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n.56 ottobre 2015
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Le multiformi sfaccettature della parola STORIA.
Riflessioni intorno a una parola dai diversi significati
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale


Qualche anno fa rimasti affascinata da una trasmissione televisiva che parlava di PAROLE.
Si intitolava "Quello che non ho" e si ispirava alla famosa canzone di Fabrizio De André.
Diversi ospiti - scrittori, registi, opinionisti, attori... - avevano un breve spazio per parlare della loro parola del cuore, motivando la loro preferenza.
L'idea era molto suggestiva e mi stimolò a pensare alla MIA parola. Me ne sono svolazzate per la mente un bel po', legate a luoghi, affetti, sentimenti... alla fine ho scelto STORIA.
Le motivazioni sono tante ed alcune hanno a che fa con il mio essere "persona di scuola".
"Storia" ha innegabilmente molte connotazioni: viene subito in mente una una disciplina tra le più nobili e connotate, la Storia appunto, risultato di incroci scientifici diversi - paleontologia, archeologia, geologia, antropologia... -, tutti miranti a verificare l'effettivo accadimento di fatti ed eventi.
È una disciplina quindi che ha legami col tempo, con accadimenti avvenuti in successione, ma anche con i luoghi, le persone, l'arte, la letteratura, la cultura in genere.
La parte "narrativa" della Storia - con la S maiuscola - è quella che affascina maggiormente: le vicende di personaggi più o meno famosi sono quelle che più restano nella mente e che rendono più semplice memorizzare date e circostanze.

La parola STORIA dunque è indissolubilmente legata alla narrazione e sarà proprio per questo che "storia" diventa anche sinonimo di racconto e assume molte altre forme dalla fiaba al grafic novel, dal mito al romanzo, ma sempre con lo stesso schema: un inizio, che introduce la vicenda, una parte centrale in cui si sviluppa un conflitto e una conclusione, dove tutto si risolve.
La storia dunque si presta a infinite possibilità ed è talmente duttile che viene utilizzata e pensata in molti contesti: non solo in letteratura, ma anche a scuola ed in psicoterapia; la metaforizzazione di una problematica, consente una gestione migliore del problema stesso con una relativa risoluzione.

D'altra parte non è certo una scoperta di oggi la trasposizione di situazioni legate al passaggio dall'infanzia all'adolescenza all'interno delle fiabe popolari, guarda caso presenti in tutte le culture con formulazioni molto simili: la "storia" della bambina maltrattata costretta a vivere nella cenere, che perde la scarpetta e alla fine conquista il principe, è presente trasversalmente, nella tradizione cinese come tra i Pellerossa.

Un altro dei connotati tipici di questa parola è quello dell'invenzione, il più lontano dal senso più pregiato del termine, quello legato alla disciplina con la S maiuscola.
Si usa infatti il termine "storia" anche per indicare un fatto narrato senza che sia accaduto, inventato: quando abbiamo il sospetto che qualcuno ci stia dicendo qualcosa di non vero diciamo: "Mi stai raccontando una storia!", come a dire mi stai dicendo una frottola, una panzana.
Questo aspetto è davvero interessante perché può dare vita a degli spunti creativi molto divertenti.
Il tema della frottola, della bugia, è generalmente stigmatizzato, si sa, ma può essere un divertente espediente scrittorio: esagerare un fatto accaduto, infarcendolo di invenzioni belle e buone, può essere l'inizio di un racconto divertente e dai risvolti inaspettati.
Utilizzando una tecnica proposta da Jack Zipes, possiamo mettere alla prova noi ed i nostri alunni nella scrittura di un testo originale.
Si tratta appunto di partire dalla narrazione orale di un fatto di vita vissuta, con un'enorme bugia nascosta dentro, condividendola con il resto del gruppo.
Seguirà una discussione sulla veridicità o meno della "storia", magari supportata da giochi per evidenziare gli elementi inventati rispetto a quelli reali.
In una fase successiva i bambini saranno invitati e stimolati a richiamare alla memoria un episodio della loro vita e a scrivere un racconto esagerando quell'episodio, inserendo elementi nuovi e spudoratamente falsi.
L'illustrazione e la condivisione dei vari racconti consentirà una complicità nuova nel gruppo ed il divertimento sarà assicurato.
Ma non sarà questo l'unico risultato ottenuto - oltre naturalmente allo spunto creativo -: attraverso l'invenzione di frottole, i bambini avranno espresso dei desideri, magari la voglia di cambiare cose poco gradevoli e sviscerato in modo "accettabile" la propria voglia di ribellione.
In letteratura troviamo molti esempi di questo genere di storie: uno per tutti può essere il Decamerone di Boccaccio che contiene diversi racconti di questo genere, ma anche miti e leggende possono fare la miccia all'avvio di un'esperienza significativa.

In Cina, tanti anni fa, viveva un vecchietto. Molti lo consideravano l'uomo più saggio del paese, altri pensavano che fosse un po' folle. Tutte le sere usciva nel suo giardino e con gran cura ne delimitava il perimetro spargendo briciole di pane. Un vicino di casa, incuriosito da questa pratica, gliene chiese la ragione. "Lo faccio per tenere lontano le tigri" rispose il vecchietto. Stupefatto, il vicino gli fece osservare che in quella parte del paese non c'erano tigri, che non se ne erano viste da anni e anni. Al che il vecchietto, imperturbabile, replicò: "Per l'appunto..."
Rita Valentino Merletti, Raccontar storie, Mondadori

Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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