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n.40 febbraio 2014
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Lettera di un ragazzo disgrafico a Dio
L'arte di vivere
di Crasso Antonella - Inclusione Scolastica
Lo spunto per queste riflessioni arriva all'improvviso, leggendo un articolo su una rivista salesiana, un ambiente da sempre attento alle esigenze educative dei giovani. E' come un pugno allo stomaco, perché improvvisamente sposta il punto di vista e ti catapulta nelle difficoltà, finalmente espresse con dolcezza, coraggio e ironia, di uno dei tanti ragazzi che possiamo trovare oggi nelle nostre classi. Lui si rivolge al Padre Celeste e spiega perfettamente con semplicità quello che tanto spesso noi non riusciamo a capire, fingiamo di non vedere, o liquidiamo in fretta.

In questa lettera il ragazzo dice così: "Ho compiuto dodici anni l'altro ieri. Non so se hai notato ma sto scrivendo questa lettera...Lo sai, per me è difficile scrivere: ho quella cosa che chiamano disgrafia e ho anche un disturbo chiamato deficit di attenzione, spesso accompagnato da problemi di apprendimento. Il mio quoziente di intelligenza è alto, ma se guardi la mia grafia potresti pensare che sono stupido. Non sono mai riuscito a tenere la penna nel modo giusto. Non sono mai riuscito a colorare dentro le linee. Ogni volta che ci provo la mia mano sembra impedirmelo e le lettere mi scivolano via, il colore oltrepassa le linee e mi sporca le mani. Quando dobbiamo darci il voto a vicenda nessuno vuole scambiare i compiti con me, perché nessuno capisce la mia scrittura. La mia compagna Flavia ci riusciva, ma si è trasferita. E' come se il mio cervello non percepisse quello che fa la mia mano. Posso sentire la matita o la penna ,ma il messaggio non passa nel modo giusto. Devo stringere forte la matita, così il mio cervello capisce che ce l'ho in mano. Per me è molto più facile spiegare le cose a voce che scriverle, ma gli insegnanti spesso mi fanno scrivere, per raccontare del mio viaggio a Firenze, o a Roma.Per me è un vero castigo. Ma se lo detto o se parlo, so raccontare a tutti la gioia che ho provato nel vedere gli Uffizi, il David o la tomba del Milite Ignoto. Ci sono molte cose che riesco a rappresentare nella mia mente, ma le mie mani non le disegnano così come le vedo. Infatti a educazione artistica prendo sempre pessimi voti. Okay, non mi sto lamentando, me la cavo bene. Mi hai dato una mente meravigliosa e un grande senso dell'umorismo. Sono molto bravo a immaginare le cose e adoro partecipare alle discussioni, sono molto brillante in questo. Infatti voglio diventare un avvocato, so che sarei bravo in questo, indagherei, esaminerei le prove, cercherei di presentare il caso con verità. Tu mi hai assicurato che leggi dentro di me come attraverso un vetro e per me hai grandi progetti per darmi futuro e speranza. I miei genitori volevano aiutarmi, così mi hanno comprato un computer portatile da portare a scuola. La mia insegnante di sostegno di quest'anno è la migliore che abbia mai avuto! Mi concede di fare gran parte del mio lavoro al computer e alla lezione di arte mi lascia usare la stampante per fare i disegni: per la prima volta, finalmente, potrò mostrare a tutti le cose che ho in mente. Signore, questa è una lettera di ringraziamento, solo per farti sapere che sto bene. A volte la vita è davvero dura, ma sai una cosa? Accetto la sfida. Ho fiducia nel fatto di poter superare qualsiasi cosa. E grazie per avermi fatto così ,nonostante le mie difficoltà. Perché il mondo che ho dentro è ricco e meraviglioso. Grazie di tutto. Quando sarò molto anziano, ripensando alla mia vita, alle difficoltà ma anche alle gioie dirò "Che vita meravigliosa ho avuto! Vorrei soltanto essermene reso conto prima."

Tuo Matteo

Struggente vero? Io penso che se un ragazzo con queste problematiche potesse confidarsi davvero con un insegnante lo farebbe così, con queste parole.
E allora nessuno di noi avrebbe più un alibi per non cogliere il muto grido di sofferenza, il senso di inadeguatezza, le frustrazioni di tanti nostri alunni che non sono fortunati come Matteo, che non hanno intorno qualcuno che possa valorizzare i loro doni diversi, l'universo meraviglioso, sconosciuto e irripetibile che si portano dentro.
Dovremmo per forza agire e intraprendere quella azione maieutica che permetta di liberare le potenzialità di questi ragazzi, vedere nei loro occhi quella luce di comprensione, che è poi la luce che illumina il nostro lavoro quotidiano; il portarli a quel "conosci te stesso" che già gli antichi pensatori ritenevano vitale, parole che il Dio rivolgeva all'uomo di allora e di sempre per invitarlo a indagare dentro di sé e scoprire che l'essenza della nostra vita, qualunque essa sia, è dentro, non al di fuori di noi, in una valorizzazione profonda della interiorità e unicità di ciascun essere umano: un invito immortale inciso in eterno sul frontone di un tempio nascosto in un bosco.

Antonella Crasso, docente di sostegno IC Piazza Minucciano - Roma
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 02/03/2014 ore 18:35 da Gloria Massucci
Una lettera davvero toccante, ma soprattutto una grande lezione di umiltà per noi adulti,in special modo se siamo degli educatori.
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