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n.22 aprile 2012
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Articolo 'Le "mani" di Valerio'  >>>
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Le "mani" di Valerio
Storia di una "no digi-teacher" pentita
di Crasso Antonella - Integrazione Scolastica
Non mi definirei esattamente una Digi-Teachers, termine con cui si indicano oggi gli insegnanti digitali.
Forse molti si riconosceranno in questa mia esperienza: devo confessare che fino a qualche anno fa il mio rapporto con la tecnologia era estremamente difficile, in particolare guardavo al computer come ad un oggetto alieno,del quale mai sarei riuscita a penetrare i segreti.

Ripetevo a me stessa, per esorcizzare, che tanto, tutto sommato, non mi sarebbe servito, in fondo il mondo se l'era cavata per millenni senza tecnologia... io poi vengo da una formazione classica e archeologica, abituata quindi a considerare con venerazione papiri, pergamene, parole incise nella pietra... insomma un abito mentale e culturale che letteralmente per anni mi ha impedito di prendere in considerazione anche solo l'idea di imparare a usare il computer.

Non solo, mi infastidiva anche l'uso dei cellulari che non fosse quello strettamente attinente al loro uso, e tutti gli annessi e connessi dei modelli che uscivano continuamente, sempre più aggiornati e con sempre maggiori accessori.
E intanto, mentre io mi crogiolavo in questa presa di posizione, in questa "tigna" un po' romana di non cedere, il mondo intorno a me cambiava aspetto e l'utilizzo degli strumenti digitali dilagava.

I miei figli, come tutti i figli di genitori presunti paleolitici, mi guardavano con ironia e commiserazione, loro che praticamente sono nati già sapendo usare il computer senza che nessuno mai abbia spiegato loro come si faceva, e che mi ripetevano continuamente di imparare, almeno di provarci.
Anche a scuola man mano che cresceva la mia professionalità, con una punta di disagio avvertivo il fatto che saper usare certi strumenti mi avrebbe aiutato, avrebbe reso più agile il mio lavoro, aperto i miei orizzonti, semplificato e velocizzato tante delle cose che volevo fare.
Ci ho messo anni...ho ceduto alla fine per pura necessità!
La frequentazione della SSIS, la scuola di specializzazione per l'insegnamento, mi ha messo drammaticamente davanti ai miei limiti: lì bisognava produrre a getto continuo relazioni, tesine in power point, effettuare ricerche in internet, insomma padroneggiare tutto quel mondo dal quale fino a quel momento mi ero prudentemente tenuta alla larga. Ma in un ambiente estremamente competitivo non potevo rimanere indietro: e poi volevo (e voglio!) essere una insegnante con i fiocchi, quindi alla mia preparazione non doveva mancare più niente.

Così ho cominciato, un po' da sola, un po' chiedendo aiuto a casa, superando condizionamenti culturali e paure che ora mi sembrano sciocche, ma che per molto tempo sono state causa di un rifiuto che rischiava di tagliarmi fuori dal correre veloce della storia.
Quando alla discussione finale della tesi del corso SSIS ho presentato il mio lavoro in power point mi sembrava di essere andata sulla luna, il massimo per me!
Per non parlare del corso di formazione per l'immissione in ruolo, solo l'anno scorso, tutto realizzato in piattaforma, alla presenza di tanti colleghi, alcuni ipertecnologici, altri nella stessa situazione nel quale ero io qualche anno fa, cioè all'anno zero... con in più l'ansia di dover imparare velocemente per espletare tutte le procedure del corso. Anche il rapporto con i colleghi, infatti, costituisce spesso un motivo di stimolo, che altrimenti non sarebbe mai arrivato.

Anche se può sembrare ingenuo, che soddisfazione oggi aprire la posta elettronica, inviare mail, fare ricerche e tutto quanto può servire oggi per connettersi al resto del mondo...davvero si apre un orizzonte sconfinato: mi piace non tanto il farlo, quanto l'idea di saperlo fare!

Certo, come si direbbe nel calcio, ho acquisito "i fondamentali" ma c'e ancora tanto da imparare, tante possibilità da esplorare. Ma quest'anno, a coronamento degli sforzi fatti, l'occasione più bella, quella nella quale davvero sto percependo per la prima volta l'utilità di quanto ho imparato a fare, e sto mettendo tutte le mie capacità e competenze al servizio di Valerio, uno degli alunni che seguo quest'anno: immaginatevi un ragazzino di 12 anni, adorabile, con una intelligente pronta e vivace, simpatico, ironico, saggio...inchiodato su una sedia a rotelle dalla tetraplegia sopravvenuta alla nascita per problemi della mamma nell'ultima fase della gestazione. Gemello identico di un ragazzino sano.

E' una storia che mi ha proprio catturato. Inutile dirvi quanto questa situazione abbia modificato tante vite, come sia difficile ogni giorno per i genitori avere davanti due figli identici ma dai destini e dai futuri così diversi, di come sia difficile per Valerio specchiarsi ogni giorno nel fratello senza farsi la fatidica domanda "perché io?", e per il fratello farsi la stessa domanda, al contrario...
Paradossalmente però il più sereno di tutti è proprio lui, che ha imparato ad accettare questa situazione, è capace di ironizzare su di sé e soprattutto trova ogni giorno la forza e la maturità di affidarsi, l'umiltà di chiedere aiuto, a me, con cui ha instaurato un rapporto splendido, al suo fantastico AEC: tra noi tre c'è una intesa quasi epidermica.

E cosa c'entra la tecnologia, vi chiederete.
All'inizio della scuola, negli incontri preliminari, le insegnanti curriculari di italiano e di matematica mi hanno spiegato che Valerio studia sul computer e tutte le lezioni in classe vanno quindi riassunte e riportate sul suo PC ma che lui non può scrivere e usare le mani per via della sua patologia. Così io sono diventata "le mani" di Valerio, mani che ora corrono veloci sulla tastiera perché lui non perda neanche una parola delle sue lezioni e a casa possa ritrovare tutti gli argomenti fatti, mani che ricercano per lui informazioni su internet, che preparano compiti, che guidano ricerche, che contribuiscono a farlo sentire assolutamente dentro la classe e la sua programmazione, mai tagliato fuori per la sua "impossibilità di... ".
E infatti Valerio, grazie anche al suo impegno tenace e alla sua forza di volontà stupefacente, è uno dei più bravi, uno che si impegna davvero e serve da modello alla sua classe, ragazzi adorabili ma piuttosto pigri.

Inutile dire che mai come ora il mio lavoro mi era sembrato così utile, mai come ora mi sono chiare le implicazioni e le possibilità e sono contenta di aver operato quella scelta che mi è costata tanta fatica, anche mentale, per dotarmi di competenze tramite le quali oggi posso essere per il mio alunno mani, voce, occhi. E lui quotidianamente mi ricompensa con il suo sorriso di comprensione, di riconoscenza, di affetto. Quando sorride una fossetta si apre sulla sua guancia destra e vi assicuro che il sorriso di Valerio fa bene all'anima.

Ecco, può darsi che questa mia esperienza possa essere di aiuto a quelli che, come ero io, sono scettici e prevenuti nei confronti delle nuove tecnologie, oppure non ne comprendono ancora l'utilità: ma la scuola, oggi, se vuole restare a galla, non può non ricercare nuove modalità per adottare e utilizzare con efficacia le nuove tecnologie, pur tenendo conto dei pericoli o dei limiti insiti nell'uso di esse da parte nostra e dei nostri alunni.
Ma questa è ancora un'altra storia.

Antonella Crasso, docente di sostegno, SMS E.Majorana - Roma
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