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| Le relazioni difficili |
| Come difenderci.....dal gruppo classe |
| di Tiberti Stefania - Organizzazione Scolastica |
La scuola è il luogo specifico dove si sviluppano le relazioni sociali, dove i bambini imparano a comportarsi e a gestirsi da soli senza il controllo e, a volte, l'eccessiva attenzione dei genitori.
Non è facile per loro confrontarsi con i coetanei soprattutto se manca proprio la costruzione del gruppo classe. Ogni giorno, nelle nostre aule, ci troviamo ad affrontare una "guerra " dove ognuno mette in atto strategie e meccanismi di difesa e spesso si attacca per primi per non essere colpiti.
Noi insegnanti come possiamo "difenderci" da tutto questo?
Ormai sono solita rispondermi che la ricetta magica non esiste.
Quello che trovo sempre utile è il confronto e mettere in comune le esperienze con le colleghe, cercando di coinvolgere anche le famiglie per rafforzare, condividere e rassicurare le stesse sulle scelte pedagogiche attuate.
Attenzione però: coinvolgere i genitori sulle scelte pedagogiche attuate non vuol dire che siano loro ad operarle -questo è compito specifico dell'insegnante- ma informare i genitori del percorso che si intende perseguire, e anche di tutti quei comportamenti che risultano decisamente "sopra le righe", è necessario a garantire il patto educativo, fondamentale tra scuola e casa dove entrambi concorrono alla formazione educativa, rispettando però ciascuno il proprio ruolo, rimandando e risolvendo a scuola le questioni di scuola, soprattutto quando i problemi sono di relazione.
Le cause che limitano la capacità di relazionarsi con le persone non sono certo prerogativa di chi presenta una disabilità, anche se a volte si cerca di ritenere l'alunno responsabile di tutto: ogni persona ha una sua identità, che non può imporsi sull'altro ma soltanto "proporsi" in un continuo scambio.
Dovrebbe diventare una competenza "sociale" e "relazionale" di ogni soggetto!
Quando manca la capacità di controllarsi, allora la classe si presenta poco omogenea sia nei ritmi di apprendimento che nei tempi di esecuzione delle attività proposte.
La scarsa capacità di mantenere l'attenzione, di controllare il bisogno di muoversi, agitarsi e talora infastidirsi reciprocamente, manifesta palesemente una immaturità nella relazione con se stesso e con gli altri.
Avete presente come fanno questi alunni?
Sono bambini che non hanno una "pausa" tra il pensare una cosa e agirla, e spesso sono insoddisfatti e manifestano il loro disagio accentuando il comportamento che "infastidisce" e quindi sono considerati da tutti bambini che disturbano.
Come affrontare in modo significativo il problema?
L'aspetto più preoccupante su cui bisogna necessariamente lavorare molto è il contenimento emozionale che per molti di questi alunni è ancora da conquistare per cui, in alcuni momenti, anche per futili motivi, la classe entra in dinamiche non costruttive.
Come agire in queste situazioni?
Io ho capito che risulta necessario sospendere l'attività per richiamare a comportamenti più adeguati o per riflettere insieme su come andrebbe meglio gestito un comportamento scorretto.
A questo scopo si deve porre un'attenzione particolare al rispetto dell'individualità , all'accettazione e valorizzazione delle diversità attraverso momenti di discussione, riflessione e osservazione quotidiana di ciascun bambino e dell'intera classe per indurre ad uno scambio e un arricchimento reciproco a livello ideologico, comportamentale e operativo.
Come insegnante tengo in grande considerazione il clima relazionale raggiunto ridefinendo ogni volta strategie e proposte e, al momento opportuno, offrendo rinforzi positivi a tutto ciò che favorisce progressi nella collaborazione e nell'interazione reciproca.
A tal proposito, insieme alle mie colleghe, ho utilizzato molto la strategia del " circle time" come strumento per migliorare la percezione di sé e degli altri e renderla più positiva e "produttiva (di cui tante volte sia io che altri abbiamo già parlato in altri articoli).
Per questo, nonostante le difficoltà, i problemi, le contraddizioni, per migliorare le relazioni e la comunicazione in classe si impone un'attenta riflessione di tutti, anche di noi adulti.
Stefania Tiberti Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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