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n.55 settembre 2015
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Le piattaforme e-learning
Quando la scuola diventa "social"
di Melchiorre Simonetta - Scuola & Tecnologia


Alzi la mano chi non ha cercato di contrastare almeno una volta, all'interno della propria classe o anche della propria famiglia, il fenomeno del "cellulare sempre acceso", sotto il tovagliolo, sotto il tavolo o nella parte inferiore del banco durante la lezione?

Dal 12º Rapporto Censis del 2015 tra i giovani sotto i 30 anni l'85,7% usa lo smartphone e il 36,6% il tablet. Il 77,4 %, sempre degli under 30, è iscritto a Facebook, il 72,5% usa YouTube. Solo 1 italiano su 2 legge i libri, (qui pare non esista una differenza generazionale), sono in crescita i quotidiani online (+2, 6%) e i portali web di informazione (+4, 9%), mentre gli e-book vengono utilizzati ancora solo dall'8,9% della popolazione (+3,7%).
Aumenta ancora di più, rispetto agli scorsi anni, la distanza tra giovani e anziani nell'utilizzo dei media; Facebook è tra le prime cinque fonti di informazione (43,7%) usate dagli italiani, dopo i telegiornali, i giornali radio, i motori di ricerca come Google e le tv all news; tra i giovani la classifica cambia e Facebook si colloca al primo posto come spazio in cui i giovani vanno alla ricerca di notizie (71, 1%) seguito da Google (68, 7%).

Questa è la fotografia, tradotta in percentuali, di una società che sta rapidamente cambiando il suo stile di apprendimento, i luoghi in cui trovare o far veicolare informazioni, i linguaggi e le modalità con cui confrontarsi circa il sapere.
In questo scenario il gap tra i ragazzi e la scuola rischia decisamente di aumentare e l'insegnante non può non cogliere i segni di un processo che è in atto, non trasformare il proprio stile di insegnamento, superando alcune "resistenze" e non RIpensare la propria professione aprendosi anche alla comunicazione online.
I social network sono ormai una realtà, discutere sulla bontà o meno della loro esistenza o del loro utilizzo credo che non abbia molto senso.
Comprendo i dubbi, il timore di perdere autenticità nella comunicazione, quella reale; i genitori e gli insegnanti si sentono uniti nella preoccupazione che le relazioni vengano trasportate in un altrove, lontano dalla "fisicità".

A proposito di realtà, assistiamo ancora una volta ad una frattura nella scuola italiana. Esistono scuole perfettamente attrezzate con LIM e portatili, in tutte le classi, in cui vengono seguiti progetti di didattica informatica, in cui vengono creati blog dove alunni e docenti interagiscono a distanza, condividendo contenuti e lavorando in gruppo, archiviando materiali su cui operare anche da casa, con pagine Facebook affiancate al sito ufficiale della scuola. Ci sono insegnanti che utilizzano piattaforme, come Edmodo, che presentano le stesse modalità di comunicazione e condivisione dei social network tradizionali, ma che sono stati creati appositamente per la didattica, per mettere in comunicazione insegnanti e alunni, in cui il docente può creare gruppi, proporre e monitorare attività, assegnare compiti, condividere file, risorse ed elaborati o come Fidenia un "social learning" made in Italy che rappresenta una soluzione capace di coniugare le più moderne tecnologie digitali con le nuove esigenze della didattica e della scuola, in cui l'insegnante può creare questionari e verifiche online e condividerli con i propri alunni, rimandando valutazioni e feedback, su cui i ragazzi hanno il tempo e il modo di riflettere.
Ma accanto a tutte queste novità, esistono ancora molte altre realtà scolastiche in cui l'utilizzo delle tecnologie informatiche è assolutamente assente, in cui risulta mancante anche una linea per collegarsi ad Internet.

Per colmare queste distanze tra le realtà scolastiche italiane, la deputata Pd Anna Ascani ha depositato, il 9 Aprile 2014, una proposta di legge che ha come scopo di "evitare scuole di serie A e di serie B garantendo a tutti gli Istituti degli standard minimi, introducendo, negli Istituti di ogni ordine e grado, l'insegnamento di educazione e cittadinanza digitale, che prevede inoltre la presenza di un educatore digitale, individuato all'interno del collegio docenti che faccia da riferimento per un corpo insegnanti caratterizzato da disomogenea competenza digitale, per favorire un'armonica diffusione di elementi di educazione alla rete nel curriculum delle singole discipline". La proposta prevede inoltre di inserire le competenze digitali nella formazione della classe docente.

Inoltre, con lo scopo di superare queste disparità di mezzi tra le scuole, nei Programmi Operativi Nazionali (PON) sono stati istituiti i finanziamenti europei 2014-2020, per il cablaggio delle scuole, che potranno presentare i propri progetti e usufruire di aiuti finanziari per l'ampliamento o l'adeguamento delle infrastrutture di rete.
Tutto questo, se correttamente attuato, potrebbe sostenere il docente nel percorso di trasformazione del suo modo di fare didattica, in cui gli strumenti informatici sono visti come una opportunità per ampliare la propria capacità di comunicazione, mentre per i ragazzi potrebbe aprirsi la possibilità di utilizzare il mezzo informatico come strumento culturale e di apprendimento oltre che come mezzo di evasione o comunicazione sociale.

Questo sarà un anno scolastico "nuovo", fitto di proposte e modifiche da comprendere, accogliere e su cui lavorare. Penso che ogni novità rappresenti un'occasione, soprattutto per noi insegnanti che dovremmo più di chiunque altro leggere i segni del cambiamento, per dialogare con la società di cui facciamo parte e a cui ci rivolgiamo nella nostra azione educativa.
Nella scuola la tradizione e l'innovazione, entrambi aspetti della stessa medaglia, rappresentata dalla cultura, dovrebbero avere pari dignità.


di Simonetta Melchiorre
insegnante di scuola primaria e art counselor, IC Viale Adriatico, Roma
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