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n.4 giugno 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Mission possible
La scuola che non rimane ferma
di Paci Lucia Giovanna - Organizzazione Scolastica
"Signore e Signori, studenti e genitori, maestri e professori, ecco a voi NETPUPILS, il nuovo Social Network, creato appositamente per i bambini della scuola dell'obbligo, perché facciano esperienza dei nuovi sistemi di comunicazione, apprendendo in modo sicuro e critico. La Regione Lazio ha promosso un bando nell'ambito del Piano Annuale Diritto allo Studio, noi abbiamo presentato un progetto e... abbiamo vintooo!!"

In quel coacervo di realtà che sono le scuole dell'Istituto Comprensivo di Via Perazzi, 46, a Roma, diverse ma unite dalla stessa voglia di essere una "scuola possibile", quest'anno scolastico si chiude con un impegno e un progetto; questo intento propositivo è segno che la scuola è viva, in perenne studio, divenire e lavoro anche quando il calendario la vorrebbe a riposo.
La sfida è impegnativa: costruire dal nulla, in tutte le sue parti, l'impianto di una rete sociale, o, come si dice in gergo, un social network, che sia propedeutico e alternativo a Facebook, il più frequentato, ma anche a tutti gli altri sistemi comunicativi in uso ai giovani. Un sito pilota o sito palestra o, meglio di tutti, un sito scuola, che prepari, insegni, alleni e conduca per mano i ragazzi alla scoperta dell'affascinante e impervio universo della Rete e dei suoi linguaggi.

La scelta è ultramoderna. La scuola si muove in un territorio che non le appartiene: scende dal piedistallo dove normalmente si trova ad operare, depositaria di conoscenze e sapere certo, e si avventura in un territorio poco conosciuto, dove si fa soggetto attivo dell'apprendimento, insieme a coloro che ne sono i destinatari. La scuola, cioè, impara mentre insegna, in un rapporto felicemente costruttivo maestro-discepolo, che è alla base delle moderne teorie pedagogiche, perché dà i frutti migliori. Gli insegnanti e in una certa misura i genitori, "immigrati digitali" , come vengono definiti, perché hanno dovuto impadronirsi di un nuovo linguaggio quando ne conoscevano uno già codificato, dovranno guidare i loro ragazzi, "nativi digitali" , a muoversi nell'esplorazione della loro "terra", imparando a conoscerla insieme a loro, sul loro stesso piano.

S'iscrivono a Facebook bambini che frequentano la terza elementare, falsificando la propria data di nascita, perché il limite d'età minimo di partecipazione è di 13 anni, e ci sono bambini che barano talmente da diventare "venticinquenni", con tutto quello che comporta, visto che possono essere contattati da "coetanei dell'età fasulla"... Spesso e volentieri, quegli stessi bambini vengono lasciati assolutamente soli dagli adulti che, a volte, non conoscono quest'universo essi stessi e, a volte, scambiano per personale modernità educativa ciò che non è altro che imprudenza e trascuratezza. Nessun genitore lascerebbe mai attraversare la strada, da solo, al proprio bambino inesperto, come piace ripetere a Manuela Rosci, promotrice attiva di questo progetto, ma molti genitori permettono che i propri figli si avventurino nella giungla Facebook senza "corso di sopravvivenza".

Ecco allora il "corso" Netpupils, progetto che durerà un anno, prendendo, però, due anni scolastici. Qui, guidati e continuamente monitorati da 10 insegnanti "tutors", potranno iscriversi bambini dalla quarta elementare alla terza media, appartenenti all'Istituto Comprensivo e ad altre 6 scuole, e solo dopo aver provato la loro appartenenza riceveranno una password d'accesso strettamente personale. Alcuni bambini verranno scelti per essere formati in modo che essi, poi, educhino a loro volta i loro pari. All'interno di questo mondo circoscritto, protetto, ma governato da regole ferree, il bambino imparerà a muoversi e a interagire, allenandosi per ciò che incontrerà fuori da lì, per saperlo affrontare in maniera consapevole e critica. Ma non è proprio questo il compito di una scuola e, a pensarci bene, anche quello di una famiglia? Non devono forse queste due "agenzie educative" trasmettere gli strumenti per imparare a muoversi nel loro microcosmo ed essere pronti poi a tuffarsi nel grande contesto della società?

E' bellissimo che l'istituzione scolastica riaffermi questo principio didattico di educazione alla consapevolezza e io sono molto fiera che la mia scuola sia così moderna e così vitale da portare avanti questo progetto, su cui lavorerà in fase preparatoria tutta l'estate - altro che scuole ad ottobre!! - che non è inteso a demonizzare, cosa indubbiamente più facile, ma è invece rivolto nella doppia direzione di conoscere e capire, prima di tutto, la lingua e il mondo dei "native digitals", per appropriarsene e poterli trasmettere.

Questa è la "scuola possibile": una scuola che non si ferma, che s'interroga, che si mette in gioco e in discussione, che sceglie di crescere con i suoi stessi alunni, in proficua sinergia, una scuola in formazione, che si costruisce sull'esperienza del sapere.
Ho scoperto che la mia è una scuola possibile. E questo mi piace molto!

Lucia Giovanna Paci, genitore nel IV Municipio di Roma
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