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n.41 marzo 2014
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METIS seconda fase
Dalla ricerca alla progettazione di un "sogno educativo"
di Poli Roberta - Orizzonte scuola
Nelle giornate tra il 21 e il 23 febbraio si è conclusa a Roma, presso l'I.I.S. "E. Ferrari" la seconda fase del progetto METIS - Metodologie Educative Territoriali per l'Inclusione Sociale.
La realizzazione del seminario a Roma, in coincidenza con le scadenze di due bandi di gara aperti alle scuole (Avviso Pubblico On demand della Regione Lazio e Bando sulla Dispersione Scolastica del Miur), ha inevitabilmente condizionato il suo svolgimento.
Non si poteva non parlare di progettazione, di didattica inclusiva, ma soprattutto delle modalità con cui le scuole possono trovare le risorse economiche per non limitarsi a "sognare" ma per provare a realizzare concretamente un modo "diverso" di intendere la didattica.
Per questo motivo la progettazione non può che essere condivisa con chi, operativamente, la dovrà realizzare nella scuola, perché è inutile continuare a fare progetti che vengono "pensati fuori" (cfr n.39 gennaio 2014) spesso rispondendo ad una logica di potere, più che di reale servizio alle istituzioni.
Come emerso anche nei precedenti articoli, la metodologia del Maestri di Strada, con il loro rappresentante d'eccezione Cesare Moreno, mira a creare opportunità più che a dare indicazioni preconfezionate.

"Liberare il pensiero" è stato il principale obiettivo nei tre giorni intensi di lavoro condiviso, uscire dalle "trappole ideologiche" per riuscire a confrontarsi alla ricerca di un terreno comune dove sia possibile coltivare nuove opportunità educative.
"La riflessione è la più sociale delle attività di pensiero", dice Moreno nel suo intervento di apertura del seminario, chiarendo che il pensiero riflessivo induce al confronto, tanto più costruttivo quanto più l'altro è diverso da te.Il cuore della rivoluzione educativa che lui auspica è proprio la "costruzione di gruppi di riflessione nelle scuole", utili per contrastare il senso di solitudine del docente, che troppo spesso si lascia ingabbiare dai tanti acronimi (BES, PEP, PDP), perdendo di vista la cosa più importante: il senso di quello che va a fare ogni giorno che è anche quello che manca ai ragazzi per imparare ad apprezzare veramente una disciplina, qualunque essa sia. Solitudine e ricerca di senso sono due componenti essenziali, risorse e limiti del docente e degli stessi allievi.
Moreno suggerisce di restituire significato alle esperienze dei ragazzi, di mettere al primo posto il loro bisogno di dare un senso ai contenuti che gli vengono passati, sacrificando anche quelli che sono i nostri desideri, spesso legati soprattutto al bisogno di trasmettere saperi e nozioni.

Questo non sempre è possibile perché a volte l'insegnante tende a inseguire l'illusione dell'alunno "ideale" e si muove didatticamente su quelli che sono i propri desideri, piuttosto che tener conto delle reali aspettative dell'altro.
In questi casi forte è il rischio di voler cercare a tutti i costi conferme alle proprie proiezioni, cadendo nella trappola dell'effetto Pigmalione (profezie che si autodeterminano).
Tra gli altri relatori intervenuti al seminario, Cristina Belardi, stretta collaboratrice di A.M. Ajello, ha illustrato una relazione ampia e articolata sul portfolio, nuovo e antico strumento, inflazionato nel tempo ma prezioso se utilizzato nelle sue reali potenzialità.
Portfolio inteso come "potente strumento di documentazione" agile, flessibile, adatto a dar conto dei diversi tipi di saperi (formali, informali e non formali), fungendo contemporaneamente da specchio che rimanda concretamente al ragazzo la prova tangibile delle sue competenze e delle sue abilità. Portfolio inteso non come una sterile raccolta di abilità e competenze, ma come una testimonianza significativa dei propri progressi, capace di nutrire l'autostima e il senso di autoefficacia del ragazzo, consolidandole nel tempo, in un'ottica di life-long learning.

blog.artera.it
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Durante il seminario sono stati ricostruiti i gruppi di confronto, con gli stessi partecipanti della prima fase.
È stato bello per tutti noi ritrovarci, tornare a condividere a distanza di mesi le esperienze sviluppate da ciascuno nella propria realtà lavorativa, immergersi in un confronto aperto che è arrivato, in questa fase, a livelli di confidenza importanti sui vissuti professionali personali.
Riporto le impressioni di Mariangela, conduttrice di uno dei gruppi di lavoro, che ha concluso l'esperienza di questo secondo seminario invitando il gruppo di docenti a riflettere sulla grande esperienza celata nelle cose che sanno fare ogni giorno, entrando in aula: "E' necessario cominciare a creare pensiero dietro le cose che facciamo, questa può diventare la nostra carta vincente."
Ed è proprio di valutazione e monitoraggio che si parla nella mattinata conclusiva, alla presenza del nuovo Presidente dell'Indire, Prof.ssa A. M. Ajello.
Quella fase fondamentale di qualsiasi progettazione/intervento che probabilmente ha costituito il tallone di Achille del Progetto Chance, come ci rivela lo stesso Moreno.
Quello che a volte manca alle tante "buone pratiche" realizzate nella scuola italiana, è proprio la possibilità di dimostrare, attraverso strumenti formalizzati di verifica, la validità e la riproducibilità del percorso proposto.
Era il lontano 1995 quando si cominciava a parlare di didattica del compito reale, intendendo la possibilità di valutare "concretamente" il prodotto dei laboratori attivati nelle diverse scuole del XIII e del XIV Distretto Scolastico di Roma.
Nel suo intervento conclusivo al Metis la Prof.ssa A. M. Ajello, parla proprio di "pagella condivisa", che tiene conto anche dei compiti reali attraverso la valutazione dei laboratori, riconoscendo così l'apprendimento come "fenomeno complesso, non esclusivamente scolastico".
Cesare Moreno, invece, conclude questo percorso romano (lo aspettano altre cinque città per completare la seconda fase) con un riferimento alla funzione teatrale del gruppo, luogo privilegiato dove potersi "rappresentare".
Il gruppo multivisione proposto da Moreno, esalta il bisogno di dire la propria parte, è uno spazio mediato dove possono essere portate cose troppo dolorose per essere rappresentate diversamente, con la certezza che il gruppo riesce a contenere queste rappresentazioni, che non trovano altre modalità di espressione.

Vorrei concludere con una storia riferita da Cesare Moreno; ci racconta di un allievo che al termine dell'anno scolastico rivolgendosi a lui gli chiede "Mi fate promosso?" quasi a voler invocare una condizione trasformativa che rende in pieno il potere educativo che può avere la valutazione, intesa come strumento che sostiene e fa crescere gli allievi, ad ogni età!
(È possibile approfondire la conoscenza dei seminari METIS e dei Maestri di Strada andando sul sito: www.maestridistrada.net)

Roberta Poli, psicologo scolastico, docente, presidente dell'Associazione "Crescere Insieme" (www.crescere-insieme.com)
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