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n.2 aprile 2010
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Articolo 'Malessere giovanile'  >>>
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Malessere giovanile
Un'analisi per il Sistema Formativo
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Il "disagio giovanile" è ormai diventato un classico della pedagogia contemporanea, un tormentone delle cronache giornalistiche e un feticcio ossessivo per tutti gli addetti ai lavori; forse solo il mondo politico lo ha archiviato come problematica e può, senza reticenze e rimorsi disinvestire nel "Sistema Formativo" e nel mondo della Ricerca ad esso collegato, sia per l'individuazione delle cause che per l'affinamento e il finanziamento di "terapie".

Per una scuola possibile, in questo caso intendendo per "possibile" la possibilità stessa di fare scuola, l'analisi dei fattori che provocano disagio oggi è, semplicemente, indispensabile. La necessità di sapere come e perché i nostri studenti sperimentino un malessere più o meno grave e profondo è, in realtà, una necessità di sempre, ma è solo quando l'istituzione educativa si mette in discussione e s'interroga sulla sua funzionalità e fondatezza che i risultati di tale analisi diventano costitutivi del suo stesso divenire.

Poiché il quadro complessivo di questi fattori è piuttosto vasto, non può essere esaurito in una sola "puntata" e sono costretto a chiedere al lettore (e alla Redazione!) un po' di pazienza per completare l'esposizione.
Naturalmente il taglio dell'analisi che propongo è centrato sugli aspetti formativi e quindi sulla cognitività, sullo sviluppo della personalità, sulla socializzazione e sulla trasmissione di saperi e competenze ma, di fatto, le "condizioni al contorno" sono spesso altrettanto importanti e il debordamento dall'ambito propriamente scolastico si rende spesso obbligatorio proprio per la natura stessa delle problematiche chiamate in causa e, non da ultimo, per la metodologia dell'approccio sistemico che viene qui privilegiata.

Inoltre è opportuno sottolineare che il disagio che cerco di esplorare e di lenire è specificamente quello che i giovani vivono come allievi e che il sistema educativo si trova a gestire con i suoi mezzi, metodi e obiettivi: non ho la pretesa di esaurire qui il quadro sintomatico del malessere generazionale nella sua totalità.
Infine devo ricordare che il soggetto sofferente preso qui in esame è l'adolescente e che il suo ambiente scolastico di interazione è la secondaria superiore.

Il primo fattore su cui desidero portare l'attenzione di chi legge può essere definito "Immagine negativa del Sistema Scuola": si tratta di un vero "a priori" che proietta un'ombra sul processo educativo, che condiziona il modo in cui gli addetti ai lavori lo sentono e che trasmette una precisa atmosfera ai suoi destinatari.
Intanto la scuola è prevalentemente percepita dai suoi utenti (e non solo da loro!) come un "apparato", come una macchina monotona e un po' grigia, improntata all'austerità e all'obbedienza; ci sono eccezioni e anche significative, ma nell'esperienza di sempre e dei più la scuola assomma in sé i lati negativi del condizionamento morale della famiglia tradizionale e dell'irreggimentazione intellettuale e comportamentale della disciplina militaresca.
Questa grande risorsa umana si trova così, spesso, banalizzata nei due aspetti in cui viene vissuta e anche rappresentata dai mass media: uno ufficiale, di formale ossequio a regole, contenuti e obiettivi sentiti come estranei, imposti e selettivi; un altro ufficioso, sostanziato di espedienti, meschinerie, trasgressioni e complicità per l'elusione del primo.

Inoltre non è raro che la inutile e obsoleta rigidità e formale della scuola tradizionale si trasformi in approssimativa e informale confusione da club culturale e ricreativo, che dalle regole fine a se stesse si trapassi all'improvvisazione priva di senso o basata su un avventuroso "fai da te", in entrambi i casi perdendo di vista il progetto educativo e socializzante che resta la ragion per cui dell'Istituzione.
E' questa scuola, una scuola impossibile, quella che vivono gli studenti che perdiamo, o che vengono penalizzati sia nei risultati professionali, che nella socializzazione: al disagio dei giovani in quanto tali, costitutivo della loro crisi di identità adolescenziale, non deve sommarsi quello che può derivare loro dall'essere allievi e nella misura in cui l'istituzione scuola si presenta ed è vissuta negativamente, ciò è proprio quello che si verifica.
Eppure è proprio attraverso il sistema educativo che si offre il pensiero e l'azione, il sentimento e l'arte dell'umanità intera nel corso della sua storia, e che sapere, saper fare e saper essere sono il massimo dello "sballo", davanti al quale l'euforia di una pasticca di ecstasy, o l'ebbrezza di una folle corsa in moto, o l'emozione di una bravata, diventano davvero "giochi innocenti per bambini deficienti".

