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n. 29 gennaio 2013
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Ma i politici si ricordano della scuola?
Riflessioni personali sulla scuola italiana confrontata con quella finlandese
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
In questi giorni in cui la nostra Italia è impegnata in riflessioni politiche sulle imminenti elezioni, tra i vari schieramenti si parla tanto di voglia di cambiamento, di far in modo che si possa ritrovare la strada per definirsi ancora parte di una nazione fatta di valori certi e di un'economia salda, di una classe politica che possa capire quali siano i problemi veri da affrontare.
Dalle trasmissioni televisive o dai giornali sfruttati dai leader politici per apparire ed essere visti, poco si ascolta di scuola e istruzione.
In fondo a chi mai potrebbe interessare se non agli addetti del settore, cioè insegnanti, genitori e alunni?
È una sfida per ogni docente identificare nell'agenda di ogni partito, senza distinzione di colore o ideologia, un esponente seriamente capace di preoccuparsi delle logiche sottese alla scuola italiana, dove - non dimentichiamolo - si formano i cittadini di domani.
Le recenti riforme che dovevano resitituire una scuola all'avanguardia e competitiva nel confronto con altre nazioni si sono risolte in enormi tagli sulle risorse di cui essa disponeva, e sul suo buon funzionamento.
L'ultimo vanto dell'istruzione italiana è rappresentato da lavagne multimediali fornite ad ogni aula di qualsiasi istituto, ma molto più onestamente è difficile trovare un laboratorio informatico realmente sfruttato dai nostri studenti, perchè persino i famosi registri online informatizzati sembrano una chimera per chi è abituato a fax non funzionanti e fotocopiatrici con codici personali esauriti da mesi.
La scuola italiana del 2013 è costretta a riunioni con i genitori per chiedere un contributo volontario affinchè ai figli venga garantito l'uso di cancellini, gesso, sapone, fogli: beni di facile consumo divenuti rari e preziosi in ogni classe.
Probabilmente un confronto con il civilissimo Nord Europa può dire molto delle migliorie necessarie al nostro sistema scolastico, e l'esempio della Finlandia si presta perfettamente.

Le scuole in Finlandia sono piccole e iper-fornite di materiale didattico di qualsiasi genere; le classi sono numerose (dai 25 ai 30 alunni), ma moltissime scuole hanno meno di 300 studenti. Quando gli iscritti sono troppi, la scuola si sdoppia in due gestioni conviventi nello stesso edificio.
Questo sua piccola dimensione ha due effetti importanti:

all'interno della scuola, le relazioni tra insegnanti e studenti sono molto forti: inevitabilmente tutti si conoscono e la scuola diventa una vera e propria comunità aderente ai più importanti avvenimenti della sua dimensione associativa;
all'esterno anche le relazioni con le famiglie sono intense ed il capitale sociale di cui usufruisce la scuola è molto alto: tutti sanno quali azione promuove l'istituzione scolastica, il controllo sociale favorisce equità, efficacia ed eccellenza pur rimanendo in costi contenuti.

Questo sistema scolastico ci dovrebbe insegnare qualcosa.
Per quanto piccolo, lo Stato della Finlandia patrocina un concetto di riforma scolastica effettiva, e può ispirare strategie equivalenti qui in Italia. Anche in Finlandia ci sono sindacati agguerriti, partiti di destra e di sinistra, e il quadro politico non è molto diverso da quello di altri Paesi con diversi sistemi scolastici, però il graduale cambiamento, intrapreso per piccole tappe, ha coinvolto tutte le parti sociali in causa nel processo di negoziazione.
Questo modo di procedere richiede tempo, ma assicura floridi risultati indipendentemente dal cambiamento di scenari politici, grazie ad un'attenta analisi di esigenze e obiettivi condivisi.
La professione di insegnante in Finlandia è molto importante, ed è ritenuta assai prestigiosa: la sua preparazione include un ciclo di cinque anni dopo la maturità ed è imperniata sulla ricerca scientifica.
I genitori hanno piena fiducia negli insegnanti, capaci di riconoscere tutto quello di cui un bambino ha bisogno. Nella scuola finlandese non esiste la bocciatura, gli alunni si presentano agli esami quando si sentono preparati e affrontano insieme agli insegnanti i vari problemi che si possono presentare.
La scuola dell'obbligo inizia a sette anni e dura sei anni; la scuola media impegna gli alunni per tre anni e costituisce il percorso di base; non si cambia mai scuola e la mensa è gratuita, come le cure mediche, i trasporti e tutto il materiale scolastico. Le famiglie non spendono nulla per l'educazione e l'istruzione dei loro figli, tutti uguali e trattati allo stesso modo.
Il sistema scolastico finlandese funziona perché c'è alla base un rapporto di fiducia reciproca tra insegnanti, studenti, famiglie ed autorità. È la cultura della fiducia che permette alle autorità e ai responsabili politici di credere nel valore degli insegnanti e nel loro modo di gestire competentemente la scuola, senza continue ingerenze nel relativo modo di operare.
Questo sistema risulta essere all'avanguardia perché basato sul buon senso, sulla qualità dell'offerta, e sull'alta professionalità degli insegnanti, insieme a tutto il personale scolastico che lavora nella scuola.
L'originalità del sistema sta nel fatto di puntare sull'istruzione come investimento di base per un Paese povero di altre ricchezze, privo di risorse naturali e senza materie prime.
È la scuola il vero centro di cultura e di stimolo per gli alunni.

Eppure in Italia sembra un'impresa disperata chiedere altrettanto, cioè un'offerta formativa basata sulla qualità e la quantità dell'insegnamento, con docenti preparati in modo funzionale alla professione e edifici "costruiti" attorno agli alunni, con tutti i materiali occorrenti per un buon funzionamento, senza gravare sulle famiglie.

Solo il tempo e i fatti ci consoleranno in merito alla risposta dei nostri politici riguardo all'obiettivo scolastico.

Simona Loretta Agolino, Giurista, docente I.C."2 Ottobre 1870", piazza Borgoncini Duca Roma.
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