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Numero: 9- maggio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 22 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Madonna che traguardi!'  >>>
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Madonna che traguardi!
Non è solo "core di mamma".
di Paci Lucia Giovanna - Didattica Laboratoriale
Premetto, e chi mi segue da un po' lo sa, che non sono una "tecnica": non sono un'insegnante né una psicologa, non scrivo di didattica, né più di tanto ne leggo. Sono una mamma di quattro figli, che, pur essendo molto sentimentale, non è solo "core di mamma", ma sa usare un po' la testa, con la quale fa analisi, elaborazioni e trae conclusioni.

Benedetta frequenta la terza elementare e, nonostante il Ministro, potrà uscire dalla scuola primaria avendo fatto, di questi tempi, un'esperienza di rara fortuna e di grande formazione: il teatro.
Il laboratorio teatrale, non inteso come ore che avanzano e che devono essere destinate a qualcosa, ma fulcro dell'attività didattica a tutto tondo, è lo strumento chiave offerto a Benedetta e ai suoi compagni per fare scuola. Non potrebbe essere altrimenti visto che Marianna, la sua maestra, proprio da queste pagine scrive: "la teatralità espressiva diviene, nella mia aula, una strategia operativa, una vera e propria modalità d'intervento individualizzato e di rinforzo".
Ed è vero, funziona!

Il laboratorio teatrale non è solo recitazione: è scrittura, perché i bambini sono coinvolti nella composizione del testo o nell'elaborazione delle battute o nella caratterizzazione dei personaggi; è memoria, e questo sarà banale sottolinearlo, ma ha la sua importanza; è oralità, perché pure se un bambino riferisce qualcosa di imparato a memoria, allena la mente a creare quegli automatismi che poi influiranno per forza sulla capacità di esposizione orale anche al di fuori del contesto teatrale; è movimento, con tutto quello che ad esso è correlato: gestualità corporea, coordinazione, per non parlare del ballo; è coscienza di sé come individualità e come parte di un tutto con cui fare i conti nel rispetto dei tempi, delle battute, della spazialità. E', infine, e non mi sembra poco, conoscenza e controllo delle emozioni, sia per quello che riguarda l'entrare in un personaggio, con tutte le sue sfaccettature, sia nella gestione della propria emozione di fronte a un pubblico!!

Avevo detto, però, di non essere un'esperta né di volerla fare teorizzando. E' che mi stavo ripassando nella mente tutte le considerazioni che ho fatto mentre ho visto "Il ratto delle veline", risultato del laboratorio teatrale di quest'anno, presentato durante la Rassegna teatrale del 196° Circolo Didattico.
"Il ratto delle veline" è nato dall'abilità di penna del papà di una bambina, che ha buttato giù un canovaccio su cui, poi, si è divertita la maestra Adriana. E' diventata la rivisitazione moderna e goliardica del ratto delle Sabine. I bambini hanno, così, studiato la nascita di Roma, Romolo e i suoi editti, (Asilum Romuli), hanno conosciuto il significato di termini e concetti complicati (crisi demografica tanto per citarne uno), ma che appartengono anche alla cosiddetta "convivenza civile e democratica", si sono cimentati con la lingua tanto da spingersi al dialetto romanesco di un "vero" poeta dialettale, Giorgio Roberti, e poi, così, oltre a imparare nozioni che avrebbero dovuto affrontare in altra maniera, hanno potuto apprezzare la "lettura" buffa che ne era stata fatta proprio perché conoscevano quella reale.
Questo è il lavoro che hanno fatto dietro o ai margini, poi c'è quello della drammatizzazione vera e propria.
Madonna che traguardi!

A parte la messa a nudo di talenti, che non credo sia rilevante più di tanto, però, se non nella misura in cui offre a un bambino un'opportunità di scoprirsi, di nuovo, e magari di trovare una vocazione, il lavoro che viene fatto sui bambini nella loro complessità è impareggiabile.

Penso a mia figlia: è una bambina intelligente, con grandi potenzialità, ma tendenzialmente timida e ritrosa, direi, con una difficoltà a parlare di sé e, in generale, a riferire oralmente. Ha grinta ma non si espone, non si lancia. Beh, ha aperto una scena da sola, sola sul palco a parlare col pubblico...! Certo, io la conosco e "sentivo" il suo sforzo, ma... che successo!
E mi viene da pensare a quando la maestra Paola mi dice che il problema principale di Benedetta come di altri bambini è proprio quello di esporre, e provoco: perché non provare a usare la drammatizzazione per animare le lezioni di storia e insegnare ai bambini a esporre? Penso a un suo compagno, intelligente, bravo in tutte le attività più propriamente didattiche, che sul palco, in preda all'emozione forte, leggermente balbetta, ma è presente, consapevole e determinato e considero: ma quale altra situazione gli darebbe un'opportunità così efficace e diretta di lavorare su di sé e sulle sue emozioni?
La maturità che traspare da questi bambini è quasi sconcertante: presenza scenica, raccordo tra loro e gioco di squadra, se uno si scorda la battuta, l'altro prontamente lo copre.

