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n 71 marzo 2017
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Articolo 'Maestra, non sono capace!'  >>>
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Maestra, non sono capace!
Sviluppare l'empatia nella scuola delle competenze
di Bono Liliana - Oltre a noi...
tratta da:http://www.ascoltailtuocuore.it/wp-content/uploads/2014/07/empatia007.jpg
tratta da:http://www.ascoltailtuocuore.it/wp-content/uploads/2014/07/empatia007.jpg
Pensavo di dover insegnare come si fa, questo per molto tempo.
Certo che molte volte è esattamente la seconda cosa importante da fare.
La prima è trasmettere empatia, per me.
Non sei capace? Neanche io. Adesso vediamo un po' come si può fare.
Una piccola rivoluzione e l'alunno va tranquillo, e la maestra anche.
Molte volte infatti anche io non sono capace, se lo sono significa soltanto che ho imparato prima.
Ma prima di tutto, conosco quella sensazione di ansia, quella paura di non essere all'altezza.
A scuola come nella vita.
In realtà multietniche, capita spesso che l'insegnante non sia capace, ad esempio di capire quello che sta dicendo il piccolo al terzo banco.
Magari alcune cose al momento non possiamo ancora impararle. Ammettiamolo!
Servono empatia e giusta tempistica.
Io ho bisogno di questa sorta di complicità con i bambini e i bambini ne hanno bisogno con me.
E' un cominciare rilassati, un camminare insieme.
Non so se l'empatia rientri nelle competenze, ma penso che in qualche modo le comprenda.
Cittadinanza senza empatia mi sembra convivenza tra robot in un deserto.
Lingue straniere senza empatia? Bah, io non le imparerei mai.
Si potrebbe obiettare che non tutti la posseggano o la sappiano trasmettere.
Allora torniamo al titolo.
Maestra, non sono capace!
Si possono imparare i sentimenti? Ovviamente sì, perché sono universali. A volte sono nascosti, specialmente sotto strati di ansie e di competitività.
Ecco a che cosa serve l'empatia in classe (anche fuori dalla classe).
Imparare i sentimenti vuol solo dire togliere quello che ostacola il nostro sentire, e come risultato essere fluidi nell'osservare e nell'apprendere.
L'ansia di dovere imparare, di non essere capace, non dà molti buoni frutti anche se può dare come risultato dei buoni robot.
Alla fine poi il contenuto dell'insegnamento non è nemmeno fondamentale, e in molti casi va perso o sbriciolato nelle ans(i)e della vita.
È l'atto dell'insegnamento/apprendimento che conta, e proprio per mezzo dell'empatia questo atto diviene efficace.
Il contrario di essa, cioè l'antipatia, genera di solito un apprendimento "in negativo" (Ecco come non voglio fare, non voglio essere).
Diceva un saggio uomo, "Imparare è la sola cosa che meriti di essere imparata".
Vedo spesso forti incentivazioni alla competitività fra i banchi di scuola, esortazioni a "fare come lui/lei", comparazioni e giudizi continui.
A volte anche io lo faccio, lo ammetto, ma non molte volte.
Credo che questo tipo di atteggiamento stimoli la disistima.
Mi colpiscono molto le "persone dieci e lode", che sembrano aspettarsi sempre il massimo assoluto da tutti e da loro stesse.
Io il massimo assoluto non so nemmeno se esista, ma di una cosa sono convinta, e cioè che quasi sempre ognuno di noi fa il massimo, per quanto ne è capace e ne sa.
Bambini compresi, bambini soprattutto.
Credo sia empaticamente molto importante far capire che ci accorgiamo del loro "mettercela tutta", e che ci piace, indipendentemente dai risultati, con buonissima pace di tutte le valutazioni, i test, le prove di verifica, le schede di valutazione e le prove Invalsi.


Liliana Bono, docente di scuola primaria, Istituto "G. Parini", Torino
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 01/04/2017 ore 15:07 da Francesca Pellizzaro
Che dire? Grazie per l'articolo, cara Liliana, mi trovi perfettamente d'accordo! L'empatia è il grimaldello per entrare in sintonia con gli altri...mi ha fatto bene leggerti, perché in quest'ultimo periodo di grande stanchezza faccio fatica ad essere empatica, soprattutto con qualche alunno più...impegnativo, ma per me, che vorrei essere da "10 e lode" è importante concedermi di sbagliare e di farmi accettare anche così imperfetta!
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