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n.60 febbraio 2016
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Oggi è il giorno:18 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Le scuole "possibili" esistono... >>>
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Le scuole "possibili" esistono?
ovvero le (im)possibili riflessioni di metà anno di un Dirigente scolastico...
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
preside...
preside...
Mi accingo a scrivere questo articolo con uno stato d'animo piuttosto inquieto e pieno di sollecitazioni di diverso tipo, con il rischio quasi scontato di risultare "confusa " e forse contraddittoria; ho pensato però che potrebbe essere utile questo mio modesto contributo proprio a chi, come me non vuole rinunciare, tramite il confronto, a capire e a diventare più consapevole di fronte a molti (e diversi) problemi, ma che convergono verso un unico obiettivo: QUALE SCUOLA VOGLIAMO? PER QUALE SCUOLA STIAMO LAVORANDO CON COSÌ TANTO IMPEGNO?

Vado ad esplicitare le fonti di tale "inquietudine" collocate temporalmente alla fine del primo quadrimestre, che equivale poi a metà dell'anno scolastico:

- le iscrizioni al prossimo a.s. e la "liturgia " degli open-day;
- gli elementi "innovativi" della riforma "Buona Scuola" e la loro applicazione;
- come si fa a riconoscere la Scuola "buona", con gli insegnanti "buoni" e altrettanti Dirigenti capaci ed efficaci. Come si fa per diventarlo?
Primo "flash": gli "open day" ( che poi sono anche "open afternoon" e "open night", secondo gli orari degli incontri!), di presentazione dell'Offerta formativa della scuola, si sono svolti con profusione di impegno da parte di molti docenti, che hanno preparato sintesi, visite guidate e lezioni dimostrative, con il suggello dell'intervento del Dirigente che, come nel mio caso, e' servito soprattutto all'intento di presentarsi di persona ai nuovi genitori e agli alunni già intenzionati ad iscriversi.
Nel "day after" conto un numero significativo di richieste di incontro "personale" con il DS, e/o mail indirizzate alla scuola con lo stesso intento Bene! ( penso) i genitori in fondo rispondono alla mia stessa sollecitazione di " richiedere delucidazioni ed approfondimenti, se ritengono siano necessari..."

Ho incontrato molti genitori, con richieste più o meno simili:

" Avremo il tempo pieno?" "Ci saranno docenti stabili" " avremo aule adeguate?" " Possiamo mettere insieme nella stessa classe i nostri figli?"

Sostanzialmente i maggiori interessi delle famiglie sono di ordine organizzativo e sociale, le richieste sul funzionamento didattico e sulle modalità adottate permangono sulla figura "mito" del docente stabile, il forte riferimento delle nostrane esperienze scolastiche: la maestra (o la professoressa/ professore) dedita all'insegnamento di antica memoria. Non si discute tanto il metodo, ma le sue capacità empatiche e di tenere la classe fuori dai problemi, insegnando loro "a leggere, a scrivere e a far di conto", massime icone dell'insegnamento-apprendimento disciplinare.

Penso al POF Triennale ( e alle sue 50 sigle, come ho descritto nel mio precedente articolo), all'Organico Potenziato, al "bonus premiale" introdotte dalla L. 107 da quest'anno e all'impegno e alla fatica di comprenderne gli aspetti positivi, quelli che potrebbero rappresentare il valore aggiunto per la scuola e, soprattutto, a darne forma tangibile all'utenza, agli alunni e ai genitori.
Subiamo senza dubbio la difficoltà di convogliare un interesse meno generico sul "cosa si fa" e "sul come si fa" e di comunicare cambiamento e innovazione, impegnati come siamo stati e siamo a dare seguito alla quarta Riforma della Scuola Italiana in meno di dieci anni, che ci coinvolge come addetti e tecnici della scuola.

Eppure i genitori "scelgono", sentono empaticamente, che quella scuola funziona e quell'altra no, e iscrivono i propri figli, affidandoci la responsabilità della loro formazione.

Secondo "flash":
nel mese di gennaio sono stata fortemente impegnata in particolare nell' "applicazione della L. 107 " e nella "vigilanza " sulle strutture scolastiche.
S
u di un fronte, ho impegnato il mio tempo nell'organizzazione di Collegi docenti e Consigli di Istituto che si sono protratti su annose ed infinite questioni "di principio" sulla legittimità o meno dei Comitati di valutazione e sulla coerenza e congruenza delle norme a riguardo, con disamina e dovizia di particolari dei diversi regolamenti e decreti.

Sull'altro fronte, mi sono occupata di scrivere, segnalare agli Enti competenti ed incontrare le persone demandate alla vigilanza e alla manutenzione degli Istituti scolastici, a seguito in particolare, di una serie sfortunata di furti in un plesso scolastico. Ordinaria amministrazione, purtroppo comune a molti Istituti in diversi territori ( di certo non solo romani) Chi legge, giustamente, non troverà nulla di eccezionale in tutto ciò, e ha ragione!
E' compito del Dirigente scolastico, ormai dal lontano 1999/2000, con l'introduzione della legge sull'Autonomia scolastica, fungere da legale rappresentante degli Istituti e come tale assumere competenze "datoriali". La legge parla chiaro, e tant'è!

