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n.65 settembre 2016
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Articolo 'Le competenze e la storia'  >>>
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Le competenze e la storia
La sfida del cambiamento
di Ventre Angela - Organizzazione Scolastica
Gli insegnanti italiani, oggi, sono alle prese con le nuove sfide derivanti dalle Nuove Linee Guida e dai nuovi indirizzi di politica scolastica dettate dall'Europa in merito alla creazione di un sistema scolastico e formativo basato sull'acquisizione delle competenze, ma è solo nel 1997, quando la Commissione dei Saggi parlò di "conoscenze e competenze irrinunciabili per tutti coloro che escono dalla formazione scolastica" (1), che quest'idea è entrata con forza nel dibattito sul cambiamento della scuola italiana.
L'impostazione di una formazione scolastica per competenze e di una didattica attinente non ha trovato un immediato riscontro nel nostro sistema d'istruzione sia per la difficoltà da parte dei docenti di creare un ambiente di apprendimento dinamico all'interno di una struttura organizzativa rigida, com'è la scuola italiana, sia per la confusione che si è creata intorno al termine competenze.

Inizialmente si pensava che questo termine si riferisse a una formazione di tipo professionale, a un obiettivo formativo funzionale solo al mondo del lavoro, ma non è così. La competenza, intesa come sapere in azione, non deve essere vista come la rinuncia della scuola a un'azione educativa generale a favore di una scuola di tipo aziendale, ma un modo globale di concepire la formazione e i suoi obiettivi secondo un modello dinamico, dove i saperi appresi da semplici elenchi di nozioni diventano strumenti personali utili nell'agire quotidiano, cioè un sapere consapevole per la vita e non solo per la scuola.

Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami. (K. Popper)

La didattica e le metodologie individualizzate, non sempre, sono in grado di sviluppare questo agire consapevole, di garantire la formazione di atteggiamenti funzionali alle richieste della vita e del lavoro, in particolare per quanto riguarda le capacità di problem solving, di assumere iniziative autonome flessibili, di mobilitare i saperi per gestire situazioni complesse e risolvere problemi.
Sempre più spesso l'insegnamento basato sulla trasmissione del sapere genera negli allievi demotivazione, estraneità e disamore per lo studio, anche in considerazione dell'importanza e della rilevanza che assumono per i giovani i saperi informali e non formali, realizzati al di fuori della scuola attraverso le esperienze extrascolastiche, di relazione e i mass-media.
L'apprendimento di competenze presuppone, con i significati sempre più legati alla realizzazione personale che esso assume, una revisione e innovazione metodologica che vada incontro alle mutate esigenze della società.
Quando si parla di una didattica per competenze si fa riferimento a una didattica attiva finalizzata a un sapere operativo, dove il sapere appreso viene immediatamente messo in gioco e diventa risorsa concreta. <<E' un nuovo modo di imparare del soggetto che non è meramente nozionistico o puramente teorico, bensì un imparare capace di coniugare la teoria con l'azione, il generale con il particolare>>. (2)

Il nodo cruciale per lo sviluppo di questo tipo di didattica è la capacità della scuola di ridisegnare il piano di studi in termini di competenze, ripensando e riorganizzando la programmazione didattica non più sui contenuti disciplinari, quindi dal docente, ma in funzione dell'effettivo esercizio delle competenze da parte degli studenti e dell'accertamento della loro capacità di raggiungere i risultati richiesti. Ciò non implica una perdita dell'importanza delle discipline, in quanto, esse restano gli strumenti per l'organizzazione dei processi d'indagine, le risorse cui fare riferimento per definire e dare valore alle nuove conoscenze e allo sviluppo delle competenze operative.
Senza una adeguata conoscenza delle caratteristiche di base e procedurali dei saperi disciplinari non sarebbe possibile articolare attività formative, finalizzate all'acquisizione di strumenti e concetti per comprende e agire nel mondo circostante.
Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali (capitale culturale), per la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale (capitale sociale) e l'occupazione (capitale umano).

L'Europa delinea otto competenze chiave: le prime quattro si riferiscono a competenze culturali, disciplinari e pluridisciplinari, mentre le altro quattro insistono sulla persona in quanto tale e sul cittadino.
Fondamentale per l'acquisizione delle competenze dell'alunno nell'asse storico - sociale è comprendere il presente, cogliendo il cambiamento e la diversità dei tempi storici attraverso il confronto fra epoche e aree geografiche e culturali; collocare l'esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell'ambiente; riconoscere le caratteristiche essenziali del sistema socio - economico per orientarsi nel tessuto produttivo del proprio territorio.
Bisognerà realizzare un progetto formativo complessivo, che preveda una progettazione ad ampio raggio, dove far convergere tanto gli obiettivi specifici di apprendimento quanto le competenze generali e che porti lo studente a saper lavorare come uno storico in erba, cioè messo nelle condizioni di operare concretamente e non riducendosi a ripetere meccanicamente nozioni ripetute da altri. Sviluppare in lui curiosità e interesse, fornirgli piste di ricerca, procedure d'indagine che gli permettano di ricavare, assimilare e rielaborare informazioni utili ad agire e inter - agire nel mondo circostante. Poiché viviamo in un "villaggio globale", la storia va affrontata avendo di fronte a sé, in qualunque momento, il mondo intero.
Occorre cioè che lo studente venga messo nelle condizioni di capire i motivi per cui un determinato fenomeno si è sviluppato in un luogo e in un tempo e non in altri, e deve altresì capire i motivi per cui uno stesso fenomeno si presenta in forme e modi diversi a seconda dei tempi e dei luoghi.

I fenomeni vanno ricondotti alla loro essenza significativa, nel senso che la storia va fatta per macro-categorie interpretative, per linee generali di tendenza, individuando quelle scelte di campo che ad un certo punto hanno prevalso nelle grandi collettività e si sono trasformate in "sistema".
Una storia per concetti non può tener conto delle singole individualità, a meno che queste non rappresentino simbolicamente un intero periodo o epoca storica. Lo studente deve essere messo in grado di capire le forme di transizione da un sistema a un altro, che sono poi quelle che spiegano l'evoluzione dell'intero genere umano.
Inoltre, per acquisire una formazione di cittadino democratico, lo studente, quando affronta temi di tipo storiografico, deve abituarsi all'idea che ogni civiltà è "relativa", non è migliore o peggiore di altre, ogni civiltà ha un inizio e una fine ed è destinata a fondersi in altre civiltà.
La storia di determinati eventi o fenomeni può essere scritta e riscritta più volte; bisogna che lo studente si renda conto che la storia che studia il più delle volte si avvale di fonti che appartengono ai ceti dominanti o a popoli conquistatori. Non tutte le fonti quindi sono attendibili o almeno non tutte lo sono nella stessa misura. E' importante che lo studente impari a individuare e operare confronti, sviluppi il senso critico, acquisisca il "sapere" attraverso il "fare consapevole", sviluppando gradualmente autonomia di lavoro e responsabilità nelle scelte. Solo dandogli autonomia e responsabilità, gli studenti diventeranno protagonisti e artefici del proprio apprendimento.

Angela Ventre, insegnante di sostegno, I.C. "Alfieri Lante della Rovere", Roma

(1)R. Maragliano, Le conoscenze fondamentali su cui si baserà l'apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni, Sintesi dei lavori della Commissione tecnico-scientifica incaricata dal Ministro della Pubblica Istruzione, 1997
(2)L. Guasti, Riorganizzazione e potenziamento dell'educazione degli adulti: competenze, teoria degli standards, modelli operativi, MIUR - IRRE E.R., Bologna, 2001
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