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n.35 settembre 2013
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Articolo 'Michela e il suo bisogno speci... >>>
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Michela e il suo bisogno speciale
Una domanda (finalmente) retorica
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Un'alunna stupenda intelligente studiosa attenta automotivata e partecipe che ...entra in crisi, protesta verbalmente e gestualmente, in un crescendo, tutte le volte che alza la mano per rispondere a una domanda (sempre) e non viene ascoltata per prima (raramente). Si propone insistentemente, si agita vistosamente.

-oggi con i ragazzi a scuola abbiamo studiato gli avverbi, si vede?-
Inizialmente, e già con una certa fatica, sembra solo di "regolare un gioco" ma poi emergono più chiare le svariate problematiche di "tutti gli altri" nella classe e la voglia di Michela di fare, di esserci diventa un bisogno non più normale, ma "quasi patologico", di catalizzare l'attenzione. Ingenera ansia e sofferenza in lei, forte disagio nei professori e ulteriore rallentamento nelle attività didattiche, per non parlare del crescente atteggiamento di insofferenza dei compagni nei suoi confronti.
Una spirale pericolosa.

La difficoltà di apprendimento di Michela, il suo non star bene a scuola, nonostante che lei potrebbe avere tutte le carte in regola, è dovuto alla interazione tra le sue caratteristiche personali e quelle della classe. Ansia da prestazione, competitività, forte spinta all'autoaffermazione, prontezza all'azione trovano poco spazio in una situazione in cui "gli altri" hanno un livello culturale e scolastico, nonché capacità e performance molto più basse delle sue e impongono un ritmo troppo lento e leggero per lei.

Ora, è paradossale considerare Michela un'alunna con BES?
Non presenta anche lei una richiesta di speciale attenzione pur non rientrando in una categoria specifica, non essendo quindi straniera, o con DSA, o iperattiva, o svantaggiata, ecc ecc?
Perché? Non necessita di cura, tecniche specifiche e aggiuntive?
Come ad esempio canalizzare le sue energie verso un'attività guidata e mirata di aiuto al compagno, inserirla e accompagnarla in gruppi di pari con interessi comuni, assegnarle compiti individualizzati che diventano risorse per la classe, dedicarle in maniera condivisa e partecipe un ascolto particolare per un tempo definito, ecc.
La domanda è retorica!
Proviamo a trasformarla. Come posso non ritenere un alunno "qualsiasi" speciale, se sento che fa una chiara richiesta di essere considerato tale?
Qualunque sia il modo, silenzioso o plateale, o la ragione che lo sottende, evidente o celata, non devo intervenire con ogni aiuto particolare e specifico nei suoi confronti?

Io credo che la Direttiva (per fortuna tanto famosa!) sui BES abbia segnato un grande passaggio quando cita "Un approccio educativo, non meramente clinico, dovrebbe dar modo di individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali, nella prospettiva di una scuola sempre più inclusiva e accogliente, senza bisogno di ulteriori precisazioni di carattere normativo".
Mi sembra (finalmente) formidabile!

Possiamo dunque noi docenti appropriarci del compito di decidere di dare "qualcosa in più" a quell'alunno che ne ha bisogno in quel momento perché è nelle nostre competenze.
Possiamo calibrare obiettivi più alti o più bassi (non tutti minimi, ma questo è da approfondire) a seconda delle caratteristiche, assegnare più o meno compiti, fornire più o meno sussidi, stabilire tempi e ritmi accelerati o rallentati, differenziare verifiche e valutazioni......

POSSIAMO.

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno scuola primaria di primo grado IC Belforte del Chienti - Roma
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 05/05/2018 ore 23:35 da Domenica Arcidiaco
La lettura di quest'articolo mi ha porta a riflettere sul ruolo molto importante che dovrebbe ricoprire l'insegnante:comprendere l'unicità di ogni studente con le sue peculiari caratteristiche d'apprendimento non standardizzabili e riconoscere il suo diritto ad essere accompagnato alla piena realizzazione di sé stesso. Ritengo quindi che la personalizzazione dell'intervento educativo dovrebbe costituire un principio di riferimento fondamentale per tutta l'azione didattica al di la divspecifiche situazioni di difficoltà.
inserito venerdì 06/04/2018 ore 17:40 da Luciano Mollica
Sviluppare un metodo, "imparare ad imparare" sono compiti del docente del terzo millennio. Abbandonare un sistema che privilegia il nozionismo e valutare le capacità dello studente, secondo una versione olistica. Quindi, non soltanto linguistiche e logico matematiche, ma considerando le otto intelligenze di Gardner
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