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n. 87 novembre 2018
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Le performance della Scuola italiana
Il nuovo lessico stenta ad entrare nelle classi
di Rosci Manuela - Editoriali
È di qualche giorno fa il nuovo rapporto del Centro di Ricerca Innocenti dell'UNICEF - Report Card 15 - dal titolo "Partire svantaggiati: La disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi", in cui si afferma che vivere in un Paese ricco non garantisce un accesso equo ad un'istruzione di qualità.
Sono stai classificati 41 Paesi membri dell'Unione Europea e dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) in base alla portata delle disuguaglianze a scuola a livello prescolare, primario e secondario. La notizia è stata riportata dalle maggiori testate giornalistiche, ponendo l'accento sul confronto con altri Paesi vicini (soprattutto Francia e Germania). Interessante, dal punto di vista del docente, è conoscere il posizionamento per utilizzare l'informazione ai fini del miglioramento della Scuola. Questi sono i dati: "Su 38 paesi ricchi, l'Italia è 13esima per più alto livello di uguaglianza nella scuola secondaria. È 15esima su 41 per tasso di accesso all'istruzione prescolastica e al sesto posto su 29 per migliori capacità di lettura nella scuola primaria".
Il rapporto si focalizza su due indicatori di disuguaglianza incentrati sui bambini e i ragazzi: l'indicatore a livello prescolare è la percentuale di studenti iscritti a forme di apprendimento organizzato un anno prima dell'età ufficiale di inizio della scuola primaria; l'indicatore per la scuola primaria (4° elementare, circa 10 anni) e secondaria (15 anni) è il divario nei punteggi relativi alla capacità di lettura tra gli studenti con il punteggio più basso e quelli con il punteggio più alto. Il posizionamento nella classifica dei quindicenni è l'indicatore principale del rapporto perché rappresenta il livello di disuguaglianza una volta arrivati alla fine dell'istruzione obbligatoria.

Nel suo articolo "Scuola, quella italiana è inclusiva. Ma per i ragazzi svantaggiati è sempre più dura", Salvo Intravaia riporta: "Alla primaria, tra i bambini più bravi e i compagni meno bravi intercorrono 166 punti del Pirls. Il paese più inclusivo in assoluto, l'Olanda, ne conta 155 punti di differenza, quello più diseguale, Malta, addirittura 232. Ma cosa rappresentano i 166 punti di differenza tra i bambini di quarta elementare italiani più bravi e quelli meno bravi? Un divario di due livelli di competenze, spiegano dall'Unicef che ha diviso gli alunni in quattro livelli: basso (400 punti), intermedio (475), alto (550) e avanzato (625). Che differiscono per uno scarto di 75 punti. "Al livello più basso, un bambino - esplicita il dossier - è in grado di leggere un testo semplice e di individuare informazioni che vi sono esplicitamente riportate. Al livello avanzato, un bambino è in grado di leggere un testo relativamente complesso e di interpretare le motivazioni e i sentimenti di un personaggio, anche se questi non sono esplicitamente indicati". [...]
È il livello socio-economico della famiglia di origine degli alunni a discriminare maggiormente le performance, anche se influiscono il background migratorio, il genere e la scuola. Perché in molti paesi gli studenti "migliori" tendono ad iscriversi nelle stesse scuole, scartando quelle più problematiche. Per la scuola dell'infanzia è stato invece adottato un indicatore di tipo quantitativo: la quota di bambini iscritti "a forme di apprendimento organizzato, per almeno un'ora alla settimana, un anno prima dell'età ufficiale di inizio della scuola primaria". In questo caso l'Italia, col 98,5%, figura al 15° posto. Al superiore i quindicenni italiani si piazzano al 13° posto con 244 punti di scarto tra i migliori e i peggiori studenti in Lettura.
Per vedere articolo pubblicato da Repubblica online, clicca qui

