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Le prassi per valutare l'inclusione
Protocolli di accoglienza e definizione delle modalità di intervento
di Rollo Tiziana - Inclusione Scolastica
La scelta della scuola per il proprio figlio è un aspetto essenziale e da non sottovalutare. Durante le giornate dedicate agli "Open Day" le famiglie possono appurare come si presenta la scuola che frequenteranno i propri figli.
L'organizzazione dell'istituzione scolastica verte su principi basilari, tra cui quelli riguardanti l'inclusione: la predisposizione di condizioni che riguardano l'accoglienza dei bambini con Bisogni Educativi Speciali è l'azione prioritaria, a livello organizzativo, per lo sviluppo delle relazioni e per la progettazione educativo-didattica. La scuola deve rendersi disponibile a creare i presupposti che diano avvio ad un vantaggioso rapporto con le famiglie e con i servizi territoriali a disposizione per i minori.
È doveroso elaborare una proposta pedagogica che metta in luce le risorse che si hanno a disposizione, interne ed esterne, e intraprendere così una collaborazione e una condivisione funzionali al raggiungimento del successo.
Le modalità auspicabili per creare buone prassi di accoglienza si riferiscono anche all'ambito burocratico ed amministrativo, identificando tutte le figure coinvolte nel processo e rimuovendo tutti gli ostacoli possibili, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, in questo caso del bambino, come già previsto dall' art.3, c. 2, della Costituzione Italiana.
La prima fase consiste nel pieno coinvolgimento dei genitori per l'acquisizione dello storico riguardante l'alunno; la presa in carico ha un prosieguo positivo quando vi è la collaborazione con i servizi territoriali, per la valutazione specifica.
In un primo momento potrebbero sorgere tutte le perplessità del caso, da parte della famiglia, che per la prima volta si affaccia alla vita scolastica, con richieste che rompono l'ufficialità delle tradizionali impostazioni. È proprio in questo momento che si deve attivare il protocollo di accoglienza che garantisce il superamento delle barriere culturali e strutturali che ostacolano la partecipazione alla vita scolastica.
Successivamente, le buone prassi per l'inclusione riguardano tempi e spazi scolastici, modalità di insegnamento-apprendimento capaci di favorire la personalizzazione delle attività, a partire da una relazione e da atteggiamenti che siano orientati al positivo, consistenti in disponibilità e in flessibilità.

Maggiore considerazione dovrebbero ricevere i modelli educativi collaborativi, che permettono di apprendere attraverso le esperienze comuni e le emozioni che ne scaturiscono e che tra pari si regalano. Imparare insieme creare interdipendenza positiva, responsabilità e sviluppo delle competenze sociali. Gli strumenti e i mezzi didattici adeguati mobilitano al meglio le risorse e sviluppano nei bambini le capacità di analisi, sintesi e valutazione.

L'adozione di tali procedure è importante per l'organizzazione e la sperimentazione all'interno di una scuola che vuole definirsi davvero inclusiva.

Testo di riferimento
Ciambrone, R., Fusacchia, G. (2014). BES. Come e cosa fare. Guida operativa per insegnanti e dirigenti. Dalla Legge170 alle disposizioni su BES: come muoversi. Indicazioni e suggerimenti di lavoro. Casi esemplificativi e buone pratiche. Firenze: Giunti Scuola.


Tiziana Rollo, insegnante di sostegno presso l'Istituto Paritario "Villa Flaminia" di Roma
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