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n.3 maggio 2010
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Malessere giovanile (ultima parte)
Un'analisi per il Sistema Formativo
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Per il lettore che con molta pazienza e altrettanta costanza ha seguito gli articoli precedenti, non posso che recapitargli i miei più sentiti ringraziamenti; a tutti gli altri e comunque per richiamare l'attenzione in vista delle argomentazioni conclusive di questa analisi, dirò succintamente che ho passato in rassegna alcuni fattori che, a mio avviso, sono determinanti nel generare quel malessere giovanile che la scuola è chiamata ad affrontare allo stesso titolo dei suoi compiti istituzionali. Ho iniziato con l'immagine negativa del Sistema Scuola, immagine tradizionale che rischia in ogni momento di trasformarsi nella classica profezia che si autoavvera e ho poi evidenziato la carenza di un organico e sistematico intervento di Orientamento, tanto più necessario oggi, data la velocità delle trasformazioni e la precarietà degli orizzonti, sia esistenziali che professionali; quindi ho preso in esame la latitanza delle istituzioni, ossia la vergognosa assenza di impegno, finanziario e politico che invece di arricchire la scuola di risorse e strumenti per consentirle di risolvere i crescenti problemi che vengono posti sulla sua strada, viene progressivamente spolpata e svilita. Infine, uscendo dall'alveo delle responsabilità direttamente ascrivibili alla scuola come istituzione, ho considerato gli effetti dirompenti causati dagli Ambienti familiari negativi, ossia da tutte quelle situazioni famigliari che per traumi, indigenza, anaffettività o inadeguatezza generalizzata (le cosiddette "famiglie a rischio" o "multiproblematiche"), generano un profondo disagio nei loro figli.

Un ulteriore fattore di disagio giovanile, contiguo, ma non coincidente con il precedente, è la presenza e l'azione di contesti socioculturali fuorvianti, ossia ambiti e momenti sociali pervasi da valori, orientamenti, linguaggi, stili di vita che marciano in rotta di collisione con le linee guida dei processi educativi proposti e promossi dal Sistema Scuola.
Su questo punto bisogna intenderci e non equivocare.
Un certo grado di devianza giovanile rispetto ai modelli adulti è non solo fisiologico, ma persino positivo perché porta in nuce le energie del ricambio generazionale, stimola il cambiamento e il perfezionamento dei modelli stessi, il loro adeguamento alle nuove situazioni.
In questi termini esiste tutta una linea di pensiero e d'azione "alternativa", fondata su autori, strategie, obiettivi e valori degni di rispetto ed attenzione, magari una linea non condivisa, ma, appunto, valida e fondata e che in parte intercetta il malessere delle nuove generazioni e lo trasforma in energie e progetti innovativi.

Quello che però si verifica più diffusamente è un fenomeno relativamente nuovo (qualche decennio a questa parte) che coincide con il diffondersi e il consolidarsi dell'apparente benessere consumistico: si tratta di una devianza fine a se stessa, priva di obiettivi e strategie, anonima, gretta, autoreferenziale. Essa si manifesta in più forme e sfumature, ma in sintesi può essere distinta in rinunciataria, violenta e conformista; la prima è caratterizzata dal prevalere di tendenze nichiliste e autistiche (che possono manifestarsi con fenomeni depressivi ed esperienze di tossicodipendenza o di marginalità), la seconda da manifestazioni di ribellione autoritaria, di condotte distruttive e di esibizionistico calpestamento delle regole (bullismo, vandalismi, integralismi politici e religiosi, criminalità minorile), la terza con l'assunzione ritualista dei modelli consumistici e degli stili di vita reclamizzati dalla pubblicità e dai vari reality.
La prima conseguenza di questo stato di cose è un affievolimento generalizzato delle energie propulsive delle nuove generazioni: il loro naturale potenziale innovativo e, comunque, il loro normale bisogno di rinnovamento è "scaricato" o, se si preferisce, è assorbito da una sorta di limbo creato dalla società opulenta.

