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n.24 giugno 2012
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Ma come dovrebbe "funzionare" un docente?
La funzione docente
di Rosci Manuela - Editoriali
Siamo giunti a conclusione di un altro anno scolastico e nasce spontaneo dire ... sembra ieri che abbiamo iniziato! La percezione del tempo che passa è certamente influenzata dai nostri stati d'animo, da ciò che abbiamo vissuto -nel bene e nel male- da quanto abbiamo fatto, da quanto siamo soddisfatti, seppur stanchi.
Ogni anno (ma anche ogni nostra esperienza) si conclude con una valutazione, che può essere anche molto sommaria, tra le cose che sono andate e quelle che è meglio dimenticare, anche se spesso è difficile "lasciare andare" ciò che ti ha toccato in negativo, ciò che ti ha ferito.
Abbiamo scelto di dedicare l'ultimo numero ai bilanci -tasto dolente in questo periodo!- a ciò che ci siamo portati via di importante, emozionale, di indimenticabile in questo anno di lavoro, affiancando anche qualche nota di rammarico per ciò che non si è riusciti a fare, o non come si sarebbe voluto. I nostri autori sono stati autentici nel raccontare le loro storie, di oggi come di ieri, di come si sono sentiti e perché qualche scelta, di natura didattica quanto relazionale, abbia lasciato in loro la voglia di donarla, di raccontarla a tutti noi.
Ma che significa "essere autentici"?

Mi aiuto ricercando su Wikipedia (oggi risulta essere il più gettonato luogo per ricercare spiegazioni, da grandi e piccini!).
Ho scelto:
"Il termine diretto da cui deriva quello di autenticità è autentico (dal lat. tardo authentĭcus, dal greco αὐϑεντικός, derivato di αὐϑέντης (che vuol dire "autore"; "che opera da sé" e che significava in senso lato "avere autorità su sé stessi"). La parola è composta da autòs (sé stesso) ed entòs (in, dentro) e quindi in senso più pregnante autentico può voler dire che autentico è ciò che si riferisce alla nostra vera interiorità, al di là di quello che vogliamo apparire o crediamo di essere.
....La ricerca dell'autentica interiorità non è propria soltanto della filosofia ma anche della pedagogia che si propone di far emergere con l'educazione l'individuo autentico e svilupparne le potenzialità che possono raggiungersi insegnando a non limitarsi nella propria egoità, nel proprio io individuale, ma a superare l'incapacità di relazionarsi nel mondo, con quell'"esserci" (dasein) che ci permette di superare l'heideggeriana inautenticità e anonima impersonalità. Rendersi conto attraverso la scienza dell'educazione della centralità della propria persona inserita in un ambiente sociale dove accanto all'"io" esiste anche il "noi"
.

E ancora:
"Il concetto di autenticità ha una connotazione soggettiva e una oggettiva. Per la prima l'autenticità è la sincerità che l'uomo ha con sé stesso, quando cioè non si finge di essere quello che non è, quando è genuinamente quello che il suo carattere lo fa essere. A questa interiorità spontanea e autentica deve però corrispondere un coerente comportamento esterno: vi deve essere un accordo tra le vere caratteristiche interiori e il rapporto con gli altri nel senso che l'uomo soggettivamente autentico accorda il suo temperamento a ciò che dice e fa: dice ciò che pensa, fa quello in cui crede."

Qualche considerazione. Nella nostra funzione docente è importante dunque accompagnare i nostri studenti verso questo percorso di "autenticità" che deve poter coniugare la propria persona con quella di tanti altri che insieme a noi formano l'ambiente sociale. Non è forse la classe un "ambiente sociale" predefinito, a disposizione proprio per apprendere ciò? Non è forse l'azione quotidiana del "lanciare il sasso nello stagno" -lanciare ad esempio una provocazione didattica alla classe- che contraddistingue il lavoro di ogni giorno di tantissimi docenti, che serve a mettere in gioco se stessi con il proprio io ma anche con gli altri? Non è compito della scuola, e quindi della nostra funzione docente, "aprire le menti" e costruire un "noi" che possa essere anche di supporto a tanti "IO" presenti in ogni classe?

