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n. 66 ottobre 2016
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Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'MA CHE BEL CASTELLO!'  >>>
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MA CHE BEL CASTELLO!
Figura o sfondo?
di Parisi Roberta - Didattica Laboratoriale
Una didattica per competenze riconduce ad una serie di concetti quali flessibilità, interconnessione, trasversalità, inclusione, metacognizione, condivisione, unitarietà, ambiente di apprendimento, esperienza diretta, ricerca-azione.
La dinamicità insita in questo quadro d'insieme mi porta a considerare "le figure ambigue", ossia quelle immagini tanto care a Manuela Rosci e da lei sapientemente usate nei suoi corsi per rendere l'idea nell'immediatezza di come liberarsi dagli stereotipi.
In queste immagini, la figura e lo sfondo si intersecano continuamente, ora prevale l'una, ora è l'altro ad essere l'unico percepibile: lo sfondo diventa figura, la figura sfondo.

La possibilità di interpretare situazioni, azioni, comportamenti da punti di osservazione diversi è l'atteggiamento mentale che dovrebbe accompagnare chi si occupa di apprendimento scolastico: solo così si potrà trasferire questa consapevolezza anche ai nostri allievi, per renderli davvero liberi ed al contempo avviarli ad un pensiero critico.

Adattando questi concetti ad una classe prima di scuola primaria, quanto detto si traduce nel creare un contesto di apprendimento in grado di catturare l'attenzione dei bambini attraverso stimoli, informazioni, attività che abbiano per loro un significato. Senza l'interesse degli alunni non può realizzarsi alcuna organizzazione mentale dei messaggi.

Abbiamo deciso di partire concentrandoci in particolar modo sulle seguenti finalità generali: Comunicare nella madre lingua, Competenze sociali e civiche, collegate alla competenza trasversale di Imparare ad imparare.
L'ambiente di apprendimento che abbiamo previsto per l'accoglienza fa riferimento allo sfondo integratore del CASTELLO che sarà la nostra figura-sfondo.
Gli obiettivi di questa scelta sono stati molteplici: innanzitutto abbiamo reso il contesto flessibile, adattandolo a molteplici situazioni, pertanto trasversale e in grado di far convergere i nostri sforzi su percorsi comuni da più angolazioni.
Pensiamo che questo tipo di pianificazione del lavoro consenta di non trascurare il pensiero logico-matematico offrendo grandi possibilità di interazione con la sfera più prettamente scientifica, inoltre è indicato in quanto offre molti punti di contatto con le conoscenze e le esperienze pregresse maturate negli anni della scuola dell'infanzia.
La comunicazione attiva ha permeato tutto il nostro modo di procedere, infatti l'ambiente di apprendimento predisposto va inteso come un continuo spettacolo teatrale in divenire dove è indispensabile l'intervento creativo, logico, linguistico, comunicativo di tutti, nelle sue varie forme.

Già l'ingresso dei bambini il primo giorno di scuola è stato pensato come un'entrata in scena, secondo alcune regole basilari di comportamento che sarebbero state via via scoperte nel momento in cui i bambini agivano su questo immaginario palco. Gli alunni sono stati messi nella condizione di sperimentare situazioni fantastiche e realistiche, già da subito di mettersi nei panni dell'altro.
I bambini all'apertura
I bambini all'apertura "dei battenti del castello"
Ogni esperienza non sarà inerte, ma cercheremo di renderla significativa, degna di essere ricordata e indispensabile per la conquista degli ulteriori gradi delle competenze prese momentaneamente in considerazione.
Questo modo di procedere ci consente di far emozionare il bambino e di connotare affettivamente le situazioni.

La parola chiave è flessibilità, anche a partire dall'organizzazione dell'aula che subisce trasformazioni in base al tipo di attività da svolgere. L'altra è collaborazione, infatti fin da subito si tenta di rendere piacevole la permanenza in classe per otto ore al giorno, creando un clima sereno ed uno spirito di gruppo attraverso semplici forme di lavoro cooperativo. Anche le numerose esperienze vissute insieme faciliteranno tale scopo. Altra parola chiave è ricerca ed azione: fatico molto ad entrare nello schema del libro di testo, non lo uso quasi mai, ma non per denigrarlo, il fatto è che la mia ricerca va di pari passo con gli interessi, le scoperte e le intuizioni incredibili degli alunni che ogni volta mi stupiscono e mi rendono impossibile non utilizzarli.
Il dialogo continuo tra noi docenti e loro costituisce una fucina di idee, di materiali per lavorare tutto l'anno, considerando che davvero ci si diverte.

Facendo mio il concetto che "l'uomo parla e scrive non per frasi ma per testi" le storie inventate o vissute intorno al castello costituiranno i testi da leggere, da interpretare e su cui riflettere. Pensiamo di strutturare il nostro lavoro per unità di apprendimento utilizzando anche le potenzialità che offrono le classi aperte intese in un'ottica laboratoriale.

Un castello in classe tutto da riempire
Un castello in classe tutto da riempire
Il mio gruppo di lavoro è ben affiatato, anche perché sono anni che collaboriamo; questo tipo di modalità di lavoro richiede ad ognuna di noi di pensare in qualche modo a lungo termine senza preoccuparsi eccessivamente dei risultati immediati.

L'ansia da programma è bandita.

Anche il progetto d'istituto "Il mio amico libro" viene ad essere parte integrante del percorso verso le competenze, in quanto costruito sulla base del curricolo verticale al fine di non accumulare tanti contenuti isolati tra loro.


Roberta Parisi, insegnante presso l'I.C. di Riano, Roma
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