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n. 31 marzo 2013
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Mentre attendiamo che il "miracolo" si compia ...
...a scuola intanto si lavora
di Rosci Manuela - Editoriali
Senza addentrarci o attardarci a considerare gli avvenimenti politici del post elezioni, possiamo essere quasi certi che la scuola, e tutto ciò che la riguarda, non sarà certo tra le priorità del nuovo governo. Ovvio, potremmo dire, visti i problemi più impellenti a cui si dovrà dare soluzioni.
Scemata così la possibilità di dare risposte "alte" ai problemi della scuola e accantonati, per il momento, i suggerimenti che vorremmo fossero presi almeno in considerazione, ci ritiriamo nelle nostre scuole a fare quello che sappiamo fare: lavorare con gli studenti.

Così abbiamo spostato l'occhio dal macro sistema -la SCUOLA e la sua funzione di servizio pubblico- al micro, cercando di segnalare quello che di buono e innovativo si riesce ancora a realizzare. L'opportunità di tornare a parlare del FARE SCUOLA è stata sollecitata anche dalla partecipazione come media partner di un'altra bellissima iniziativa promossa da Fondazione Mondo Digitale il 20, 21 e 22 marzo a Roma: la RomeCup 2013 che ha visto coinvolte tantissime scuole, di tutti gli ordini e gradi, in una straordinaria avventura a suon di ROBOT, programmati fin dalla più tenera età. Che la scuola stia aprendo maggiormente gli occhi e guardi alla tecnologia non come minaccia ma, al contrario, come leva per fare scuola ... DIVERSAMENTE?
La manifestazione che si è conclusa a Roma con tanto di gare e premiazioni in Campidoglio, è stata seguita dalla nostra troupe e raccontata con una serie di articoli e immagini che troverete all'interno di questo numero. Ci auguriamo di aver degnamente colto lo spirito dell'evento tanto da sollecitare interesse e curiosità anche a coloro che non hanno partecipato.

A fronte di tanta ricchezza culturale ed espressiva, non possiamo far finta di nulla verso quell'attentato alla cultura di pochi giorni fa: l'incendio della Città della Scienza di Napoli, un luogo simbolo dell'accesso alla cultura scientifica, esperimento di riqualificazione ambientale, snodo di interessi e interlocutori differenti, dai ricercatori alle scolaresche, dai frequentatori abituali ai turisti itineranti, laboratorio del fare per capire. Solo pochi mesi fa il suo direttore ci ha inviato un suo articolo!

Di fronte a tali nefandezze, bisogna chiedersi: dove sono andati a finire I VALORI che salvano l'uomo, lo rendono ricchezza per l'umanità e non accumulo di scorie tossiche a passeggio?
Dove si sono perse quelle regole di vita comunitaria, quelle che permettono lo stare insieme, alla cui base è il rispetto per se stessi, per gli altri e per l'ambiente, di cui nutriamo i nostri figli, i nostri alunni per tanti anni e da tanto tempo?
Il dolore per una perdita, sia essa di una persona cara o di un luogo significativo, determinano un lutto, uno stato d'animo che disorienta la nostra esistenza, la fa vacillare, la rende fragile più di quanto sia la realtà, e fa di noi esseri umani persone che possono lasciarsi andare: non c'è rispetto per nulla, non c'è giustizia, tutto si perde.
La perdita è sentita "senza significato": che senso ha ... perché lui/lei ... perché quei luoghi.

Facile sollecitare immagini di perdita, soprattutto se infangate da azioni vandaliche che usano la forza per dimostrare potere, usano la violenza in assenza di comprensione. E' la comprensione della realtà, di quello che fai, di quello che può generare il tuo gesto ad essere assente. Una comprensione che non è solo atto cognitivo "io so" ma è stato d'animo "io sento" e senso della vita "io esisto", dimensioni che si svuotano tuttavia della loro essenza se non accompagnate da una mediazione/riflessione che permetta all'essere umano di porsi domande "esistenziali" e non solo generiche soluzioni che tendono alla sopravvivenza. La capacità di porsi e fare domande è più importante delle risposte che si riesce a dare/ottenere: senza nuove domande l'esistenza stessa non sarebbe andata avanti, e ogni volta che l'uomo riesce a porsi una nuova domanda vuol dire che probabilmente, da qualche parte, una risposta, una soluzione esiste o meglio, può essere trovata e la funzione di ricerca genera apprendimento del nuovo che a sua volta genera cambiamento e il cambiamento pone nuovi quesiti e tutto il resto è la STORIA della REALTA', il passato, il presente e il futuro.

Non a caso, allora, la necessità di ricordare a tutti noi educatori che l'azione principale non è quella di dare soluzioni preconfezionate alle giovani menti ma di creare quel dolore interno che non è lutto per la perdita ma è tensione verso la ricerca, verso una soluzione da trovare, da investigare. Allora ogni azione quotidiana nel luogo deputato per antonomasia alla comprensione -la scuola- deve assumere un carattere operativo, del fare per scoprire, perché solo l'attitudine a porsi domande e a cercare soluzioni possibili (passando anche per vie impossibili) libera l'uomo da una condizione di sopravvivenza, dove si lotta con ogni mezzo per stare a galla, tutti contro tutti, per andare verso una condizione vitale, energetica, a cui dovremo guardare con fiducia, senza la preoccupazione di perdere potere (il potere riguarda anche noi docenti e dobbiamo essere consapevoli di come lo gestiamo!).

Forse è ora di dar vita all'ERA DELLA COOPERAZIONE ... quella vera, a tutti i livelli e in tutti i contesti.
Noi partiamo dai laboratori, da quegli spazi dove l'apprendimento prima fluttua e si coglie nell'aria e non è subito imbrigliato dentro un testo scritto o una formula da mandare a memoria. Prima si fa, poi si riflette su ciò che si è fatto e solo dopo quello che rimane di questa "operazione" diventa patrimonio di quella persona, la sua cultura.
Una scuola è possibile se prima fa e poi si dà le spiegazioni, fa ipotesi e poi le sperimenta, prova per tentativi, guarda a 360°. Se non lo facciamo ora che i nostri giovani sono multitasking!

Il contrario porta dritti solo alla sopravvivenza e invece noi vogliamo .... VIVERE PIENAMENTE. Siete d'accordo?


Rosci Manuela
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