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n.1 marzo 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Ma che aspettate a batterci le mani?
Le impensate opportunità dello spettacolo di fine anno
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale >>> Percorsi laboratoriali
Vado sempre più maturando la convinzione che nelle attività svolte a scuola, ed elaborate con tanta solerzia e una non indifferente forza di volontà, nonostante gli ostacoli che ci vengono frapposti quotidianamente...- debbano esserci tanti elementi diversi, buoni per tante chiavi di lettura, da quella posta più in superficie, e quindi più leggibile da tutti, a quella più ermetica e nascosta che però, se la si riesce a decriptare, diventa quella che dà le maggiori - e migliori! - risposte e soddisfazioni.

Un'occasione da non farsi sfuggire , in questo senso, è certo quella dello spettacolo di fine anno che, se ben gestito, può essere il veicolo privilegiato delle informazioni e delle notizie più varie, sulla classe e non, e può dare a genitori e parenti in genere, quelle chiavi di lettura del lavoro svolto di cui parlavo prima.

Come già raccontato in altre occasioni - vedi articolo dicembre 2008 - ho sempre visto tale spettacolo come qualcosa da costruire via via con i bambini, mettendo insieme pezzi di percorsi fatti insieme, esperienze, emozioni condivise, per dare all'esterno un po' il senso della nostra quotidianità.
Questo consente ai bambini di partecipare appieno a tale attività, di sentirla propria e quindi di metterci volentieri qualcosa di sé.
La cosa non sfugge certo ai genitori, che apprezzano non poco l'originalità dello spettacolo, nonché la condivisione dei prodotti del nostro lavoro.

Il nostro spettacolo di quest'anno ha preso l'avvio, quasi casuale, da un massiccio lavoro svolto sul "Mago di Oz", di Lyman Frank Baum. Abbiamo infatti preparato la visione dello spettacolo a teatro con la lettura animata del libro, una lettura attiva, che prevedeva la sottolineatura degli ambienti, dei personaggi, l'invenzione di voci e suoni, le osservazioni sullo svolgersi della vicenda.
Questa lettura è stata poi corredata dall'illustrazione in sequenze della storia, dalla creazione di piccoli brani in italiano e in inglese, filastrocche, brevi dialoghi..., da leggere e mimare.

La visione dello spettacolo, con un allestimento allegro e movimentato da battute e coreografie, presso il Teatro San Raffaele che propone in verità sempre spettacoli di ottima qualità, spesso basati su classici per l'infanzia, è stata quindi davvero entusiasmante per i bambini, tanto che hanno fatto sì che noi insegnanti ci procurassimo le musiche per consentire loro di preparare coreografie e balletti a scuola!
Tutti si sono appassionati tantissimo a questa attività, preparando movimenti e combinazioni anche durante la ricreazione!
Le bambine erano decisamente le più entusiaste, tanto sono riuscite a coinvolgere positivamente anche i loro compagni maschi, notoriamente più reticenti in questo genere di manifestazioni!

Così ha iniziato a prendere vita lo spettacolo; i bambini hanno gestito la questione in modo indipendente, sotto la supervisione di noi insegnanti, distribuendosi il lavoro: qualcuno ha preparato una filastrocca in inglese, qualcun altro testi da leggere e mimare, in coppia, altri ancora hanno pensato ad assemblare il fondale, altri ancora a perfezionare le coreografie...
La classe, come da esperienza comune, era una fucina, ognuno era impegnato in qualcosa, in modo individuale o gruppale, secondo le proprie inclinazioni, le proprie preferenze e le proprie capacità, ma tutti con il fine comune dello spettacolo!
Noi insegnanti non siamo state certo esenti dal lavorare "per la causa" e ci siamo dedicate a "cucire" un po' tutti i pezzi dello spettacolo, cercando di renderne comprensibile lo scopo ed anche tutto il lavoro che c'era dietro, ricercando raccordi, consigliando, raddrizzando il tiro, facendo attenzione che tutti venissero coinvolti nella stessa misura.

Eravamo agli sgoccioli ormai della preparazione, quando ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, un pizzico di follia buona, un messaggio più o meno nascosto, un accenno non troppo velato...

Cerca cerca, l' "eureka" è arrivato nel bel mezzo della Fiera della piccola e media editoria a Roma, "Più libri, più liberi": nello stand della casa editrice Gallucci ho scorto quello che cercavo affannosamente : "Ma che aspettate a batterci le mani!" di Dario Fo.
È stato come un coup de foudre: ecco quello serviva per aprire e dare un tocco in più a tutto il nostro spettacolo!
Ho catturato il libro ed il giorno dopo ho iniziato subito a lavorarci con i bambini, che ne sono stati entusiasti già dopo il primo ascolto!
È stato proprio questo entusiasmo che ci ha consentito di imparare il testo e di abbinarci una coreografia a pochi giorni dalla data fissata per lo spettacolo!

Il tutto mi ha dato un immenso piacere, quello di mettere qualcosa di me, qualcosa che avrebbe arricchito e magari reso migliore il nostro lavoro insieme.
Sì, perché lì, in quella canzone c'erano tutti i miei ricordi di ragazzina che aspettava "Mistero buffo" alla TV, di liceale che leggeva i testi e seguiva gli spettacoli di quello sarebbe poi diventato Premio Nobel per la Letteratura, di adulta pensante che si bea delle sue lezioni di Storia dell'Arte...
Sì, c'era tutto questo ed altro ancora, un po' di quello che sono ora deriva anche da quella canzone e risponde perfettamente a quello che ho sempre pensato fosse questo mestiere: mettere se stessi in quello che si fa e non solo trasmettere conoscenze...

E le risposte sono arrivate e ci hanno riempito di soddisfazione: coloro che hanno assistito allo spettacolo hanno colto il lavoro fatto, si sono congratulati per l'inventiva, la partecipazione e l'assoluta originalità, e qualcuno è riuscito a leggere anche il livello più profondo, più personale nascosto dietro la manifestazione più evidente...

Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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