Le società occidentali "avanzate" favoriscono la creazione di alvei culturali, o di segmenti sociali specializzati, veri e propri sottoinsiemi che contribuiscono all'insieme totale come tessere di un puzzle: l'universo infantile, quello adolescenziale, quello giovanile, l'ampio bacino della maturità, l'area presenile e senile e la zona oscura e segregata della vecchiaia; naturalmente esistono altre classificazioni per censo, etnìa, religione, status economico, stili esistenziali e così via e tutto ciò costituisce la complessa struttura delle società contemporanee.
Suddividendo la compagine sociale in gruppi e settori separati e diversamente caratterizzati, con codici, valori, aspettative e orizzonti differenziati si realizzano forme nuove di classismo e si corre incontro alle esigenze economiche e finanziarie del produrre, del consumare e dell'avere. Inoltre si mantiene una profonda divisione sociale che avvantaggia il reciproco confliggere, anziché un collettivo riconoscersi e solidarizzare.
Le nuove generazioni si ritrovano così subito definite e impacchettate in limbi sociali e culturali mirati e dedicati, dai quali è sempre più difficile evadere poiché il relativo benessere materiale, i falsi ma attraenti paradisi che li circondano e la diffusa dotazione tecnologica su cui possono fare affidamento hanno su un grande potere seduttivo su di loro.

La scuola si trova oggi decisamente isolata nel proporre valori e stili di vita che si oppongono a quelli che i grandi media, l'esempio di gran parte della popolazione adulta e i richiami dello sfavillante mondo dei beni di consumo ammanniscono loro a piene mani con mezzi e poteri persuasivi incomparabilmente più potenti.
Non dimentichiamo che l'educazione è proiettata nel futuro e che costruisce, gradualmente, percorsi che hanno obiettivi alti, impegnativi e "lontani", mentre i mass media e il mercato vendono piaceri e beni, sogni e divertimenti facili, accattivanti e a portata di mano.

Un ultimo fattore che mi preme prendere in considerazione in quest'analisi è tutto interno ai processi di crescita e di formazione dell'identità, che caratterizzano l'età della popolazione studentesca. Si potrà obiettare che queste problematiche sono vecchie come il mondo, ma in tal caso si sottovaluta quanto queste siano oggi, per un verso esasperate e per un altro falsamente esorcizzate.
Ciò che le amplifica sono proprio le suggestioni multimediali poiché la discrasia che le nuove generazioni registrano, tra i miti e le mode, i personaggi e gli stili di vita di un cosmo spettacolare e irresistibile, sfornato senza posa dall'industria mediatica e dalla jet society e la prosaicità dell'ordinario quotidiano che invece le circonda come persone concrete e nel quale non si ritrovano, non si proiettano, non si realizzano, è devastante (come unico, significativo esempio prendiamo la sofferenza delle ragazze nel confrontare la loro umana, materiale, effettiva, limitata bellezza, con la bellezza falsa, artificiale e patinata, ma ineguagliabile e irresistibile delle modelle, delle attrici, delle tante "top" del palcoscenico).
Ciò che invece nasconde e anestetizza le problematiche giovanili è la gigantesca sovrarappresentazione sociale e culturale del loro universo: infanzia, adolescenza e giovinezza dominano nella fotografia, nel cinema, nella televisione, nella pubblicità, nella cronaca, creano aspettative fuori scala, puntualmente deluse nella concretezza.
La già naturale sensazione di onnipotenza adolescenziale trova, nei modelli e nelle magìe a buon mercato del consumismo e dello spettacolo un'amplificazione che farà volare alte intere generazioni senza fornire loro ali o paracadute; il già naturale bisogno di eccesso, di trasgressione, di sballo trova oggi una leva culturale formidabile, priva di anticorpi, di protezioni, di alternative.
La naturale crisi di identità degli adolescenti è oggi più che mai esposta a enormi stress culturali: non sopportare lo iato, l'abisso, tra la propria reale persona e quella mitica e irraggiungibile dei personaggi mediatici che vengono assunti a modelli e riferimenti; non avvertire il bisogno di crescere e rimanere infantili perché affascinati, magnetizzati dalla condizione giovanile che viene incessantemente rappresentata come meravigliosa, seducente, onnipotente.
In questa situazione i giovani rifiutano di essere "allievi"; lo status e il ruolo di studenti è indigesto e non collima con la mitologia del mondo dello spettacolo.
Dal sano rifiuto del principio di autorità fine a se stesso dei lontani anni '70, si è passati all'indifferenza verso tutti e tutto, alla confusione dell'autonomia con il menefreghismo, della libertà personale con il calpestamento di ogni regola.

La scuola come istituzione educativa trova sempre meno alleati sociali e culturali in sinergia coi suoi obiettivi e oggi, in Italia, trova anche sempre meno attenzioni, finanziamenti, risorse; se la sua funzione, come ho cercato di mostrare, è così decisiva e centrale, nella formazione delle nuove generazioni, perché viene progressivamente smantellata?

Roberto Sabatini insegna Scienze Sociali al Liceo di Via Asmara - Roma
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