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n. 62 aprile 2016
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Oggi è il giorno:20 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Le strategie autovalutative'  >>>
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Le strategie autovalutative
Il perno della valutazione delle competenze
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Prof. Mario Castoldi
Prof. Mario Castoldi
A proposito di valutazione, quella delle competenze è il nuovo ambito di indagine che necessita di studio e approfondimento serio e accurato.
Ne abbiamo riscontrato la difficoltà in un corso che ho seguito, presso l'IC Nicolai, con il professor Castoldi, un esperto di questo argomento e persona e formatore di grande disponibilità.
Abbiamo cercato, in gruppi di docenti, divisi per ordine di scuola, di costruire prove di competenza e relative rubriche di prestazione e abbiamo visto chiaramente quanto questo sia un campo in cui ci tocca ancora a lungo lavorare, confrontarci e capire. Sicuramente le maggiori incertezze si sono manifestate laddove si dovevano costruire prove e rubriche sulle competenze trasversali, cittadinanza, consapevolezza culturale....
Dopo tre incontri in presenza col professor Castoldi e numerosi incontri in gruppo con i docenti della propria scuola, alcuni di noi, non sono riusciti a completare il compito. Oltre all' inesperienza e poca dimestichezza con le parole e la terminologia delle indicazioni, a cui dovevamo ovviamente e "obbligatoriamente" riferirci, e che evidentemente non fanno ancora parte integrante del nostro linguaggio, si è palesata ed è rimasta fino ad ora irrisolta la contraddizione tra la valutazione del prodotto, e la valutazione della competenza.

La mia idea, fondata sulla ricerca e sperimentazione in classe, che l'autovalutazione offra la soluzione a questo problema, ha trovato conferma nei testi che mi sono andata a consultare oltre che nelle dispense fornite al corso.
"Di particolare interesse nella prospettiva della valutazione per l'apprendimento sono le strategie autovalutative che implicano un coinvolgimento diretto dello studente nel processo di valutazione".
È proprio Castoldi, in "Valutare a scuola", che attribuisce una ragione di ordine epistemiologico a giustificare lo spazio, rilevante, da assegnare ai processi di autovalutazione nell'ambito della valutazione delle competenze.

-Esse, per loro natura, risultano difficilmente osservabili attraverso i comportamenti messi in atto dal soggetto. Si fondano su quelle "disposizioni ad agire", che riferendosi alle componenti motivazionali, emotive, sociali e metacognitive non sono direttamente rilevabili attraverso le prestazioni del soggetto.-

Esplicativo l'esempio dell'iceberg, dal professore più volte riportato, che rappresenta la collocazione ad un livello profondo, sommerso, di queste componenti nell'esercizio della competenza,
Egli sottolinea che le strategie autovalutative, pur offrendo enormi potenzialità, sono poco curate dagli insegnanti.
Inoltre "l'impiego di tali strategie non è da leggere solo in chiave di dinamiche sociali, in quanto forma di responsabilizzazione dello studente e di riconfigurazione della relazione asimmetrica tra studente e insegnante, ma soprattutto in chiave formativa, in quanto opportunità di rilettura della propria esperienza formativa e di attribuzione di senso".

Quella dell'attribuzione di senso è una prospettiva interessante da approfondire: non è tanto o solo il senso che l'insegnante attribuisce ad un dato apprendimento o esperienza che propone, ma soprattutto quello che l'alunno può trovare nello sforzo che è chiamato a compiere. Capire e accettare che il senso che attribuisco io può non essere lo stesso che attribuisci tu già chiarisce la direzione da intraprendere. Può essere necessario l'impiego di una attenzione e un tempo di approfondimento che orienti e aiuti ciascun alunno a cercare e a trovare un senso, anche semplicemente chiedendo: che significato attribuisci a questa attività? Dal confronto stimolato in classe fioriscono grandi opportunità e c'è sempre un angelo che coglie il senso della domanda e apre la strada agli altri!