Dobbiamo ricordarci questo quando immaginiamo la scuola potenziale che va riprogettata quasi ogni giorno e che, comunque, va rinnovata anno dopo anno. Perciò il primo passo da compiere, soprattutto in un paese come il nostro, in cui il bene e il servizio pubblico sono soggetti ad un vandalismo letterale e politico, è il mantenimento della scuola come patrimonio e valore collettivo, come istituzione sociale, democratica e solidale e quindi invertire la tendenza, diffusa nella quotidianità, negli spot pubblicitari, nelle cronache giornalistiche e nei talk show politici alla banalizzazione e alla svalorizzazione della "cosa" pubblica in generale e del sistema formativo in particolare.
E questa inversione deve raggiungere e contaminare la stessa struttura e organizzazione scolastica che continua ad essere prevalentemente amministrata da gerarchie e mentalità di funzionari e da regolamenti coattivi e obsoleti, così lontani non solo dal mondo vivo e cangiante della cultura, ma anche da quello dei suoi destinatari: i bambini, gli adolescenti, i giovani!
In luogo della competenza didattico-pedagogica, dell'amore per la conoscenza, della sensibilità e formazione psico e sociologica continua a prevalere, nell'architettura della scuola, l'aspetto normativo, disciplinare, burocratico, dirigenziale, con la prospettiva di trasformarla, a breve termine, addirittura in impresa aziendalistica!

Dunque ci serve una visione positiva della scuola, un'immagine e un'atmosfera costruttive capaci di mettere in risalto le sue potenzialità formative ed esperienziali, le sue energie socializzanti e propositive, le forze che, nel suo seno, possono promuovere il cambiamento e il miglioramento sociale, lo sviluppo individuale e professionale.
Naturalmente non sto parlando di una ipocrita campagna pubblicitaria dove si contrabbanda il falso, ma di un radicale rinnovamento del nostro modo di organizzare il mondo della scuola e di viverlo sul serio, giorno dopo giorno.

Un secondo fattore che ha il suo peso nel disagio adolescenziale in relazione al sistema formativo è la generale assenza di "orientamento".
Se la velocità dei cambiamenti è ormai diventata intragenerazionale, la precarietà professionale ha reso instabile lo stesso orizzonte esistenziale e spinge la società verso forme inedite di anomia.
Il disorientamento è profondo e corrode la stessa identità personale e genera un'incertezza ed una provvisorietà lavorativa che sono causa ed effetto delle difficoltà e degli errori di scelta dei percorsi formativi; effetto, poiché le decisioni prese pochi anni prima si sono rivelate inadeguate per l'imprevedibilità, anche a breve periodo, dei loro esiti; causa, perché la rapida fluttuazione dell'orizzonte professionale impedisce una programmazione e un'efficace individuazione di un'idonea formazione.
Chi opera sul fronte dell'orientamento deve confrontarsi con tre grandi problemi che oggi si presentano giganteschi:

a)La diagnosi delle abilità, competenze e disposizioni personalitarie, sia dal punto di vista cognitivo-professionale che da quello emotivo-relazionale.
b)La conoscenza dell'offerta formativa effettivamente fruibile e della sua spendibilità sul mercato del lavoro.
c)La previsione delle tendenze del mondo del lavoro e la conoscenza delle sue specifiche realtà professionali.

Non ci possiamo nascondere la difficoltà che tutti abbiamo incontrato nel capirci e nello scegliere un percorso formativo adeguato alla nostra persona e il malessere che abbiamo poi sperimentato nelle aule sbagliate, nei corsi inadatti, nelle materie idiosincratiche, nei compiti inutili per le nostre aspettative e abilità.
Questa consapevolezza non è bastata a impedire che una capillare e professionale opera di orientamento non diventasse sistematica ma, nella migliore delle situazioni, solo episodica e approssimativa.
L'estensione temporale della fanciullezza e dell'adolescenza rendono ancora più delicato e arduo l'orientamento della persona in un mondo che perde ogni giorno stabilità e punti di riferimento: il "limbo" dell'età evolutiva sembra dilatarsi e in cambio della positività di un'esistenza quantitativamente più longeva, si prolunga soprattutto lo stadio dell'incertezza, del "non ancora" sociale e culturale, in un essere che già da tempo è "pronto" in termini bio e fisiologici, emotivi e relazionali.
Ai dubbi e ai misteri sulle proprie disposizioni interiori si sommano algebricamente le conoscenze approssimative sull'offerta formativa e quella, ormai randomica, delle opportunità lavorative.
Se per l'individuazione del settore della formazione superiore e della sua ubicazione territoriale abbiamo fatto accettabili passi in avanti e riusciamo a fornire informazioni utili, sebbene non esurienti, per il futuro professionale dei nostri allievi siamo allo sbando più totale.
La precarizzazione lavorativa ha raggiunto livelli inediti, l'obsolescenza dei contenuti trasmessi è diventata più rapida di ogni sforzo di aggiornamento e l'andamento del mercato del lavoro è sfuggito ad ogni attendibile previsione.
Di fatto gli studenti si iscrivono a istituti superiori, a facoltà universitarie e a corsi post diploma senza un autentico e fondato orizzonte, personale e professionale, applicando il famoso "io speriamo che me la cavo"; questo è l'auspicio finale di un itinerario che è stato percorso con poca fiducia e ancor meno convinzione, all'insegna del dubbio e della demotivazione, sperando spesso in cose inesistenti o non corrispondenti alla realtà e con paure non meno infondate e incongruenti delle aspettative.

E invece il cammino della formazione esige chiarezza e solidità, trasparenza e coerenza, tempi e obiettivi certi: proprio il contrario di quel che il futuro prossimo sta accumulando sulla nostra strada! (segue sul prossimo numero!)

Roberto Sabatini insegna Scienze Sociali al Liceo di Via Asmara - Roma
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