Immaginate quanti siamo a svolgere questa funzione: probabilmente siamo "l'azienda" più numerosa, che conta più lavoratori in assoluto! E tutti svolgiamo l'attività quotidiana di accompagnare i nostri alunni verso quella consapevolezza che ha ragione di essere perseguita proprio nell'ambiente sociale per eccellenza, che è stato individuato da sempre (la classe) come luogo "sociale" dove imparare a fare e a stare ... in modo "autentico".
Se non siamo convinti che la nostra mission sia di natura pedagogica (educativa) e non solo disciplinare (istruttiva) ... COSA CONTINUIAMO A DARE CON LA NOSTRA FUNZIONE? Quale valore aggiunto potrebbe esserci nell'insegnare qualcosa a qualcuno se non proprio nella nostro essere AUTENTICAMENTE capaci di accompagnare i più giovani di noi a ragionare diversamente da noi, a considerare l'altro una risorsa seppur diverso da te, a essere leale piuttosto che falso, con se stesso e con gli altri, a guardare oltre ciò che oggi riesci a vedere, a sentire il dolore dell'insuccesso quanto la gioia del successo, a sopportare l'errore quanto l'eccellenza, a sapersi accettare quanto criticare ....

Capite bene che sento questa funzione così importante, così vitale che cerco di essere autentica nel mio lavoro, cercando di integrare l'aspetto interiore del concetto (l'autenticità è la sincerità che l'uomo ha con sé stesso, quando cioè non si finge di essere quello che non è, quando è genuinamente quello che il suo carattere lo fa essere) con il comportamento esterno (l'uomo soggettivamente autentico accorda il suo temperamento a ciò che dice e fa) che si sintetizza bene nel motto: dice ciò che pensa, fa quello in cui crede.

Ma il mio lavoro non si realizza solo con gli studenti, si concretizza molto anche nel rapporto tra colleghi e anche questo dovrebbe essere... autentico, nella costruzione di senso che riesce a dare un gruppo di persone che potrebbero/dovrebbero condividere la stessa mission e forse anche la stessa vision!
Ebbene, ciò che mi porto via da questo anno, o meglio da un ciclo di vita professionale, oltre che amicale, insieme a un gruppo di docenti con cui ho lavorato per undici anni, è che un gruppo (di docenti, ad esempio!) diventa forte quando i membri sono autentici non a parole ma a fatti, quando si è maturi per poter dire ciò che si pensa (e questo è abbastanza frequente tra gli adulti) ma altrettanto capaci di mettere in atto coerentemente il proprio pensiero, di fare AZIONE che vada verso la realizzazione di ciò che si dice, all'insegna della condivisione, come risultato di una messa in gioco di molti ("tutti" è difficile!). Fatti, non solo chiacchiere!
Quando si costruisce questa identità collettiva, quando ognuno mette in gioco se stesso, il suo sé soggettivo al servizio di una visione comune, una comune ricerca di azione ... l'esperienza non solo è gratificante ma riesce a produrre cambiamenti impensabili, nei singoli e nel gruppo stesso. Questo mi porto via, il lavorare in maniera "autentica" con un gruppo di colleghi.
E' stato fantastico.

Unica accortezza (nota dolente): attenzione a chi si spaccia per "autentico" e in realtà si ferma solo a essere ciò che è, senza nessuno sforzo per cambiare (azione indubbiamente faticosa!) o per condividere con gli altri, nel mettersi in gioco per il gruppo, trincerandosi dietro pietose affermazione (ma io sono così, non è colpa mia!).
Diffidate: spesso sono persone non sincere ... anzi FALSE e, come le monete fasulle, non valgono nulla, tanto vale non prenderle in considerazione, evitarle .... non esistono per me!

Grazie a tutte/i veri autentici che ho incontrato nel mio cammino, sono molti, ma molti di più delle persone che non lo sono.

Manuela Rosci
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 13/07/2012 ore 14:06 da manuela
Manu, essere autentici a volte è rischioso...è spesso è più semplice unirsi alla massa senza mettersi in gioco, per paura...o forse perchè non ci si crede abbastanza!Lavorare con te mi ha dato la forza di " riuscire a dire quello che penso...e di CONTINUARE a FARe quello in cui CREDO!!!!Il nostro lavoro è una missione....!!!!Ma quando questa missione la porti avanti con il cuore e con un lavoro di squadra...non sarà mai una missione impossibile!!!!!!!!!!grazie manu......con stima e un pizzico di nostalgia......Manuela
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