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n. 77 novembre 2017
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Legge, obbligo o...
Una spinta propulsiva al cambiamento
di Mazzone Laura - Formazione
Sono una docente di scuola primaria, in servizio da molti anni presso l'Istituto Comprensivo Castel Gandolfo.
Ho partecipato al corso su "Disabilità e Inclusione", in aggiunta ai tanti già frequentati, con il desiderio di tenere sempre vivi i bisogni di ogni alunno che interagisce con me durante il suo percorso di apprendimento e di crescita.
Ricerco affannosamente quelle "soluzioni magiche" che possano renderci docenti migliori, inclusive, attente, mai scontate né banali, con quelle antenne incorporate che fanno di noi delle anticipatrici dei possibili disagi che ognuno può trovarsi a subire nella propria esperienza di alunno.
La Prof.ssa Ruggiero ha portato un modello di inclusività. Non si è limitata a presentare slide o a tenere una lezione frontale, cattedratica, bensì ha cercato di abbattere quella barriera docente/allievi che solitamente si viene a creare nei corsi frequentati da un gruppo numeroso di persone.
Lo stile comunicativo ha favorito in me l'interesse all'ascolto attivo e non subito.
Spunti di riflessione ne ho trovati in abbondanza.
L'elemento più significativo, al di là dei singoli esempi di didattica inclusiva, è stato il soffermarci sul modo di fare lezione provando ad uscire dagli schemi stabiliti dalla consuetudine.
Utilissimo è stato il suggerimento di concentrarsi più sui punti di forza degli alunni che sulle loro debolezze. La critica, la correzione del compito, se fini a se stessi, provocano solo umiliazione e chiusura.
Allora è necessario trovare strategie mirate. Utilizzare il Brainstorming come prassi nella didattica, ad esempio, fa emergere idee e creatività su un argomento e stimola la capacità di concentrarsi contribuendo al libero flusso delle idee.
Anche riorganizzare l'ambiente fisico di apprendimento, dunque cambiare la disposizione dei banchi, pensando a una attività di cooperative learnig con definizione di spazi, tempi e assegnazione di attività in relazione alle reali potenzialità e possibilità dell'alunno, significherebbe favorire la cooperazione fra gruppi di alunni della classe tutti uniti da obiettivi di apprendimento, assicurando in tal modo a ogni componente del nostro gruppo classe la sua porzione di successo e importanza.
L'esposizione a messaggi incoraggianti produce sicuramente maggiori effetti positivi sull'individuo.
Ho provato a sperimentare dopo il corso nuove metodologie didattiche, a trasformare la teoria in azione pratica; devo confermare che, sebbene il cambiamento richieda fatica aggiuntiva, la situazione nella classe è sembrata molto migliore.
Ho utilizzato più stili comunicativi, facendo ricorso all'analisi dei testi attraverso indici testuali ed extratestuali (lettura orientativa e meta-analisi del testo), mappe, schemi, organizzatori anticipati che aiutassero gli alunni a un apprendimento graduale, al recupero delle conoscenze pregresse seguendo percorsi per la codifica e il recupero delle informazioni.
Per quanto riguarda invece il miglioramento della relazione tra pari e con le insegnanti ho provato a far sì che si appropriassero della E... di cui ci ha parlato la Professoressa. Ho cercato di dir loro che la nostra posizione su una qualsiasi tematica è preziosa, ma è ancor più prezioso poter osservare un argomento, un problema, da ogni punto di vista e che se proviamo a non dire "no ti sbagli, invece secondo me è così... ", ma ad aggiungere elementi invisibili ai nostri occhi fino a un istante prima, allora vedremo che si aprirà un mondo più ampio e ricco.
Spero di aver rivitalizzato la mia attenzione sull'importanza di porsi dei dubbi.
Le certezze funzionali a una maggiore tranquillità nella prassi didattica quotidiana sono purtroppo nemiche della verità e del flusso di idee.
Riflettere, sollecitare la mente, obbligarsi a vedere e a cambiare modalità espositive, strumenti, toni di voce, sussidi, strategie genera per forza novità e crescita personale che si riflette positivamente sul singolo alunno.
La verità forse risiede nell'appropriarsi della consapevolezza che se ci rivolgiamo all'alunno "bravo" senza difficoltà, assisteremo al risultato che quello che va bene per uno o pochi non va bene per tutti mentre quello che va bene per tutti va bene per uno.
Mi ha impressionato positivamente l'entusiasmo con il quale la Professoressa ha cercato di stimolare in noi il cambiamento.
Gli esempi concreti della sua vita di docente ci hanno fatto toccare con mano che, con persone in via di sviluppo come i nostri alunni, il cambiamento è sempre possibile, basta avere la tenacia di crederci, di non scoraggiarci, di guardare il positivo che c'è, di non fare i conti su materiale di cui non disponiamo.
Una volta un medico mi disse che se io mi lamento della mia condizione senza tener conto della mia situazione clinica, faccio come chi vive di stipendio pensando di essere miliardario. Purtroppo invece dobbiamo limitarci ad usare al meglio le risorse che abbiamo.