È proprio questa modalità che fa in modo che l'autovalutazione non sia un selfie (Cerini). L'ascolto dei compagni e la guida dell'insegnante aprono spazi per "relativizzare" il proprio percorso e i propri risultati e per incrementare la motivazione.
"Tale sollecitazione di autoanalisi rappresenta un'occasione di decentramento dall'esperienza formativa, di presa di distanza, che consente di osservarsi da una posizione meta allo scopo di riconoscersi ed apprezzarsi."
È fondamentale, da quello che ho potuto osservare, che anche l'insegnante che aiuta l'esplorazione prenda una posizione meta. Non quella del giudice- misuratore, ma quella di persona in ascolto e restituzione valorizzante, in osservazione attenta e neutrale, super partes rispetto al suo ruolo.

"La valenza metacognitiva che caratterizza le strategie di autovalutazione è un'opportunità offerta allo studente di accrescere la consapevolezza sul proprio sapere e sulle proprie modalità di funzionamento cognitivo, una valenza che si allarga all'intera esperienza di apprendimento, vista nelle sue dimensioni sociali, affettive, attribuzionali, in una prospettiva di "apprendere ad apprendere"(Cerini).
Questa deve diventare anche la prospettiva dell'insegnante che può abbandonare la difficile posizione di tuttologo e cominciare ad indossare i comodi panni del ricercatore. Una via da percorrere può essere quella di esplorare insieme agli alunni il significato di questo nuovo termine competenza chiedendo, per esempio, quali persone vedono e percepiscono come competenti e in quali ambiti, oppure, come e in che cosa ciascuno di loro si sente o aspira a sentirsi competente.

Un'ultima esperienza di autovalutazione l'ho applicata nel laboratorio di interventi psicoeducativi e didattici per alunni con disturbi comportamentali che ho tenuto al corso di specializzazione per il sostegno a uniroma4.
Avevo individuato con i corsisti, i criteri di valutazione ai quali mi sarei riferita e, nell'ultima ora dell'ultima lezione, ho loro proposto di mettersi il voto.
È stato incredibile il passaggio che hanno fatto.
Straordinario come all'inizio levassero voci di protesta, fossero spaventati e si sentissero inadeguati rispetto a questa richiesta, Poi, quando qualcuno ha aperto le danze, il silenzio è calato, l'attenzione è stata costante e tutti ma proprio tutti si sono pronunciati.
All'inizio ho lasciato spazio e offerto feedback, ho approfondito con domande e poi, via via che il tempo ci avanzava, abbiamo proceduto in maniera più veloce e sintetica. È stato l'ultimo input che ho dato loro, sicuramente molto efficace!
Questa è una delle tante mail che mi sono arrivate subito dopo. È di Serena, una splendida allieva che non aveva ancora svolto un compito.
Gentile Prof., Le invio il commento all'articolo, non solo perchè le parole di oggi hanno sollecitato il mio senso del dovere, ma soprattutto perchè l'autovalutazione mi ha motivata a farlo. E ne sono contenta.  Un caro saluto.

di Patrizia Ruggiero
docente di sostegno I.C. Belforte del Chienti, Roma
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 14/05/2017 ore 20:06 da paola cilento
Credo che il momento della valutazione è diventato quello più scottante nella trasformazione della didattica per competenze. Siamo tutti molto preoccupati dal non saper valutare, come poter valutare ? La cosa che mi ha fatto riflettere, leggendo l'articolo, è il collocarsi come docente in una prospettiva nuova....di ricercatore.......ed è naturale conseguenza di quello che viene espresso dalle IN! Quando uno fa questo però, sopraggiunge l'ansia del produrre dei risultati perché operare con una didattica cosi e senz'altro una didattica più lenta, che lavora sull'obiettivo come mezzo ed è difficile mettere al corrente tutti, confrontarsi sistematicamente, si fanno i paragoni con le altre classi ..............e ci si perde !
inserito giovedì 12/05/2016 ore 21:34 da Francesca Pellizzaro
Grande Patrizia! Bell'articolo: ogni volta che vengo stimolata a diventare "meta" mi sento a casa; noi docenti (e vorrei dire noi adulti di riferimento) dovremmo essere in continua trasformazione per aiutare i nostri "cuccioli" a diventare persone consapevoli...capire e apprezzare questo ruolo è per me una continua carica! grazie F
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