La riflessione si impone necessaria però nel momento in cui al Dirigente, come recita il Decr. Lvo. N. 165/2001, all'art. 25 ( riportato di seguito)
("Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico, organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali"
...e ancora....
"Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologica e didattica, per l'esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte degli alunni.")

si impongano di fatto molte funzioni, di diversa origine e tipologia, che presuppongono un supporto organizzativo articolato e complesso che la sola scuola non può strutturare, senza erogazione di risorse adeguate da parte dell'Amministrazione centrale e degli EE.LL.
L'autonomia scolastica, peraltro, non ha trovato la sua piena attuazione, per cui gli interventi gestionali del Dirigente non possono essere eseguiti in toto come prevede la legge.

La L. 107/2015 si inserisce in questo quadro normativo, complesso ed incompiuto, oltre che a trovarsi a fare i conti con anni di scelte governative in sede economica di forti tagli ai servizi, compreso quello di istruzione, di fatto ribadisce quanto già sancito dalla normativa delle scuole autonome, e il Dirigente scolastico ....per dare piena attuazione all'autonomia scolastica e alla riorganizzazione del sistema di istruzione... garantisce un'efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche. e materiali, nonché gli elementi comuni del sistema scolastico pubblico, assicurandone il buon andamento. A tale scopo, svolge compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento ed è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio secondo quanto previsto dall'articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché della valorizzazione delle risorse umane....
In aggiunta vengono anche conferiti poteri per la gestione dell'organico nelle scuole....
il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento, prioritariamente sui posti comuni e di sostegno, vacanti e disponibili, al fine di garantire il regolare avvio delle lezioni...
da cui nasce l'immagine del Dirigente "sceriffo", che ci ha accompagnato non poco in questi primi mesi di avvio dell'anno scolastico e di avvio della legge stessa.

Al di là delle analisi polico-sindacali, il profilo del Dirigente scolastico appare sospeso tra l'immagine di un manager, spostata maggiormente sugli aspetti gestionali e amministrativi, e quella più di tecnico e di coordinatore di attività specifica e specialistica, senza di fatto poter rivestire appieno ne l'una né l'altra funzione, ma con l'onere pesantissimo di doverne rispondere comunque, senza contropartita in termini di carriera ( vedi l'annosa vicenda della mancata equiparazione alle altre Dirigenze dello stato), nè tantomeno in termini salariali ( tra i più bassi stipendi in Europa).


Terzo flash: Come si rende possibile un'azione coerente, efficiente ed efficace del Dirigente scolastico e della comunità professionale da questo diretta? Come può essere possibile fare una scuola buona, innovativa e al passo con le esigenze al singolo e ai più, adeguata nei tempi e nei modi al momento che viviamo?
Il quadro del confronto internazionale ci consegna risultati disastrosi, secondo parametri predefiniti, Ocse-Pisa e Invalsi, soprattutto sulle competenze di base nella matematica e nella lingua, ma dalle nostre scuole non escono soltanto eserciti di Neet (acronimo inglese di "Not (engaged) in Education, Employment or Training", in italiano anche né-né indica persone non impegnate nello studio, né nel lavoro e né nella formazione) ma anche di giovani competenti e capaci, perlopiù in fuga all'estero.
I dati presi in considerazione lo dimostrano:
" ...nel nuovo Rapporto Idos (Immigrazione dossier statistico) per il 2014 hanno visto aumentare i cittadini italiani residenti all'estero (4.636.000, 154.000 rispetto all'anno precedente), rispetto a quello dei cittadini stranieri residenti in Italia (5.014.000), aumentati solo di 92.000 unità. Invece, nei due anni precedenti il numero dei stranieri residenti in Italia era aumentato di diverse centinaia di migliaia e quello degli italiani residenti all'estero di 155.000 unità nel 2013 e di 141.000 nel 2012. È aumentato anche il numero degli italiani che durante l'anno si sono cancellati dai loro comuni per andare a risiedere all'estero (89.000 nel 2014)"
Indubbiamente non si tratta solo di ricercatori e "fuga di cervelli", ma il lavoro intellettuale degli Italiani all'estero, come riportato da un interessante ricerca pubblicata nel 2013 ( attualizzata poi nel 2014) da Enzo Riboni ( Addio per sempre? 101 storie di giovani all'estero) è una realtà numericamente significativa:

..secondo l'Istat nel 2012 sono stati 78.941 i cittadini italiani emigrati all'estero, con un'età media di 34 anni ed un aumento del 30,2% rispetto ai 60.635 cittadini italiani espatriati nel 2011. Tra loro meno del 10%, ovvero 6.276, sono laureati. I dati dell'Aire, l'Anagrafe degli italiani all'estero, dicono che l'esodo si è concentrato (nel 44,8% dei casi) nella fascia d'età tra i 20 e i 40 anni, con una rapida crescita dell'emigrazione intellettuale. Secondo l'Istat, infatti, sono diminuiti nel decennio 2001-2010 sia gli emigranti italiani senza alcun titolo di studio o con la sola licenza media sia quelli diplomati, mentre i laureati sono quasi raddoppiati, passando da 3.879 a 6.276.
Questi dati, sconfortanti per quanto riguarda la capacità occupazionale del nostro paese, sono però confortanti per quanto riguarda gli esiti del nostro Sistema scolastico, considerando che la maggior parte degli emigrati intellettuali si è misurata spesso con durissime selezioni da parte di organizzazioni internazionali.