E' importante allora non continuare a lamentarci dei difetti e delle mancanze dei nostri alunni ma cercare ostinatamente di ricorrere a strategie vivaci, innovative, personalizzate e adeguate ai nativi digitali, parlando il loro linguaggio che è sicuramente più visivo che uditivo, usando mappe, schemi, tabelle, che in modo sintetico e facile a livello visivo riescano a dare informazioni immediate a chi deve studiare.
Da questa esperienza formativa penso di essere uscita con maggiore umanità e ricchezza.
La gentilezza nell'animo con cui poter guardare con occhi nuovi i miei alunni mi ha aiutato ad entrare in classe senza aspettarmi qualcosa da tutti per poi subire il senso di delusione e impotenza nel constatare di non essere riuscita nell'intento.
Ora cerco di gioire per quello che riesco ad ottenere tutte le volte che vedo negli occhi dei miei alunni di seconda lo stupore per aver capito qualcosa di "difficile". Stiamo sperimentando ad esempio i numeri fino al 100. Ecco che ho fatto costruire loro un maxi tabellone del 100, abbiamo messo il video sul Metodo Analogico, abbiamo giocato a fare avanti e indietro sul tabellone osservando la regolarità del numero in discesa e in salita, insomma ho cercato di rinforzare tecniche ludiche che già utilizzavo ma che ora mi sento ancor più di promuovere.
Ho messo nuovamente in campo i Circle time una volta a settimana, chiedendo alla classe di annotare tutto ciò di cui vorrebbero parlare continuamente e che invece convogliamo in quello spazio programmato.
Ho ripreso la lettura animata con testi sull'amicizia, per prevenire fenomeni di bullismo. Insomma credo di aver ricevuto una spinta propulsiva a migliorarmi. Mi sono sentita inadeguata e carente quando ho assegnato loro il "compito" piuttosto che aprire la mente e il cuore sui loro reali bisogni.
E' stato bello sentire il GRAZIE dei miei alunni per le cose belle che hanno fatto insieme a me e alla mia collega.
La ricetta magica uguale per tutti non esiste, di fatto tutto e tutti siamo migliorabili e di fatto però esistono metodologie e strategie più vincenti di altre. La mia fortuna è di lavorare con una collega che sta sulla stessa lunghezza d'onda. Infatti al di là di tutto quello che possiamo proporre, se non si avverte sinergia di intenti e prassi operative condivise si rischia di creare anche conflitto all'interno della classe. Quando non c'è unione e condivisione la classe si spacca, fa confronti, usa le differenze stilistiche delle maestre per sentirsi autorizzato a dire che con noi non capisce o che con l'altra maestra si annoia.
Ecco allora che la maturità delle docenti deve far sì che ciò non avvenga. Noi abbiamo programmato le attività in modo costante cercando di rendere la vita scolastica non una serie di cassetti da aprire e da chiudere al cambio dell'insegnante, bensì un continuum di saperi e di esperienze preziose che cerchiamo di scoprire tutti insieme ogni giorno.
I momenti di compresenza sono sfruttati proprio in questa direzione, perché il vero recupero passa attraverso la ricchezza della differenza, anche comunicativa.
In questo periodo ad esempio, stiamo proponendo compiti di realtà sull'autunno e ognuna di noi ha realizzato attività interessanti e interscambiabili da vivere insieme.
Tutto ciò è davvero molto prezioso e si apprende e si conferma anche grazie alla frequenza di percorsi formativi come questo.
Mi porterò sicuramente dentro tale spirito propositivo e positivo che spero continuerà a guidarmi nella scoperta nonché valorizzazione delle risorse presenti: alunni, collega, colleghe del Plesso .


Laura Mazzone, insegnante dell' IC Castel Gandolfo
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Sono presenti 3 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 01/12/2017 ore 23:17 da Michela Morici
Complimenti Laura per le tecniche citate e per l'entusiasmo che trasmetti con un racconto emozionante e coinvolgente. Se colpisce l'attenzione di un adulto suppongo che uno stile comunicativo di questo genere sarà sicuramente vincente coi tuoi alunni. Capacità invidiabile. Complimenti sinceri. Michela
inserito venerdì 01/12/2017 ore 22:20 da Francesca Curti
Interessante e accattivante il mondo in cui hai descritto il corso seguito, sono tutte metodologie utilissime alle quali bisognerebbe dare sempre più spazio nella scuola... Hai ragione, tutto sommato penso anche io che l'obbligo formativo possa rappresentare finalmente un ponte verso una nuova visione della scuola...da un lato formare chi non lo fa da tempo e dall'altro stimolare chi già sapeva, ma magari aveva perso la motivazione per colpa del sistema...
inserito venerdì 24/11/2017 ore 19:56 da Marzia Cottarelli
Un articolo esauriente ma soprattutto vivo e che pulsa in ogni concetto espresso.Ogni insegnante nel leggerlo non può non rimanere colpito dall'idea che lo trascina e che è alla base del vero insegnamento, quello che " non definisce".Brava Laura Mazzone!Seguirti insegnerebbe a chi insegna (mi si consenta il gioco di parole)l'apertura verso le strade del discente e non della visione del docente...spesso sterile.Grazie a te,perché le tue parole fanno riflettere e pensare a nuove opportunità e cambiamenti.
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