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n.33 maggio 2013
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Lo specchio ti riflette
L'orgoglio di essere scuola
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola


Mi vanto di essere discretamente tecnologica e "al passo coi tempi" - si usa ancora questa espressione? -, mi piace appoggiarmi a riferimenti documentati concreti, sono un po', per così dire, "sufficientemente illuminista".
Non manca però in me una discreta dose di fatalismo e di istinto, che non mancano di darmi spesso delle risposte efficaci. È così che, mentre mi arrovellavo su questioni contingenti e relative al momento storico che stiamo vivendo, mi sono imbattuta in paio di libri nei quali ho avuto la possibilità di riflettere e di riflettermi e che mi hanno dato un po' di risposte in merito al periodo che stiamo vivendo e nei quali mi sono ritrovata.
Provo un naturale moto di ribellione rispetto al disfacimento della scuola, non parlo delle risorse economiche , sempre più scarse e mal utilizzate, ma dell'idea generale che si ha oggi di scuola come di un "riempitivo", di un posto in cui bambini e ragazzi vengono depositati quando le famiglie sono impegnate, e dove gli insegnanti si trascinano stancamente e perennemente arrabbiati col mondo tra una vacanza e l'altra, svolgendo un lavoro che chiunque sarebbe in grado di fare, generalmente molto meglio.
Quello che vedo io è qualcosa di diverso, è un mondo di ricerca e di studio, di voglia di confrontarsi e di trasmettere sapere e cultura. E questa mia visione l'ho ritrovata un po' in questi due libri, che mi hanno "chiamata".
Massimo Recalcati nel suo bel libro "Il complesso di Telemaco", che mi ha fatto anche ripercorrere felicemente, ed anche con pizzico di nostalgia, i miei bei studi classici e psicologici, racconta di aver assistito ad una manifestazione studentesca contro la crisi -sigh! - in cui i ragazzi si facevano scudo di grandi libri di cartone con tanto di titolo ed autore:
" Che scudi fantastici, ho pensato! Il motivo militare della difesa dall'aggressore viene surclassato da quello dell'invocazione della Cultura - la Legge della parola - come barriera nei confronti della ingiusta violenza della crisi."

Non nascondo di aver provato un certo orgoglio nel pensare che quella Cultura parte proprio da noi insegnanti, dalle nostre proposte didattiche, dai nostri laboratori, dalle nostre ricerche, dal nostro impegno. Orgoglio che ho ritrovato, mescolato con molti altri elementi più o meno confortanti, nel libro di Paola Mastrocola "Togliamo il disturbo" quando si parla di studio non solo come di un'attività che ti porta ad immagazzinare nuove informazioni, ma come fonte di soddisfazione:
"Vorrei che tutti studiassero cose come Torquato Tasso. E Einstein, Kierkegaard, John Donne, Galileo, Aristotele (in greco) e Goethe (in tedesco). Le cose più difficili del mondo, insomma, ostiche, lontane; quelle per cui a un ceto punto ti viene da mollare tutto e dici: basta, non ce la posso fare, ma poi magari dopo quattro ore o quattro giorni o quattro anni che ti ci arrovelli su, di colpo avverti che la mente ti si apre, e ce la fa!, e come per miracolo ora tu capisci, e allora ti verrebbe da ballare per la strada, e ti capita una cosa davvero eccezionale, che mai avresti immaginato: sei soddisfatto di te."

Che cosa meravigliosa! La soddisfazione di sé! Ben poche cose sono capaci di realizzare altrettanto, perché tale soddisfazione viene dalla nostra interiorità e non da qualcosa che acquistiamo o che proviene dall'esterno.
Ricordo come fosse ora il giorno in cui dissi a mio padre che, dopo la terza media, avrei voluto iscrivermi alle scuole superiori ed in particolare avrei voluto frequentare il liceo classico. Lui, che, pur avendo risorse intellettive e personali enormi, non aveva potuto studiare, mi disse con aria seria: "Faccio l'operaio e la cosa mi costerà molto. Al primo fallimento vai a fare la sciampista."
La cosa avrebbe dovuto scoraggiarmi, magari portarmi a ridimensionare le mie aspirazioni di studio verso mete che mi avrebbero indirizzato più direttamente al mondo del lavoro, invece mi ha galvanizzato, mi ha energizzato, mi ha fatto capire come fosse preziosa quella opportunità e che dovevo fare di tutto per non farmela sfuggire.
Con l'assoluto sostegno dei miei genitori - cui non smetterò mai di essere grata! -, ho affrontato con entusiasmo quello studio "matto e disperatissimo", e non ho praticamente più smesso di studiare, trovandoci soddisfazione, una soddisfazione tale che cerco di trasmetterla come posso.
È chiaro che le mie fatiche libresche e le relative soddisfazioni erano apprezzate e sostenute in casa, una casa in cui circolavano libri, conversazioni, idee, in cui si rinunciava a cambiare la macchina per assicurare uno studio sereno e un viaggio didattico, in cui si preferiva acquistare un approfondimento di Letteratura piuttosto che le scarpe di marca, in cui insomma le priorità erano quelle giuste.
Bisognerebbe forse oggi farle valere queste priorità, senza accanirsi sull'ultimo modello di tablet o di minicar, ma rendendole ben visibili all'esterno, farle brillare, splendere, apparire, almeno allo stesso modo.

Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma
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