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Mi conto
Fare matematica in classe prima elementare
di Mugione Mariella - Didattica Laboratoriale
Dopo 5 anni sono di nuovo in classe prima.
Il programma da svolgere, gli obiettivi da raggiungere attraverso apprendimenti e sviluppo di abilità sono quelli che da sempre ci indicano la via, ma il lavoro dell'insegnante cambia, cambiano i soggetti a cui ci rivolgiamo, non solo come identità personali ma come espressione di una generazione.
Ogni giorno li scruto, osservo i loro giochi, leggo dai comportamenti la loro storia e l'appartenenza al loro tempo.

E invece, poi come una volta, semplicemente si catturano con un sorriso, con l'ascolto delle loro esperienze o con una sola caramella!!
Quali sono le mie difficoltà? Due:

Difficile cambiare totalmente il linguaggio, la comunicazione; rivolgersi a questa fascia d'età non semplifica la vita ma devi riflettere su ogni comunicazione, perché deve essere semplice, diretta, coinvolgente e poco impositiva, deve mettere in risalto le abilità, le positività prima della richiesta.

Difficile costruire rapporti di fiducia, di credibilità, quelli che si instaurano nel tempo, quelli mimici-gestuali che non hanno bisogno di parole.

Queste mie due difficoltà coincidono con la loro difficoltà inconsapevole di essere in situazione d'apprendimento e quindi di disagio,di instabilità, di ansia e anche con quella dei genitori, particolarmente preoccupati per la riuscita dei loro figli.
In tutto questo globo di sensazioni, percezioni, sentimenti mi sono chiesta quale possa essere la modalità più corretta di approccio alla materia che in questo momento dell'anno è meno "percepita" rispetto alla capacità di saper leggere e scrivere?
Mi sono sempre ispirata alla teoria degli insiemi per cominciare a fare logica-matematica, non ho abbandonato questa modalità ma riflettevo sulla vita che un bambino oggi conduce già a sei anni: giornata piena, anzi pienissima, viene preso, portato, accompagnato ora da una parte ora dall'altra per attività programmate o per esigenze organizzative della famiglia.
Ho concluso che forse la necessità è quella di sentire se stessi, di conoscersi, per interiorizzare la quantità e renderla parte di sé.
Allora prima mi conto.
Ho una sola testa, un naso, un cuore, un ombelico.
Ho 2 occhi, due braccia, due gambe, due orecchie, due mani ecc.
Sono venuti fuori concetti di unitarietà, di coppia, di insieme.
Sono venuti fuori i tanti modi di rappresentare il numero uno o due con le dita, di mettere e quindi aggiungere, togliere.
I numeri poi vengono scritti, disegnati, rappresentati e sono sempre accompagnati da una filastrocca, da un modo semplice di recitare che a loro piace fare insieme.

Faccio riferimento e leggo ai bambini il libro a cui sono molto affezionata di Anna Cerasoli, "Sono il numero 1" e così prendiamo spunto per guardarci intorno a caccia dei numeri, non solo numeri che esprimono quantità o ordine, ma numeri come simboli che collocano, che ci danno informazioni, numeri come etichette che nascondono altre e svariate situazioni, come i numeri del lotto, numeri degli autobus di linea in città, numeri per indicare voli, treni, numeri per indicare orari e ancora simboli che servono a leggere la realtà che ci circonda tanto complessa da dover cominciare ora per scoprirla e muoversi con abilità.
Allora cominciamo a contare, a mettere da parte oggetti in scatolette colorate per osservare i bambini mentre contano, mentre scambiano oggetti e si relazionano con la quantità.
In conclusione l'esperienza diretta e concreta si alternerà alla prassi tradizionale: l'importanza è sempre quella di solleticare, di chiedere perché, come, quando, cosa è successo ... per divertire e divertirmi.

Mariella Mugione, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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