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n.5 settembre 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
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Ma a quando un pò di semplice buon senso?
Un campanello d'allarme per non continuare a ... scivolare!
di Rosci Manuela - Integrazione Scolastica
Oggi mia figlia ha sostenuto l'esame orale di licenza media.
Alle 10 riceviamo la chiamata dell'insegnante di sostegno che ci ricordava dell'esame. Forse avevano paura che ce ne saremmo dimenticati? Quindi alle 10 e 45 Michela era a scuola.
L'ha accompagnata mia moglie.

Alle ore 12.00 circa finalmente Michela entra nell'aula dove è riunita la commissione. I compagni di classe volevano accompagnarla all'interno, ma la commissione non l'ha permesso (ma non bisognava valutare anche il grado di socializzazione? Non sarebbe stato un bel gesto carico anche di simbolismi per gli stessi compagni?).
Forse temevano che suggerissero.

La commissione era collocata nel classico modo, a schiera dietro i banchi.
Michela era posizionata davanti a loro.
Hanno chiesto a mia moglie se voleva restare, e Lei giustamente ha detto di no. Non se la sentiva di assistere a uno spettacolo che ai suoi occhi era straziante.

Michela nel frattempo cercava disperatamente di uscire muovendosi con la sedia a rotelle, guardando con la sua aria tra lo spaventato, il perplesso e l'incredulo la commissione.
Michela quindi è uscita dall'aula dopo circa cinque minuti.
Non sappiamo cosa le abbiano chiesto o cosa le abbiano fatto sapere, due cose nel caso di Michela del tutto teoriche.

Mia moglie mi ha raccontato come tutto questo abbia ancora una volta fatto risaltare ai suoi occhi (come se ce ne fosse bisogno) la differenza tra Michela e gli altri ragazzi.
Si chiedeva che necessità c'era di tutto questo. Michela non ha capito niente, e lei si è sentita umiliata e frustrata avendo acquisito quella sensibilità così particolare e unica propria delle mamme di questi ragazzi così speciali.

Durante questa narrazione telefonica (io ero al lavoro), la voce era roca e qualche lacrima le è scappata.
Mi sono ricordato di quanto mi ha raccontato Daniela, la mamma di una bambina che qualche anno fa ha subito la stessa esperienza.
Perché dobbiamo subire tutto questo?

Parliamo e ci parlano di integrazione, inclusione, educazione speciale, Progetti educativi individualizzati. Benissimo
.
Ma a quando un po' di semplice buon senso?

Nicola Panocchia, genitore di Michela


Ho chiesto a Nicola (che ha pubblicato in diverse occasioni articoli riguardanti l'integrazione scolastica -anche su questa rivista-e che oltre a essere il papà di Michela è anche vicepresidente della Consulta sui problemi delle persone disabili del IV Municipio di Roma) di poter pubblicare la sua nota (una riflessione più che amara) che ha mandato a giugno, a seguito di questa esperienza che ha veramente "poco senso".

Ho chiesto di poter condividere le "sue parole" con i lettori nel primo numero della nostra rivista di settembre, perché rappresentino "un campanello dall'allarme": tra tanti buoni propositi, che abbiamo il diritto/dovere di dichiarare per il nuovo anno scolastico da poco varato, teniamo bene a mente ciò che non va fatto, rendiamoci sempre più consapevoli delle assurdità che compiamo a scuola, il più delle volte sotto l'egida di un formalismo astratto, e assumiamoci tutti insieme la responsabilità di questi "scivoloni", ancora troppo frequenti nelle nostre scuole.

Al semplice buon senso che auspica Nicola, forse va aggiunto un pizzico di formazione in più, una dose più forte di capacità decisionale, un q.b. (quanto basta) di pensiero flessibile e di atteggiamento mentale orientato alle soluzioni (più adatte) piuttosto che ripresentare sempre le stesse ricette in tavola ... a scuola.
Prima di avviare questo nuovo anno chiediamoci a quanti genitori dei nostri alunni dobbiamo chiedere "scusa" perché non abbiamo saputo spiegare bene le difficoltà del figlio, perché abbiamo dato per scontato che il genitore comprendesse, perché abbiamo sottovalutato ... non chiedo "perdono" perché certe umiliazioni difficilmente si cancellano dall'animo e dalla mente di un genitore. Sollecito, invece, la costruzione di un dialogo vero, di un patto di collaborazione tra scuola e famiglia. Forse diventeremo più credibili agli occhi dei genitori, soprattutto degli alunni disabili (e smetteremo forse di fare figuracce!).
Dimenticavo: è chiaro che Michela è una ragazza disabile che non avrebbe MAI potuto sostenere alcunché forma di esame "tradizionale"?

I prossimi esami sono lontani ma ... non troppo: prepariamoci in tempo con soluzioni e attenzioni adatte a ogni studente, soprattutto se disabile.

Manuela Rosci, psicopedagogista, direttore responsabile della rivista
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