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n 37 novembre 2013
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Mettiamoci il cuore
Grandi temi affrontati con i bambini
di Palma Anna - Didattica Laboratoriale
Spesso, noi adulti, evitiamo di parlare di eventi "speciali", "drammatici" con i bambini, perché abbiamo paura di affrontare quei discorsi, non sappiamo cosa dire, non abbiamo il coraggio di farci vedere, in quei momenti, in difficoltà, non vogliamo farci vedere tristi, con le lacrime agli occhi...
Ci nascondiamo dietro delle maschere e facciamo finta che vada tutto bene, che non sia successo niente o, ancora peggio, che loro, troppo piccoli, non capirebbero... ne soffrirebbero troppo.

Lavorando nella scuola primaria, con i bambini piccoli, mi convinco sempre più che loro possono aiutarci a crescere, loro sono la chiave di tutto, del nostro futuro.
Attraverso la loro purezza, la loro sensibilità possiamo provare, nonostante tutte le difficoltà, a svolgere al meglio il nostro lavoro, la nostra professione, a raggiungere quegli obiettivi tanto agognati, quali la solidarietà, il saper vivere insieme, il rispetto di sé e dell'altro, il rispetto di ciò che ci circonda e, soprattutto, a insegnargli ad entusiasmarsi davanti alle piccole cose.

Trascorrendo tutti i giorni con loro, ho imparato che, a volte, si danno per scontate quelle cose che scontate non sono affatto.
È vero, spesso ci irritiamo di fronte alla loro disattenzione, alla loro esuberanza, molto più spesso ci sentiamo impotenti davanti a genitori che ci considerano delle baby-sitter gratuite; genitori che con i loro comportamenti distruggono ciò che stiamo costruendo a scuola giorno dopo giorno. Per fortuna, proprio grazie a queste piccole creature, scopriamo che la loro sensibilità è immensa, quasi soprannaturale e che, forse, possiamo farcela.

Il momento di empatia che ho vissuto con loro, e che mi ha dato la spinta per scrivere il breve racconto che voglio condividere con voi, è avvenuto il 4 ottobre scorso, quando è stato rispettato il minuto di silenzio per i naufraghi di Lampedusa del 3 ottobre 2013.
Quel giorno, nonostante che il mio servizio iniziasse all' ora della mensa, avevo pensato molto a come avrei potuto affrontare tale argomento. Devo dire che la mia collega di classe è stata bravissima in questo, in quanto lei, per prima, ha spiegato loro il perché del minuto di silenzio.
Appena arrivata a scuola, sono stata assalita da una moltitudine di voci che mi raccontavano cosa era successo in classe e, sopratttutto, cosa era successo in mare. Il pomeriggio l'abbiamo trascorso a parlare di questo e, su loro richiesta, abbiamo scritto sul quaderno un dolce pensiero per quelle povere persone e dopo ognuno ha illustrato a modo suo il pensiero.

Sono tornata a casa con la consapevolezza e la convinzione che i bambini vogliono sapere, devono sapere. Certo, spiegando loro gli eventi con la dovuta delicatezza, mettendoci dalla loro parte, ma facendoli partecipi del mondo in cui vivono e che li circonda.
Parlando con la mia collega, sono venuta a conoscenza che lei, a volte, li aiuta a rilassarsi con esercizi di yoga e quella sera, parlandomi della posizione del cormorano, mi ha detto: -Anna, tu che spesso inventi le storie per e con i bambini, devi scrivere un racconto sul cormorano, perché a giorni farò con loro un esercizio di yoga che si chiama come questo uccello-.
Io inizialmente le ho risposto che era pazza, ma poi ho passato la notte a pensare, ad immaginare e, il giorno dopo, davanti al pc, ho cominciato a scrivere, quasi rapita da una forza esterna che guidava i miei polpastrelli...

LA PIUMA MAGICA

Molto molto lontano, al centro di un vastissimo mare blu, c'era un'isoletta ricoperta di ogni tipo di vegetazione.
Alberi altissimi, ricchi di buoni frutti e fiori meravigliosi e profumatissimi rendevano l'isola simile ad una ghirlanda di fiori...
Però sull'isola mancava una cosa: la vita animale.
Lì non vivevano nè umani nè animali. Gli unici animali erano quelli del mare...
Un giorno, su quell'isola disabitata, cadde dal cielo un uccello bellissimo con piume scure, ali molto larghe e becco ad uncino.

Poverino, non era riuscito a restare dietro al suo gruppo e si era perso. Volando senza alcuna meta riusciva a vedere soltanto l'azzurro del mare e, scendendo in mare per pescare qualche pesce , di cui era ghiotto, si era ferito così...inizia la nostra storia.


