali tra docenti, verso gli alunni e verso i loro familiari. In nessun altro ambito lavorativo ho trovato tanto disaccordo, tanto parlarsi contro e tanta poca volontà di un confronto sano, sincero e a viso aperto. Le risposte che mi sono data a tal proposito sono diverse ma ciò che mi sento di dire in questa mia riflessione all'articolo è che forse potrebbe essere utile che la formazione degli insegnanti riguardasse in modo particolare le competenze relazionali e comunicative che una persona che fa questo lavoro dovrebbe a mio avviso avere. Per quanto riguarda l'Albero di Natale, ben venga che sia allo stesso tempo festoso, luccicante e reciso, l'importante è che gli insegnanti si possano dire:" Non avevo mai pensato che l'albero di Natale così bello, festoso e luccicante fosse un albero reciso e che dopo pochi giorni viene buttato ... forse perché io l'albero di Natale lo compro artificiale, fatto di materiale ecologico che non danneggia l'ambiente"! E che l'altro collega possa rispondere:" Non abbiamo mai avuto modo di parlare veramente noi due ... allora, almeno su questo argomento, la pensiamo allo stesso modo"!
inserito domenica 15/06/2014 ore 13:06 da Rosa
Mi domando, ma quando incontri professori che pensano di fare il docente riversando su alunni e colleghi le proprie frustrazioni ed incompetenze, che mancano di sensibilità e che non sanno instaurare nessun rapporto di empatia, quali orizzonti positivi, insomma ,quali prospettive di crescita educativa ci si può attendere? A volte, e parlo per esperienza vissuta, si tratta di essere completamente sordi e ciechi a qualsiasi stimolo e soprattutto di non avere l'umiltà di mettersi nella posizione di apprendere e comprendere...! E allora che fare? Sarebbe meglio una bella virata che andare alla deriva...
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