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n.58 dicembre 2015
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Articolo 'Momenti di narrazione'  >>>
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Momenti di narrazione
Come recuperare l'abitudine all'ascolto di storie
di Ansuini Cristina - Didattica Laboratoriale
"Il mondo possibile della narrativa
è l'unico universo in cui noi
possiamo essere assolutamente sicuri di qualcosa,
e che ci fornisce una idea molto forte di Verità."
Umberto Eco


La società dell'immagine e dell'informazione istantanea ha tolto un po' il gusto della narrazione: i bambini sono sempre meno abituati all'ascolto ed anche alla comprensione delle storie.
Seguire il filo di un racconto non è così scontato come lo era un tempo; questo lo possiamo verificare nei ritmi frenetici che spesso hanno film e video, anche per i più piccoli.
Non è questione da poco, visto che la mancanza di familiarità con la narrazione limita la creatività dei bambini e favorisce la standardizzazione.
L'età cruciale su cui investire in creatività è proprio quella della scuola primaria, tra i 6 e i 10 anni, quando i bambini, una volta apprese le strumentalità di base, formano il loro pensiero ed i loro modo di rapportarsi alla realtà.

"Sia che si tratti dei sentimenti, delle conoscenze, dei pensieri, dei giudizi, delle convinzioni e dei ragionamenti dei bambini, l'inizio di questa "infanzia di mezzo" promette una nuova maturità e un nuovo desiderio di apprendere riconosciuto in ogni cultura. In tutto il mondo, è circa a sette anni che i bambini acquistano una crescente consapevolezza della più ampia società che esiste attorno alla famiglia: vogliono quindi acquisirne le conoscenze e le abilità, hanno bisogno di imparare la storia, cercano di comprenderne gli interessi e le aspirazioni. E poiché i bambini sono, prima di tutto, animali sociali, apprendono tutto ciò in un contesto di sistemi di valori sociali e fanno proprio il comportamento agli appartenenti al loro gruppo sociale." Penelope Leach, Children first

Vale dunque la pena di ritagliare dei tempi - e degli spazi - per organizzare dei momenti dedicati specificatamente alla narrazione, creando dei circoli delle storie, scegliendo diverse tipologie di racconto, calibrandole sulle occasioni, sui cicli stagionali, leggendo un libro a puntate o semplicemente un brano che ci ha colpito.


COME ORGANIZZARE I MOMENTI DI NARRAZIONE?
È importante che ci sia una certa ritualità, degli elementi che facciano riconoscere il momento e l'attività in sé.
Seguire una cadenza fissa aiuta a creare l'atmosfera giusta e ad ottenere risultati migliori:

1. Creare uno spazio ed un tempo ben definiti: la narrazione ed il teatro creativo- la drammatizzazione che ne può venir fuori - hanno la caratteristica di "allontanare" la realtà e di permettere così ai bambini di uscire per un attimo da se stessi e di diventare persone nuove in un ambiente nuovo. Per preparare al meglio questa attività, si può pensare ad una "formula" di ingresso - una frase concordata, una piccola filastrocca... - che renda ancora più netto il distacco dalle cose quotidiane. Può andare bene "Ohibò!" come "Salacadula" come "Tanto va la gatta al lardo..." L'importante è che sia condivisa.

2. Disporsi in cerchio, in modo che sia facile lo scambio oculare e l'ascolto, la modulazione della voce, le espressioni facciali...

3. Raccontare o leggere una o più storie, un brano di un libro familiare, una "puntata" del libro dell'anno...

4. Fare un rapido giro per sentire le varie impressioni sul racconto e magari improvvisare un gioco dei mimi per sottolineare le caratteristiche dei personaggi. L'aspetto della drammatizzazione è molto importante e può essere curato in base alle competenze di ognuno: dal teatrino delle ombre al kamishibai giapponese (teatrino di immagini), dalle marionette a dita ai cambi di voce e di espressione.

5. Chiudere sempre l'esperienza con un disegno: il suo linguaggio è immediato e fermerà i momenti importanti. In questa fase è bene tornare ad una sistemazione dell'aula più tradizionale: si esce dal cerchio della storia e si inizia un altro tipo di attività.

6. Con i bambini più grandi si può procedere alla scrittura di piccole storie ispirate a quelle ascoltate. Alla fine di un tempo prestabilito, chi vorrà potrà condividere la sua storia con il gruppo.

COME FARE SE NON C'E' TEMPO?
Attività come questa sono molto impegnative, occupano circa due ore e, pur dando grandi risultati nell'ambito dell'armonia del gruppo e della comunicazione, non è certo pensabile svolgerle spesso, meno che mai quotidianamente.
Per riportare però i bambini ad un clima di ascolto e di riflessione positivo, che si sta perdendo nella frenesia dei messaggi di cui siamo costantemente destinatari e mittenti, è bene creare un'abitudine quotidiana alla narrazione, legata alla lettura condivisa; un'abitudine che potrà essere arricchita e migliorata via via che i bambini prenderanno confidenza con queste modalità.

Parallelamente si possono creare dei laboratori di narrazione, a cadenza mensile, in cui l'attività verrà sviluppata e in cui tutte le fasi del percorso possano essere realizzate.
Sarà un modo per riprendersi degli spazi e dei tempi di qualità, che miglioreranno non solo la modalità di ascolto, la comunicazione e la relazionalità, ma faciliteranno trasversalmente tutti gli apprendimenti, rendendo familiare la capacità di riflettere e di concentrarsi.



di Cristina Ansuini
Dottore in Psicologia, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 25/09/2016 ore 19:28 da Daniela Montelli
Interessante! Da parecchi anni leggo quotidianamente un capitolo di un libro nelle mie classi. Mi piace cominciare così l'ora di lezione...vedere i loro occhi attenti ed interessati all'ascolto ed il loro desiderio di andare avanti nella lettura, mi hanno convinto, nel tempo, che questo è un momento molto importante... Grazie per le attività suggerite che penso di sperimentare. Distinti saluti. Daniela Montelli
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