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n.22 aprile 2012
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Linguaggio a portata di un click
Parlare attraverso le dita
di Nucera Roberto - Long Life Learning
"I buk, ai pad, i meil, ai fon, limm" che sembrano far parte di un linguaggio sconosciuto, sono entrati nella quotidianità di molti e in particolare nella generazione dei "nuovi" giovani, moderni, tecnologici. Come ogni linguaggio che si rispetti necessita di una fase di strutturazione, cioè un momento inesauribile in cui si impara (si dovrebbe) la modalità per utilizzarlo e impiegarlo in maniera costruttiva, utile e funzionale.

La tecnologia è ormai alla portata di tutti e anche i più piccoli ne sono attratti e affascinati. I grandi, invece, spesso ne rimangono impauriti e spaventati, forse in funzione di quel linguaggio che necessita di essere capito, spiegato, in qualche modo espresso.
E poi c'è il web, internet, una finestra sul mondo, a disposizione di tutti. Quasi non c'è nemmeno più bisogno di uscire da casa; un click ed eccoci immersi in una realtà tanto accattivante e coinvolgente, quanto più preoccupante e rischiosa, proprio per il suo essere libera, aperta, senza limiti.

Proprio per questa ragione, noi adulti (genitori, insegnanti, persone che formano) non possiamo rifiutare questa nuova forma di comunicazione e di linguaggio che è sempre più diffuso tra i ragazzi e i nostri alunni. Abbiamo bisogno di praticarlo, di conoscerne le potenzialità e i rischi. Dobbiamo essere noi le guide (e non le vittime) di questo nuovo modo di fare e di esprimersi.

Agli inizi della mia esperienza scolastica, la cosa che mi stupiva particolarmente e che non capivo, era vedere delle belle aule informatiche all'interno delle scuole completamente inutilizzate. Si vedeva giusto qualche "alieno" aggirarsi, quasi furtivamente, tra quelle macchine. Ora, a distanza di anni, qualche cosa sta cambiando, l'alieno è divenuto un comune mortale e non è più solo.
Forse uno di quegli alieni ero io, curioso e ho voluto subito sperimentarmi, insieme a degli alunni di una scuola a creare un giornalino. Eravamo una quarantina e l'idea che mi era venuta in mente era quella di mettersi alla prova e a dare un senso e un orientamento all'utilizzo (utile!) del computer e delle sue infinite capacità.


Significava mettersi in discussione, affrontare tematiche, entrare nel funzionamento della macchina, introdursi in punta di piedi in un ambiente che non sapevamo dove poteva portare. L'importante era non perdere mai di vista dove si voleva arrivare, cosa si voleva ottenere e produrre e, soprattutto, trattare ogni argomentazione dalle diverse angolazioni e con criticità.
Porsi in atteggiamento di rifiuto, evitare alcune problematiche anche inerenti al web, non farebbe che alimentare nei ragazzi una curiosità insaziabile da colmare da qualche parte introducendosi in un labirinto di "canali" più grande di loro e rischiando di non uscirne o venirne fuori diversi.
Feisbuk (facebook!!)che allora era solo uno spettro, oggi è diventato uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati, poco controllati, libero di muoversi in ogni casa e in ogni dove. Non so se per una fame di sapere, di incapacità di aprirsi all'altro in maniera spontanea o di trasgressione e disillusione. Sicuramente resta una porta che da socchiusa si rischia di non averne più la forza per serrarla e guardare dal buco della toppa non basta più.

Il messaggio che deve passare è che la virtualità per quanto possa essere coinvolgente, nella quale possiamo catapultare le nostre curiosità e punti interrogativi, a volte è come il canto di una sirena che ammalia, affascina e ci fa perdere l'orientamento. Ci immette in strade che non conosciamo poi più difficili da ripercorrere e ritrovare la via richiede uno sforzo di cui non sempre disponiamo.
Deve rimanere sempre il contatto con la realtà che noi adulti dobbiamo offrire loro, in modo che poi da soli possano muoversi.
Questo linguaggio "manuale" deve rimanere solo uno strumento che ci avvicina agli altri, ma che non ci allontani da noi stessi.

Roberto Nucera, docente I.C. Carlo Levi - Roma
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