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n 67 novembre 2016
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Oggi è il giorno:22 Giugno 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Le mani in pasta'  >>>
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Le mani in pasta
Cuciniamo...le competenze!
di De Angelis Giovanna - Organizzazione Scolastica

Ingredienti:
- mente aperta;
- flessibilità;
- circolarità;
- trasversalità;
- centralità dell'alunno;
- traguardi di competenza disciplinari;
- competenze chiave europee

Cottura: in base ai tempi di apprendimento degli alunni e alla capacità degli insegnanti di flettersi sui loro bisogni

Difficoltà: media

Per "cucinare per competenze" occorre capovolgere il consueto modo di pensare. Non partite dall'attività o dal contenuto da proporre, ma dalla/e competenza/e chiave europea/e che si vuole/vogliono attivare e dai relativi traguardi di competenza disciplinari, posti all'interno delle Indicazioni Nazionali del 2012, che rappresentano il vincolo normativo e la cornice d'azione entro la quale agire.

Fin qui tutto semplice: pensate al punto di arrivo e non a quello di partenza! (Come a dire scegliete il piatto con cui servirete a tavola la vostra creazione culinaria, anche se non avete comprato ancora gli ingredienti per prepararla!)

Condividete la visione con i genitori dei vostri alunni e rendeteli partecipi di un cambiamento che si sta verificando già da alcuni anni rispetto alla scuola che loro hanno frequentato e a ciò che si attendono dagli insegnanti dei propri figli, che la frequentano ora.
Poi prendete le discipline di studio, ne estraete gli elementi di osservabilità e componete dei percorsi inter e sovra disciplinari, dialogando con i colleghi per percorrere, come tanti raggi indirizzati verso il centro di una circonferenza, strade diverse che confluiscono verso il vero focus, il punto di interesse: ogni singolo alunno nella sua individualità ed unicità.

A questo punto versate le domande sugli alunni, chiedendo e, soprattutto, facendo in modo che siano loro ad interrogarsi e a proporre percorsi congruenti alle loro aspettative, ma utilizzateli in maniera flessibile, adattandoli a quelli che sono i traguardi di competenza discipliari che vi siete proposti di attivare in loro.
Lasciate un po' da parte l'ansia e l'assillo della valutazione disciplinare. Mettete gli allievi in condizione di iniziare un percorso di autovalutazione in cui prendono coscienza di ciò che sanno fare, di quanto sono abili e aiutateli ad intraprendere un cammino condiviso per porgli nuovi obiettivi da raggiungere e nuove sfide di apprendimento da perseguire. Per far questo, non dimenticate di selezionare autobiografie cognitive, compiti autentici e di realtà, Unità di Apprendimento, mescolando bene fino a quando il composto non sarà liscio ed emogeneo.

Impastate con le mani: non abbiate timore di sporcarvi!
Assaggiate e create curiosità per i cibi nuovi, per i nuovi sapori, per la cucina fusion...Mettetevi in gioco e non scegliete di preparare solo la tradizionale e, pur sempre rassicurante, crostata della nonna. Se voi per primi non vi attiverete verso una trasformazione culinaria, non potrete biasimare gli alunni se si ostinano a nutrirsi sempre degli stessi alimenti. Proponete varianti, alternative...cercate ricette provenienti da tutto il mondo.

State già pensando quale potrebbero essere le pietanze più adatte al vostro gruppo classe? Sono convinta di sì!

Allora, non perdete tempo e mettetevi in cucina...il cibo trova sempre coloro che amano cucinare!!!

Giovanna De Angelis, docente dell'IC Fara Sabina
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Sono presenti 6 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 10/12/2016 ore 23:12 da Claudio
In questa metaforica ed originale presentazione della didattica per competenze manca il riferimento ad un elemento indispensabile alla preparazione di una "pietanza": la pentola. Già, in cucina le pentole sono importanti quanto gli ingredienti. Tra le nostre "pentole" (scuole) molte consentono a malapena di preparare un uovo al tegame (leggere e scrivere), perché in Italia prima si compilano le ricette e poi si spera che qualcuno reperisca il necessario per farne un piatto decente, contrariamente a molti paesi europei, ad esempio quelli scandinavi, nei quali la qualità delle "pentole" stimola l'arte culinaria (apprendimento). E per rimanere nei termini della metafora, segnalo che l'Ist. Alberghiero di Rieti da due anni, tra appalti rimandati e furbescamente bloccati, non ha laboratori di cucina e di pasticceria che dovrebbero aiutare la formazione di cuochi e pasticceri "competenti".
inserito mercoledì 07/12/2016 ore 19:57 da Angela Danieli
Penso che sia importante mettersi in gioco continuamente insieme ai bambini e con loro sperimentare nuove strade per il raggiungimento dei traguardi prefissati. Dunque nuovi ingredienti, nuovi procedimenti, nuove aspettative nella scuola delle competenze. Soprattutto in istituti comprensivi come il nostro, possiamo seguire i bambini, i ragazzi fin dall'infanzia e riconoscerli strada facendo perché sono sempre le stesse persone che stanno crescendo e spesso molti di noi li conoscono dall'infanzia.
inserito martedì 06/12/2016 ore 23:17 da Emilia Sassi
Sono d'accordo sulla necessità di ampliare le proprie abilità "culinarie" prendendo in considerazione ingredienti diversi ed innovativi. Tuttavia non è facile agire in questo modo: è più semplice continuare a mangiare i piatti della tradizione ed evitare nuovi gusti. Nonostante ciò, personalmente sento la necessità di mettermi in gioco, di non rimanere statica e imprigionata nella tradizione, di agire in modo tale da poter permettere ai miei alunni di evidenziare e valorizzare le loro potenzialità, di poter diventare partecipi e protagonisti del loro apprendimento a prescindere da tutti gli insegnanti che, invece, non ne sentono la necessità.
inserito giovedì 24/11/2016 ore 15:41 da Roberto Carotti
Condivido quanto detto e ho già l'acquolina in bocca mentre mi procuro gli alimenti.
inserito martedì 22/11/2016 ore 11:34 da Maria Pia
Dopo tanti anni di insegnamento cerco e mi sforzo di essere sempre al passo con i miei ragazzi ed insieme a loro cerco di "mettere le mani in pasta".Mi prende poi una sorta di sconforto quando faccio leggere questo articolo alle mie colleghe che in coro rispondono che loro sono anni che lavorano in questo modo ma al contempo bisticciano perchè , non possono rinunciare alla loro ora frontale in quanto , alla fine dell'anno devono aver svolto il PROGRAMMA.Tutto ciò che non è scritto nel libro di testo non è scuola(delusione totale).
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