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n.59 gennaio 2106
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Le etichette della Scuola e la Scuola delle etichette
La Scuola inclusiva non ha bisogno di etichette ma di persone
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
La Scuola dell'autonomia, come ormai denominata dai primi anni 2000 ad oggi, ha vissuto moltissimi passaggi che hanno segnato altrettanti cambiamenti; allo status attuale resta difficile per noi "operatori tecnici " disegnare una mappa completamente comprensibile, e in grado di spiegare (e soprattutto valutare) gli effetti positivi e i cambiamenti che si possano definire "significativi".
Questo perché (a mio avviso è sotto gli occhi di tutti) i tempi che hanno dettato il passo sono stati troppo ristretti, se non stressati, e quasi mai in linea con i bisogni della scuola "vissuta", ma solo con quella "pensata"....

A metà dell'anno scolastico di prima applicazione della nostra quarta Riforma Nazionale, questa percezione dello sfasamento tra tempi interni ed esterni negli Istituti scolastici appare molto forte, ponendosi come questione centrale che sopravanza altre valutazioni di tipo politico o tecnico; il vissuto dei Collegi docenti e dei Consigli di Istituto è segnato dalla "fatica" di dover rispettare tempi di lavoro non adeguati né alla tempistica della scuola (l'anno scolastico inizia notoriamente a settembre e termina a giugno) né a quella dovuta per arrivare in modo più corretto alle approvazioni delle Offerte formative triennali.

L'esperienza diretta di quest'anno, come Dirigente scolastico di due scuole (una di titolarità e l'altra di reggenza), mi restituisce un quadro non solo molto complesso, come ci si aspetta nell'attuazione di nuove norme e regole, piuttosto "complicato" dalle disposizioni di attuazione delle Riforma, spesso poco aderenti ad un piano di sostenibilità e di assenza di valutazione dell' impatto sull'utenza, prima ancora che di gradimento degli operatori.

In uno dei Consigli di Istituto è accaduto che un genitore membro abbia avanzato richiesta di costruzione di un "glossario" per interpretare il senso delle innumerevoli acronimi, etichette prodotte dalle diverse Riforme, accumulate senza sostituzione, con pochissimo margine di tempo da dedicare alla comunicazione e alla comprensione da parte dei destinatari. La proposta in effetti non è così peregrina ed innopportuna!
Esistono esperienze pregresse di comunicazione in questo senso da parte dell'Amministrazione centrale stessa; in occasione dell'attuazione della Riforma "Moratti", L. 53/ 2003, fu pubblicato un vademecum "Le scuola che cresce" con l'obiettivo di informare gli studenti e i genitori dei cambiamenti in atto.
Iniziative così di dettaglio non seguirono le altre Riforme.
Sulla "Buona scuola", soprattutto per quanto concerne le problematiche della sua attuazione, vedere l'intervento dell'USR LOMBARDIA, che ha inserito una sezione permanente e "work in progress" nel proprio sito web(le parole della scuola) di facile e sintetica consultazione anche per i non addetti ai lavori.

L'informazione come primo atto di comunicazione è indubbiamente un dovere istituzionale di un Ente pubblico, quale è la scuola, ma non basta...
I tempi della comprensione e della riflessione necessariamente seguono il primo step, richiedendo un impegno e soprattutto un impiego più disteso del tempo, che non sempre può essere imposto da "cause di forza maggiore"; la Scuola non è semplicemente un pezzo di Pubblica Amministrazione che cambia modalità di pagamento di una tassa, oppure di erogazione di servizio: la Scuola è il luogo deputato alla costruzione, alla rielaborazione delle conoscenze e di crescita dei nostri ragazzi. E' il luogo di costruzione del nostro presente e del nostro futuro.

La comunicazione "autentica" tra Scuola e Famiglia ha bisogno di superare i "tecnicismi" per entrare nel merito dei significati e dei contenuti, con modalità tese al confronto e alla chiarezza.
Nella costruzione del Piano triennale dell'offerta formativa le scuole hanno incluso nei propri documenti mediamente un alto numero di etichette, non sempre corrispondenti ad altrettanti chiari e importanti significati; nel documento della scuola da me diretta ne ho contati 36, nonostante lo sforzo presente di utilizzare un linguaggio esplicativo volto alla chiarezza verso i non addetti ai lavori....36 sigle/acronimi indispensabili alla descrizione delle azioni della scuola, in media presenti in tutti i PTOF....eccoli:


L'utilizzo della comunicazione "tecnica" in modo quasi esclusivo e massivo, secondo il mio punto di vista, può indubbiamente sopravanzare il passo sul "tecnicismo" a svantaggio della semplificazione e dell'autenticità.
Questo fenomeno sta sempre più prendendo piede, accelerando processi di estraniazione da parte dell'utenza e in tempi più recenti, anche da parte degli operatori della scuola, senza però favorire la crescita della qualità della scuola, se non per situazioni "a macchia di leopardo", legate soprattutto alle capacità e alla competenza delle persone appassionate del proprio lavoro, che mettono in priorità la ricerca di possibili soluzioni ai problemi incontrati.

Di cosa abbiamo bisogno per cambiare la qualità della scuola, dell'insegnamento e degli esiti di apprendimento?
Soprattutto di "buone" persone, di insegnanti competenti ed appassionati e di genitori impegnati nell'ascolto dei bisogni dei propri figli.
Lizanne Foster è un'insegnante canadese impegnata a livello internazionale; spesso i suoi articoli, le sue opinioni valicano i confini del suo continente mezzo stampa, raggiungendo la scena della ricerca pedagogica.
In un suo recente articolo, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", pubblicato dalla rivista "Internazionale", spiega in cosa consista questo coraggio. "Non importa che tu sia un insegnante che chiede di fare molti compiti o uno più indulgente, un carismatico alla John Keating (l'insegnante del film L'attimo fuggente) o un esigente alla Jaime Escalante (l'insegnante del film La forza della volontà), in un'aula ci si può prendere cura degli allievi in molti modi. E, fortunatamente, gli studenti non sono schizzinosi quando si tratta di ricevere cure, ma accettano tutto quello che viene loro offerto. Non hanno veramente bisogno di tutti quegli strumenti tecnologici che vengono pubblicizzati durante i corsi d'aggiornamento professionale. Può darsi che apprezzino le novità ma, quando queste svaniscono, torneranno a chiedersi se tu, il loro insegnante, tieni davvero a loro.(..) Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile.(..)Perché il cambiamento richiede coraggio"

http://intern.az/1rBY
http://www.internazionale.it/tag/autori/lizanne-foster

Il cambiamento richiede il coraggio di mettersi in gioco in prima persona, perché
"... se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe."

Altrimenti tutte le parole, le sigle, gli acronimi disegneranno inesorabilmente una strada lastricata di buone intenzioni e niente più, una Riforma fatta soprattutto di tecnicismi.
Abbiamo bisogno di molta formazione, di percorsi seri, costanti nel tempo, che accompagnino il cambiamento della relazione insegnante-alunno per cambiare l'insegnamento- apprendimento....ed ottenere esiti diversi e positivi.

di Serenella Presutti
Dirigente scolastico, psicopedagogista e counsellor
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