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n 68 dicembre 2016
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Le parole che determinano il successo
Professione e passione
di Tani Stefania - Inclusione Scolastica
Esercitare una professione appassionante vuol dire poter affrontare ogni nuovo giorno con il sorriso.

La passione è un elemento che fa incredibilmente la differenza nello svolgimento di un lavoro: di certo non annulla la fatica o lo stress, ma rende tutto questo più sopportabile perché ogni sacrificio è fatto in nome di un progetto più grande, è fatto per inseguire un obiettivo stimolante.
Anche le sfide lavorative più ardue diventano infatti un'occasione per misurarsi con se stessi in un campo che si trova congeniale, su un terreno professionale che si può chiamare "casa", senza aver paura di esagerare.

Chi svolge il proprio mestiere con passione trova più facilmente un motivo per sorridere e per affrontare quindi positivamente anche le difficoltà: ecco perché spesso passione fa rima con successo.

Un docente deve essere soprattutto un trasmettitore di passione piuttosto che di informazioni. Un buon insegnante che si dimostra coinvolto nell'apprendimento dei suoi studenti, ma al tempo stesso appare determinato, rigoroso nel far applicare le regole ed entusiasta della lezione, supera ogni ostacolo e ottiene ottimi risultati.
Dobbiamo però anche ammettere che l'insegnamento non è per tutti, perché si devono superare ostacoli, frustrazioni, umiliazioni, si deve sacrificare il tempo libero e "ammalarsi" anche di troppo lavoro. Ma se si ama insegnare, le giornate a scuola possono essere piacevoli e soddisfacenti. Invece, se si sceglie l'insegnamento per bisogno economico, il lavoro si trasforma in "impiego" senza amore e non è piacevole né per i docenti né per gli studenti.
Oltre alla passione, un altro ingrediente indispensabile per essere un buon insegnante è la professionalità.
Non si finisce mai di imparare.
Anche dopo aver ottenuto, dopo tanti sacrifici, l'agognato "ruolo", non è di certo il momento di adagiarsi: la formazione continua e l'aggiornamento devono essere delle costanti.
I docenti sanno che la professionalità richiede una "manutenzione" continua. Ci vogliono la competenza e le capacità di percepire l'essere umano in tutta la sua complessità e di scegliere una strategia, di applicare un "metodo".
Importante è cambiare il modo di insegnare e di valutare, affinché ogni studente, in relazione alla sua condizione e alla sua difficoltà, possa apprendere.
E' sempre più urgente adottare una didattica che sia "denominatore comune" di tutti gli alunni e che non lasci indietro nessuno: una didattica inclusiva più che una didattica speciale.

Esistono buone modalità che consentono a tutti gli allievi il raggiungimento della massima competenza possibile, in relazione alle specifiche possibilità di ciascuno.
Inclusione è ciò che avviene quando ognuno sente di essere apprezzato e la sua partecipazione è gradita.

Ma che com'è una didattica inclusiva?
E' equa e responsabile, fa capo a tutti i docenti e non soltanto agli insegnanti di sostegno ed è rivolta a tutti gli alunni, non soltanto agli allievi con disabilità. Tutta l'équipe degli insegnanti deve essere in grado di programmare e declinare la propria disciplina in modo inclusivo, adottando una didattica creativa, adattiva, flessibile e il più possibile vicina alla realtà.
L'obiettivo è far raggiungere a tutti il massimo grado di apprendimento e partecipazione sociale, valorizzando le differenze presenti nel gruppo classe: tutte le differenze, non solo quelle più visibili e marcate.

Insegnare è un modo di donare se stessi agli altri.
Io insegno con la speranza di migliorare il mondo.
Sono diventata insegnante per scelta.


Stefania Tani, insegnante di sostegno, I.C.Casalbianco, Roma
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