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n.91 marzo 2019
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Oggi è il giorno:08 Dicembre 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Li bocciano tutti!'  >>>
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Li bocciano tutti!
Così da 27 si passa a 15
di Rosci Manuela - Editoriali
"Sì, i docenti hanno detto che la classe non è un granché, non studiano, non gli va! E' un'età critica. Comunque il prossimo anno dovrebbe andare meglio. Li bocciano tutti quelli che non vanno. Così da 27 alunni si passa a 15. Dovrebbe andare meglio!"

La sala d'attesa dell'ambulatorio medico è affollata di persone più o meno influenzate. Alcuni conoscenti si incontrano e parlano delle questioni di ogni giorno. Inevitabilmente, le chiacchiere degli altri diventano svago per chi è da solo, catturando l'attenzione, soprattutto se si parla di scuola. E non è raro che se ne parli, visto che la maggior parte delle persone è per qualche motivo in contatto con l'istituzione scolastica direttamente (genitori, insegnanti, studenti) o indirettamente (nonni, zii). Il dialogo avvenuto tra due conoscenti mi ha colpito per l'asprezza degli argomenti con cui è stata, forse ingenuamente e inconsapevolmente, dipinta la scuola. "La classe non è un granché" apostrofa una comunità attribuendole scarso valore.
Sappiamo che all'interno delle scuole, ogni classe e sezione godono di una fama, solitamente in contrapposizione con le altre: quelli della 2F sono i più educati, quelli della 4H sono ingestibili, la 5F i più sfigati ... Questo potrebbe indurre a credere che avere una identità di gruppo, seppur negativa, sia meglio dell'anonimato. Non sono convinta; credo che l'identità di una classe permetta ai suoi membri di immedesimarsi, di connotarsi, solo se la percezione che se ne ha è positiva, non solo per loro ma anche per le famiglie: durante una riunione con i genitori, questi ultimi si fanno un'idea della vita scolastica del figlio orientata dal peso che i docenti danno alle parole che utilizzano. Non fa piacere a nessuno sapere che il proprio figlio vive molte ore al giorno con un gruppo che non è granché. La considerazione che se ne può ricavare è che questa valutazione non riguardi assolutamente il proprio figlio, quindi sarà necessario additare qualcun altro che sia conforme a questa definizione. Qualcuno potrebbe cercare di trasferire il proprio figliolo, indignato dalla situazione, attribuendo forse anche alla scuola l'incapacità di far rispettare le regole. I genitori degli additati, nella maggior parte dei casi, non partecipano mai alle riunioni perché possono solo difendersi o attaccare gli altri genitori. Il rischio così è che i momenti di confronto tra scuola e famiglia, indispensabili anche allo sviluppo della classe, siano vanificati perché il focus è su ciò che non va piuttosto che costruire insieme una rete, anche extrascolastica, di accettazione e non di esclusione. Il suggerimento, quindi, è che far circolare l'idea che la classe in cui si insegna non è un granché non salva i docenti e non risolve il problema della scuola di far raggiungere ad ogni alunno il successo formativo.

"Non studiano, non gli va! E' un'età critica". In queste affermazioni sono sintetizzati gli elementi essenziali del problema: a scuola si va per studiare, chi non lo fa ha un problema, ed è un problema per la classe; l'assenza di volontà è la spiegazione caratteriale, mentre il riferimento alla criticità dell'età (in questo caso, si parlava di una classe del primo superiore) ne è la spiegazione sociale. Si tratta di affermazioni facilmente reperibili tra le persone.
"Comunque il prossimo anno dovrebbe andare meglio": la speranza è sempre l'ultima a morire e sapere che c'è una prospettiva futura fa auspicare al meglio, fa sopportare l'attuale situazione presente perché è destinata a terminare, così ora non è necessario investire risorse per trovare altre soluzioni.
"Li bocciano tutti quelli che non vanno". Arriva la soluzione più ovvia. Da dove arriva? Non si sa, dai racconti del genitore sembrerebbero essere dettate dai docenti (uno solo, tutti?). Qui la scuola ritrova la sua dignità? Chi non va, deve andare fuori. Potrebbe intravedersi un rigurgito di pensiero per cui la scuola non è per tutti, ma solo per chi vale, per chi sa fare, per chi si conforma. Questa è la mission della scuola?
"Così da 27 alunni si passa a 15." Questo passaggio conferma come la matematica sia quella competenza per la vita, indispensabile tutti i giorni. Un veloce conto permette ad ogni genitore di comprendere i "vantaggi" di una classe numericamente ridotta: maggiore attenzione da parte dei docenti, lezioni più approfondite (senza il disturbo di chi non ha voglia), valutazioni più frequenti, maggiore conoscenza del gruppo classe e dei singoli membri, minore stress dei docenti (da non trascurare). Nessuno può negare che un gruppo più esiguo di studenti renda la vita più facile a tutti. Attenzione però a non ridurre troppo il gruppo, altrimenti non è più una strategia d'apprendimento, un valore per l'insegnamento e per l'apprendimento. No alle classi pollaio ma nemmeno ai gruppetti troppo ristretti! Comunque, l'ideale sarebbe iniziare e terminare il ciclo scolastico con lo stesso numero di alunni, anzi, con gli stessi alunni, proprio quelli che sono stati assegnati a quella classe, a quella sezione. La sfida vera per il docente e per tutta la comunità è quella di non perdere nessuno, nemmeno uno di meno. Ipotesi inimmaginabile o auspicabile?
"Dovrebbe andare meglio!". L'affermazione conclusiva insinua il dubbio: quel "dovrebbe" è ipotetico, nessuno ha la certezza che, togliendo le difficoltà da un gruppo classe, chi rimane sappia funzionare meglio. Un sistema umano - famiglia, classe, scuola ... - si organizza al suo interno con la complicità di ogni membro, sia di quelli che si espongono con modalità diverse (quelli bravi, quelli che disturbano, quelli che si comportano male ...), sia quelli che si sottraggono (quelli che si vergognano, non partecipano, quelli che non sono interessati ...). Qualche volta potrebbe capitare che "i soliti noti" assumano la funzione di convergere su di loro tutto ciò che non funziona nella classe, liberando gli altri come risorse buone, adeguate. Non si tratta di semplificare la realtà della classe, la complessità delle relazioni caratterizza fortemente il gruppo, la partecipazione e il rendimento scolastico. Una buona qualità del clima scolastico, caratterizzato da condivisione, collaborazione, ascolto partecipato, empatia, è indice di prevenzione di tutta una serie di disfunzioni che nella scuola si generano o si amplificano, come tutte le forme di bullismo.

Con gli articoli di questo numero della rivista, come nelle altre uscite, tentiamo di contribuire alla riflessione sulla scuola, su come viverla, su come impostare la didattica, affinché demotivazione, disturbo, mancata voglia di studiare, siano elementi riconosciuti e affrontati insieme, con la collaborazione degli stessi alunni (non con l'eliminazione fisica), per non sentire più parlare di classi che non siano ... un granché.
Buon lavoro a tutti


Manuela Rosci
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