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n.60 febbraio 2016
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Manuel a testa in giù
Una storia a lieto fine
di Ansuini Cristina - Dedicato a te
Sono un pezzo di pongo grigio.
E nessuno si accorge se cambio forma.
Monica Giuffrida


Come trattare un tema difficile e nascosto come il bullismo? I media spesso lanciano campagne e slogan, ma il fenomeno - per lo più sommerso - è ben lungi dall'essere superato.
Sempre nuove forme, via via più subdole, vengono scoperte e portate alla ribalta spesso in modo drammatico.
Qual è il modo più giusto di parlarne? Come affrontarlo? E, soprattutto, come superarlo?
La narrazione può essere un buon modo, come ben si evidenzia dal bel libro di Monica Giuffrida, madre, autrice, insegnante per vocazione.
Il suo libro "Manuel a testa in giù", edito da La Ruota Edizioni, è il diario di un bambino bullizzato, che cerca di capire la sua situazione ed affida tutti i suoi pensieri, i suoi disagi, le sue fantasie ad un quaderno segreto.
Manuel è un ragazzino di nove anni che frequenta la quarta elementare e si sente sempre un pesce fuor d'acqua: è un po' fuori forma, ha gli occhiali, ama gli eroi dei fumetti, è un genio in italiano e ... detesta la matematica.
La sua vita non sarebbe troppo male, anche se ha un fratello e una sorella molto diversi da lui: più grandi, vincenti, accattivanti.
Il diario segreto è il suo rifugio: lì racconta le sue giornate a scuola, sottolineando le quotidianità, la mensa, i compiti, il doposcuola..., descrivendo ambienti e momenti facilmente riconoscibili da chi frequenta aule e corridoi, ma anche il suo sentirsi un po' un un'isola , e soprattutto le sue vicissitudini con i bulli.
Sa di essere il classico bambino-vittima di certi soggetti, ma non può farci niente, se non subire e... cambiare, diventando sempre più spaventato da quello che può succedergli in bagno e sempre meno ancorato alla realtà, dalla quale fugge pensando a pirati e supereroi ed estraniandosi da quello che gli succede intorno.
Dalle pagine che scrive sembra che nessun adulto si accorga di nulla, solo brevi accenni, ma non una presa di posizione vera, una comprensione reale, un farsi carico; finché... i bulli si stancano, non lo perseguitano più, non gli svuotano più le tasche prendendolo per i piedi e scuotendolo a dovere, non lo seguono in bagno - dove lui va a vomitare - per infastidirlo.
Sembrerebbe che tutto sia finito bene, ma a Manuel non basta, sente ancora un senso di disagio che non sa spiegare con precisione e che legge invece perfettamente quando si rispecchia in un bimbo di terza che incrocia casualmente in bagno e nel quale riconosce immediatamente se stesso: sembra suo fratello, non solo perché è cicciottello e porta gli occhiali, ma soprattutto per quell'assurda aria colpevole per aver subito un'ingiustizia.
Come uscire dall'impasse? Cosa può fare Manuel per interrompere quella sequenza impazzita?
Scrive. Prende un quaderno e scrive. Scrive tutto: i colpevoli, le situazioni, gli intervalli , i soprusi.
Scrivere lo rende forte, sicuro, quasi spavaldo, tanto che va in presidenza e si fa ricevere: "Sono andato in presidenza e non volevano farmi entrare.
Allora ho tirato un calcio alla porta e ho gridato. Il preside è uscito e gli ho dato il quaderno"


La scrittura lo ho reso forte, gli ha dato voce e potere. Adesso lo ascoltano.
Tutto cambia: la scuola si mobilita - i colpevoli vengono puniti, insegnanti e genitori organizzano incontri e iniziative, in famiglia lo ascoltano, i pirati partono.
Lo stile di Monica Giuffrida è "bambino": diretto, immediato e con elementi così riconoscibili che è facile entrare nelle dinamiche interiori e nelle giornate del protagonista. Non ci sono particolari crudi né incitazioni alla vendetta, ma c'è la ricerca di risorse interne, la capacità di leggere la realtà, l'empatia.
Un elemento importante è la potenza della scrittura, quella potenza concreta e liberatoria che porta a far emergere caratteristiche personali e preziosità nascoste.
È grazie alle storie che Manuel riesce a sopravvivere al brutto che lo circonda e che nessuno sembra capire ed è grazie alla sua capacità di tirarle fuori, di ritrovarle sulla carta che la situazione si risolve, che riesce non solo ad uscire dal suo guscio, ma a fare in modo che altri possano essere semplicemente se stessi senza la paura di essere vessati per questo.
È grazie alle storie e alla sua capacità di raccontarle al suo diario che da "informe pongo grigio" diventa protagonista di una svolta risolutiva, consapevole delle sue capacità e attore protagonista di un cambiamento deciso, portatore di una visione nuova e ricca di valori positivi.
"Manuel a testa in giù" è un libro da leggere insieme, magari in circolo, dove lo scambio oculare ed il cambio di tono sono più semplici da realizzare e da percepire.
Può offrire tanti spunti per scrivere racconti personali e magari per arricchire il "diario delle emozioni della classe" .
Pensando ad un percorso di lettura sui diritti dei bambini, potrebbe costituire un approfondimento prezioso, la narrazione di un vissuto da conoscere per poter superare momenti e situazioni sgradevoli.



Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870" I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma.
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