In un altro articolo sono così sintetizzate le raccomandazioni conclusive: "Il rapporto suggerisce che garantire a tutti i bambini un'equa opportunità di inizio è fondamentale per raggiungere uguaglianza e sostenibilità e che tutti i problemi non sono inevitabili ma possono essere superati attraverso politiche adeguate. La Report Card del Centro di Ricerca Innocenti dell'UNICEF identifica le seguenti raccomandazioni per ridurre le disuguaglianze nell'istruzione dei bambini:
- Garantire istruzione e cure di alta qualità nella prima infanzia a tutti i bambini.
- Assicurare che tutti i bambini raggiungano un livello minimo adeguato di competenza di base.
- Ridurre l'impatto delle disuguaglianze socio economiche.
- Colmare i divari di genere nel raggiungimento degli obiettivi.
- Produrre dati di alta qualità, comparabili e transnazionali che includano studi longitudinali per colmare le lacune.
- Attenzione al dato sul divario dell'uguaglianza e non solo al dato statistico della media.
Per vedere il rapporto Unicef pubblicato da Repubblica online, clicca qui

Le indagini internazionali, affidate a organismi competenti, offrono dunque l'opportunità di riflettere ancora una volta sulle priorità della scuola, che dovrebbe tendere con maggiore consapevolezza e determinazione allo sviluppo delle competenze dei suoi alunni. Per una trattazione più ampia rimando agli articoli di questo numero (Claudia Battisti, Marco Pellegrino, Maria Calcagni).
Occorre una riflessione sul lessico, più che sui dati. Quando nel Report si legge che "al livello più basso, un bambino è in grado di leggere un testo semplice e di individuare informazioni che vi sono esplicitamente riportate. Al livello avanzato, un bambino è in grado di leggere un testo relativamente complesso e di interpretare le motivazioni e i sentimenti di un personaggio, anche se questi non sono esplicitamente indicati", si evince che il linguaggio utilizzato fa riferimento ai livelli di padronanza che troviamo indicati nel modello nazionale di certificazione delle competenze, da rilasciare al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. I termini dovrebbero essere diventati oramai patrimonio dei docenti, alle prese con la costruzione di compiti di realtà/compiti significativi e valutazioni autentiche supportate da strumenti (rubriche ad esempio) differenti da quelli utilizzati per la valutazione degli obiettivi di apprendimento (conoscenze e abilità). Non si tratta di seguire una nuova moda o affermare che la promozione delle competenze è da sempre curata; è necessario assumersi -con responsabilità e autonomia (come richiesto per gli studenti)- una "cura" diversa dei nostri alunni, affinché proprio tutti "raggiungano un livello minimo adeguato di competenza di base"; ma non basta: "Ridurre l'impatto delle disuguaglianze socio economiche" significa lavorare affinché ognuno acquisisca quelle competenze trasversali, di cittadinanza, essenziali per la vita, unica garanzia per offrire a tutti l'opportunità di cambiare status, migliorare quello di provenienza, della famiglia di origine, e avere pari diritti e opportunità.
Nel presentare la Report Card 15, Francesco Samengo, Presidente dell'UNICEF Italia, ha dichiarato: "In questo settore vorrei sottolineare l'impegno sottoscritto, pochi giorni fa, dall'UNICEF Italia attraverso un Protocollo d'intesa insieme al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per promuovere azioni sinergiche e per diffondere la cultura dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza nelle scuole".

Ricordiamo che il 20 novembre è la giornata mondiale dedicata ai diritti dei più giovani: il 20 novembre 1989 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, un documento fondamentale perché riconosce, per la prima volta espressamente, che anche i bambini, le bambine e gli adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, che devono essere promossi e tutelati da parte di tutti. L'Italia l'ha ratificata con Legge n. 176 del 27 maggio 1991.
I bambini e gli adolescenti vanno accompagnati nel loro percorso di crescita anche nel rendersi consapevoli di quali sono oggi i loro diritti (a cui sono connessi anche doveri, certamente). Se non la Scuola, i docenti, che sono l'interfaccia più diretta e coinvolta in questo processo di acquisizione e consapevolezza, chi altri potrebbe farlo?

Aiutarli a diventare competenti per la vita: è la nostra mission "possibile".


Manuela Rosci


-Progetto "Scuola Amica" UNICEF- Ministero dell'Istruzione

-Lettera del Presidente dell'UNICEF Italia ai Dirigenti scolastici

-La Convenzione sui Diritti per l'Infanzia e dell'Adolescenza

-Autorità Garante per l'Infanzia e Adolescenza

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