Cormor, il cormorano caduto sull'isola della Solitudine, si sentiva molto solo.
Cadendo si era ferito ad un'ala e non poteva volare a lungo, perciò non poteva avventurarsi verso paesi lontani dove vivevano i suoi amici cormorani.
Passava le giornate a guardare l'immenso mare che, all'orizzonte, mescolandosi con l'azzurro del cielo, si confondeva e diventava tutt'uno con esso.
Cormor aveva imparato a parlare con il sole: gli dava il buongiorno aprendo le sue magnifiche ali e portandole, poi, al petto chinando così la testa verso il basso.
Durante il giorno, quando gli veniva fame, volava verso il mare e si immergeva nelle sue acque per pescare qualche pesce.
La sera, quando il rosso del sole si mescola con blu del mare, Cormor sentiva maggiormente la solitudine: ripensava ai momenti trascorsi con i suoi genitori, con i fratelli e gli amici e, con il passare del tempo diventava sempre più triste.
Un giorno, in cui il mare era agitatissimo e il cielo non aveva intenzione di smettere di piangere, Cormor sentì tutta la sua tristezza e solitudine e, con le piume tutte bagnate aprì le sue ali, si rivolse all'immenso mare e disse:
Ti prego, Dio del Mare, aiutami! Non posso più vivere solo. La solitudine, il silenzio, la noia mi stanno uccidendo! Ti prego, fai in modo che quest'isola non sia più così vuota!-
Il dio del mare non rispose e Cormor diventò ancora più triste.
Passarono alcuni giorni, e Cormor nella sua immensa solitudine non mangiava più, non guardava più neppure il cielo. Si stava lasciando morire... quando dall'acqua sentì una voce che lo chiamava:
- Cormor, Cormor!
- Chi è che mi chiama? - chiese l'uccello.
- Sono Rubino, mi manda il Dio del Mare.
- Cosa vuole da me? Ho chiesto il suo aiuto, ma non ho avuto alcun risposta da lui. Lasciami in pace, voglio solo...
- No, non lo dire neanche per scherzo. Il Dio del mare vuole aiutarti. Però mi devi lasciar parlare...!
-Va bene, parla- replicò Cormor.
Rubino disse a Cormor che il Dio del mare gli mandava una piuma magica e che con quella avrebbe risolto tutti i suoi problemi. Però doveva aspettare il momento giusto e avere molta pazienza.
Francesco
Francesco
Le cose si risolvono sapendo aspettare e non con l'impazienza.
Cormor, accolse la piuma magica nel suo becco e promise a Rubino che avrebbe aspettato il momento giusto.
Passavano i giorni e non succedeva nulla all'isola della Solitudine.
Il povero uccello solitario stava perdendo le speranze quando, una sera, al calar del sole, sentì di nuovo la voce di Rubino che lo chiamava:
- Cormor, vola in acqua, verso il punto in cui il rosso del sole si mescola con il blu del mare, sbrigati, c'è bisogno del tuo aiuto!
Cormor, che era appollaiato su uno scoglio, abbassò la testa verso le acque sotto di lui e disse:
Ma come faccio, le mie ali non hanno la forza nesessaria per arrivare fin laggiù!
Certo che hanno la forza necessaria. Prendi con te la piuma magica e vai, vola verso l'orizzonte!- replicò il pesce .
L'uccello si fidò del suo amico acquatico, afferrò la piuma, spiegò le sue ampie ali e si diresse verso l'orizzonte. Senza nemmeno rendersene conto, Cormor attraversò l'immenso mare con estrema facilità.
Ad un certo punto scorse sotto di lui tante braccia che chiedevano aiuto. Erano decine di persone che lottavano per la loro vita...
Il povero cormorano non sapeva cosa fare, guardava in basso quelle braccia protese verso il cielo e si sentiva impotente, ma come per magia ... la piuma che teneva stretta nel becco scivolò verso il basso e si trasformò in un grandissimo tappeto volante.
A quel punto Cormor, con le sue grandi ali, aiutò tutte quelle persone ad uscire dall'acqua del mare e li fece adagiare sul tappeto.
Quando tutti furono in salvo, il tappeto si alzò e si diresse verso l'isola.
Tutti furono grati al cormorano di aver loro salvato la vita e quella notte ci fu una gran festa.
Cormor non credeva ai suoi occhi e soprattutto non credeva alle sue orecchie: sull'isola della Solitudine c'era, finalmente, un gran baccano.
Si fece festa per tutta la notte senza interruzione e la mattina, mentre tutte quelle persone dormivano, Cormor guardò il cielo, spiegò le sue ampie ali e, portandosele al petto, salutò il sole.
Poi, sollevandosi in volo, andò sull'acqua e, immergendo il capo nelle acque del mare, emise un grido di ringraziamento per il Dio del Mare.
Dopodichè cominciò a pescare per i suoi ospiti.
Da allora l'isola non si chiama più Isola della Solitudine, ma Isola della Felicità.
I naufraghi hanno deciso che quella sarà per sempre la loro terra e il nostro Cormor è diventato, per loro, il Dio dell'isola.


Heng
Heng
In classe, nel leggere il racconto, sul finale, mi sono commossa.
Ho pianto, e con me anche i bambini, alcuni mi hanno applaudito, altri si sono alzati e, abbracciandomi, mi hanno detto: - Maestra, è bellissimo, rileggilo!
In quel momento le lacrime non si fermavano più e lì, ho capito, che da questi bambini posso, possiamo ricavare tanto, anche con tutte le difficoltà, i disagi e, a volte, le incomprensioni, ma, almeno, ci dobbiamo provare.
Dopo aver letto per la seconda volta il racconto, lo abbiamo commentato insieme e molti di loro hanno capito che, in qualche modo, si rifaceva all'evento drammatico di qualche giorno prima e mi hanno detto: - Maestra, però le persone del racconto sono state più fortunate di quelle di Lampedusa! Loro si sono salvati, quelli in mare, sono morti!- Un bel gruppo di loro si è immedesimato nella situazione ed ha esternato: - Noi siamo fortunati perché non abbiamo bisogno di scappare!-


Successivamente ho consegnato loro un foglio bianco e li ho invitati a rappresentare il racconto liberamente, come volevano...
Mentre loro disegnavano, io rileggevo la storia e ... quando ho ritirato i fogli, ho scoperto che quei bambini che incontrano più difficoltà nella concentrazione, attenzione ed esecuzione autonoma avevano rappresentato il tutto fino al minimo dettaglio, ma, soprattutto, ci avevano messo il CUORE.

Anna Palma, docente IC Casalbianco - Roma


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