Cosa funziona e cosa no?

Una valutazione seria del sistema è mancante attualmente, e su questo non si affermerà mai abbastanza quanto sia necessaria, vitale ormai, per programmare interventi seri e mirati.

Ma un dato è certo: esiste una scuola possibile, fatta da persone possibili, con buoni risultati possibili e raggiungibili.
Dove sono queste scuole ? cosa fanno?
In questa grigia domenica è apparso, tra le altre cose, un articolo sulla rivista "Internazionale" firmato da Valentina Pigmei, un reportage " Nelle scuole Italiane che resistono e innovano", dove viene riportata l'esperienza di giornalista e di madre alle prese con gli open-day ( appunto)
"...perché i ragazzi capiscano qual è la loro vocazione è necessario che i genitori abbiano, essi stessi, una vocazione.
...Naturalmente questo vale anche per i maestri. Se un maestro è appassionato, trasmette ai ragazzi una passione, quel famoso "desiderio di essere e di sapere"...
Gli studenti italiani non sono bravi, anzi sono tra i meno bravi d'Europa. E il numero di Neet (improponibile acronimo con cui s'intendono i ragazzi che abbandonano gli studi e non hanno un'occupazione) nel nostro paese è altissimo, al pari della Grecia. La nostra "buona scuola" non è così buona, dicono, insomma le prove Invalsi...Ma siamo sicuri che la scuola sia ovunque così obsoleta? Siamo sicuri che non si stia invece muovendo qualcosa? Se non sbaglio, stiamo assistendo a un palpabile cambiamento, sia all'interno dell'istituzione scolastica sia al di fuori, dove sempre più maestri e genitori sono alla ricerca di alternative alla scuola tradizionale. Non ho gli strumenti scientifici per sapere se è davvero così, ....alcune esperienze di scuole primarie statali e pubbliche dove si stanno sperimentando altre direzioni, in certi casi anche da alcuni anni. Scuole che potrebbero diventare e, in parte lo sono già, modelli per altre scuole. E i risultati sono ottimi ...."
Assenza di strumenti scientifici, che poi scopriamo non essere assenti ma non conosciuti, come ci informa la S.A.P.I.E.( (Società per l'Apprendimento e l'Istruzione informati da Evidenza) in interessanti seminari in diverse città italiane, l'ultimo tenutosi a Roma, dove Professori e Ricercatori di diverse Università italiane ( in contatto con colleghi di altre nazioni) cercano di dimostrare e favorire la messa in pratica delle risultanze scientifiche che la ricerca internazionale in ottica evidence-based sta ormai diffondendo nel mondo.

Questo approccio può rappresentare la leva per eliminare "false credenze" e luoghi comuni sull'educazione e sui suoi metodi, lasciando in evidenza solo ciò che è dimostrabile, significativo anche in termini di applicazione positiva su un numero rilevante di casi e situazioni.

Le Scuole possibili sono tali dove Docenti e Dirigenti ( ma anche personale amministrativo) rendono possibile il fare scuola a misura di quel determinato contesto, in attesa ( mai perdere la speranza e soprattutto mai smettere di lavorare per ottenere quello che è legittimo pretendere!) che Enti e persone competenti si occupino di intervenire sulle strutture e le giuste e adeguate risorse siano erogate.

Lavorare per mettere in atto tutti quei "fattori di protezione " che possano rendere possibile fare scuola di "qualità", può essere possibile. Vediamo insieme quali possono essere questi indicatori:

- Lavorare con impegno e passione, comunicando "piacere di conoscere ed imparare insieme";

- Sperimentare operativamente e documentare quello che si fa;

- Comunicare ed esprimere i significati delle azioni, non solo in classe e non solo agli alunni;

- Coinvolgere le Comunità locali, scoprendo le vocazioni dei territori e di chi li abita;

- Rendere visibili e comunicabili le "Buone prassi", quelle che si possono chiamare tali perché comprovate da "evidenza" nel tempo;

- Studiare, sempre e suscitare curiosità e senso della ricerca;

- Diventare i motori del cambiamento, iniziando da noi stessi.

La lista dei fattori di protezione per una scuola possibile può certamente continuare, ma nel suo significato di fondo gli elementi sopracitati potrebbero essere rappresentare un inizio.

Basta esserne convinti !


di Serenella Presutti
Dirigente scolastico, Psicopedagogista, counsellor
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