Allora, alla luce di tutto ciò, mi viene da sorridere ripensando alle parole di una rappresentante di classe che riportava, in consiglio d'interclasse, le obiezioni preoccupate di alcuni genitori al successo della Rassegna. Secondo loro, seppure un successo, la Rassegna teatrale con tutto il suo contenuto e risvolto in termini di lavoro, aveva levato tempo alla matematica, all'italiano, e alle altre materie tradizionali, come se la scuola fosse solo questo e non anche la manipolazione, la creatività manuale ed espressiva che aveva portato i loro bambini a inventare, costruire, animare, mettere in scena delle marionette!
Magari, si sarebbero potuti rassicurare riferendo loro, per esempio, che a ciascun bambino era stato detto di portare a scuola 50 cm di varie stoffe colorate per realizzare le marionette ed era stato chiesto, poi, di tradurre quanta stoffa era stata portata dalla totalità dei bambini della classe, magari da esprimere in metri, o per visualizzare come muoversi su un palco tanto grande, fosse stato fatto dividere in quarti o in ottavi, ciascuno destinato a un'attività o a un gruppo di persone. Visualizzare il concetto di frazione e viverlo fa sì che sicuramente un bambino non lo scordi mai più e possa imparare molto più velocemente.
Si sarebbe potuto anche spiegare che i bambini, quando interagiscono tra loro su un palco, seguono dei ritmi, sincronizzano gli interventi, si aspettano e si incastrano...contano, in poche parole, non metaforicamente, contano proprio mentalmente e sottovoce e imparano il valore del numero e del tempo! Anche questa è matematica e vissuta sulla pelle diventa qualcosa di acquisito per sempre. E magari, chissà, la loro maestra di matematica davvero ha consapevolmente "usato" la matematica in questo modo, non c'è casualità, ma ricerca di un altro modo di fare scuola. Del resto siamo alle scuole elementari, dove si viene impostati per il futuro, c'è tempo per riempire di grossi contenuti!

Non si può pretendere che, al volo, si capiscano o si intuiscano le potenzialità formative di uno strumento come il teatro. Io, personalmente, lo preferisco al più accurato e specialistico pacchetto di nozioni, perché funziona a molti più livelli e credo proprio che possa essere l'elemento che aiuti un bambino a trasformare in abilità e competenze quel pacchetto di nozioni.
Invito, quindi, a riflettere tutti quei genitori preoccupati del confronto con chi "ha già fatto la divisione a due cifre", sul fatto che, anche fosse che i loro figli siano "rimasti indietro" rispetto ad altri bambini, nel momento in cui affronteranno nuovi, difficili argomenti saranno così forti delle esperienze fatte in altre modalità, da affrontarli con serenità, naturalezza, maturità, coscienti di sé e del loro potenziale.

Lucia Giovanna Paci Genitore del 196° CD - Roma


Sulla stessa esperienza leggi anche il punto di vista nell'articolo di:
Marianna Traversetti: "Belli, Bravi, Bis!"
Adriana Messuri: "Ad ognuno la propria parte"
E ancora Lucia Giovanna Paci: "La scuola possibile esiste e funziona pure!"

Sull'importanza dell'esperienza teatrale a scuola leggi anche:
Leda Cerofolini: "Quando la collaborazione è COSTRUZIONE"
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 10/10/2017 ore 15:43 da Ombretta Schiavetti
Sono fermamente convinta, sia come docente che come mamma, dell'importanza di forme diverse di comunicazione all'interno della scuola primaria. Da sempre, essendo stata anche insegnante di sostegno, utilizzo la psicomotricità, la drammatizzazione, la musica, il disegno e tutto ciò che, in base agli stili cognitivi dei miei alunni, può essere linguaggio alternativo a quello formale.Spesso dare possibilità ad ognuno di esprimersi nella forma più semplice e consona porta all'acquisizione di mete inaspettate, alimentando autostima ed autoefficacia. , la digitalità. Pertanto confido in una scuola che si apra verso una visione olistica e poliedrica dell'insegnamento.
inserito martedì 10/10/2017 ore 15:42 da Ombretta Schiavetti
Sono fermamente convinta, sia come docente che come mamma, dell'importanza di forme diverse di comunicazione all'interno della scuola primaria. Da sempre, essendo stata anche insegnante di sostegno, utilizzo la psicomotricità, la drammatizzazione, la musica, il disegno e tutto ciò che, in base agli stili cognitivi dei miei alunni, può essere linguaggio alternativo a quello formale.Spesso dare possibilità ad ognuno di esprimersi nella forma più semplice e consona porta all'acquisizione di mete inaspettate, alimentando autostima ed autoefficacia. , la digitalità. Pertanto confido in una scuola che si apra verso una visione olistica e poliedrica dell'insegnamento.
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