Torna nella homepage
 
n. 62 aprile 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Multimodalità. metacognizione,... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Multimodalità. metacognizione, multimedialità
CON-TATTO per l'inclusione di tutti e di ciascuno
di Giovinazzi Anna - Orizzonte scuola


Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.

Poi aggiungete:

 perché bisogna mettersi

al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.

Non è questo che più stanca.

È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi

 fino all'altezza dei loro sentimenti.

 Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla

punta dei piedi.

 Per non ferirli.

Janusz Korczak - "Quando ridiventerò bambino", 1924



"Il bambino pensa con il sentimento, non con l'intelletto". Janusz Korczak (pseudonimo di Henryk Goldzmit, Varsavia, 22 luglio 1878 - Treblinka, agosto 1942), fu medico pediatra, ma anche educatore, poeta, scrittore, libero pensatore. Intuì che per aiutare i bambini a crescere era necessario considerarli nella loro globalità e integrità, oggi diremmo "in un'ottica olistica", comunque pure unificando i saperi della medicina, della psicologia, della pedagogia, della sociologia, senza trascurare gli apporti della poesia, della religione, della storia, ed altre discipline.
Dai suoi numerosi scritti, ripresi dalla Polonia davanti all' O.N.U., si anima la discussione sui diritti dei bambini, che sfocerà nella "Carta dei diritti del bambino" del 1959.
Gli è stato dedicato l'anno 2012.

Nel desiderio di partecipare ad una riflessione sulle attuali prassi didattiche, nel riquadro è stato posto un riferimento che, in qualche modo, intende sintetizzare le linee fondanti il presente contributo.
Partiamo, dunque, dal soggetto/attore della nostra pratica professionale quotidiana: l'individuo giovanissimo che ci troviamo di fronte, che faccia il suo ingresso alla primaria o alla secondaria di primo grado, il più delle volte è abbastanza spaventato dall'ignoto. Non conosce, infatti, quel che gli accadrà, ma "sa", quasi per certo, che non gli andrà a genio. Nella più parte dei casi, comunque, ha ricevuto delle anticipazioni sulla vita che gli si sta per profilare, perché qualcuno si è preoccupato di metterlo sull'avviso che dovrà fare il bravo, essere educato e rispettoso, scrivere, leggere, far di conto, eseguire dei "compiti", in aula e pure a casa, evitando le note, le punizioni, la "bocciatura".
Ringraziamo questi premurosi soggetti che ci hanno consegnato un alunno sulla difensiva, impastato di pregiudizi nei nostri confronti e sulla "scuola", talvolta anche reattivo verso i compagni, dei quali teme il confronto, invidiandone i voti, o dai quali è stato istruito a "difendersi"... passando al contrattacco! Informazioni quanto mai inadeguate all'attuale sistema scolastico, anacronistiche e false, superate quanto ansiogene e francamente "pericolose".

Comunque sia, diciamoci la verità: ogni anno si formano classi con problematicità le più varie e diverse, annoverando DSA e BES crescenti nella popolazione degli allievi, che dobbiamo gestire in prima persona, ormai del tutto svincolati dal prezioso, "provvidenziale", contributo del docente di sostegno alla classe e/o alla criticità di certi alunni particolarmente fragili. Spetta a noi "omogeneizzare" le situazioni presenti in aula, allora, facilitando contenuti e percorsi, personalizzandoli in ottiche di flessibilità ed itinerari progettuali, ma mai più tentando di educare gli alunni per esempio all'ascolto in lezioni quasi esclusivamente frontali, né mirando a scolarizzare "addestrandoli", "plasmandoli" per il nostro mandato istituzionale ridotto al dovere di "svolgere il programma ministeriale", somma gratificazione dell'azione docente, come se il risultato finale dovesse corrispondere ad una sorta di unico "individuo standard" replicato n volte, tante quanti sono gli iscritti a quella nostra classe, cui "impartire l'insegnamento".
Chiedo scusa, ma la situazione mi riporta alla mente l'alimentazione forzata di certe oche, destinate a fornire del pregiato "fois gras"!

Hexagrame cognitiviste
Hexagrame cognitiviste
Ci troviamo di fronte una classe, quasi sempre multiculturale e plurilingue, discretamente disomogenea per provenienza non solamente etnica, da aprire, sì, alla "società della conoscenza" (che con Bauman è definibile "liquida" per le attuali connotazioni dei propri legami, finalizzati, facilmente gestibili, "eminentemente scioglibili"), ma a cui insegnare "un'intelligente cittadinanza del mondo" attraverso la pratica dell'empatia, determinando le premesse per rafforzare le risorse emotive e immaginative negli alunni (per la Nussbaum, utilizzando la cultura di letteratura ed arte, recuperando gli studi umanistici), avviando alla comprensione di se stessi e degli altri, "parte essenziale delle migliori concezioni di educazione alla democrazia", attraverso modalità di apprendimento condiviso (i migliori insegnanti sono gli studenti stessi) e multicanale (secondo le intelligenze multiple di Gardner), con l'uso delle TIC non come traguardo, ma sottolineandone il significato strumentale per imparare ad imparare lungo l'arco della vita.

Si tratta di assumerci, allora, la delicata responsabilità di accogliere un fenomeno unico ed irripetibile, il singolo bambino - pur inserito nel variegato contesto di classe - quale espressione del disegno della Natura che non replica: con un habitus improntato alla consapevolezza etica e all'umiltà. Pure perseguendo recenti disposizioni ministeriali circa gli interessi del bambino sin dalla scuola dell'infanzia, disponiamoci ad "esplorarlo" alla ricerca delle precipue sue caratteristiche in un progetto formativo longitudinale che tenga conto della sua individualità.
Per fare ciò al meglio, però, oggi è quanto mai imprescindibile educare gli "utenti indiretti", i genitori, a riconoscere nel proprio figliolo un qualcuno di diverso da se stessi, con un proprio, personalissimo, linguaggio determinato da tutta una serie di variabili di cui una buona parte è innata, connaturata, e l'altra scaturisce dagli interessi personali e dagli stimoli ambientali, dalle occasioni relazionali ed emozioni connesse. Come per un'inversione di tendenza, andranno educati i "caregivers" all'ascolto, finalizzato ad un'efficace comunicazione con i loro rampolli, ed edotti circa le finalità comunitarie della scuola italiana oggi, ad evitare attese anacronistiche in ordine a performances individuali ed individualistiche, competitive, che predispongono i bambini a tutta una gamma di reazioni confusive su compiti, ruoli, aspettative, ma anche esponendoli al rischio di precoci espressioni sintomatiche di ansietà.

Dalla precedente "metafora zootecnica" ad un parallelismo botanico: se anche il Pelargonium peltatum, una varietà di geranio, all'approssimarsi di un acquazzone reagisce innalzando le proprie foglie in modo da proteggere loro pagina superiore, vellutata, dalla caduta delle gocce, perché un alunno dovrebbe restare passivo, non provare ansietà ed accettare situazioni dell'ambiente circostante che rappresentano per lui minaccia/ostilità alla propria immagine di sé, alla sua individualità?
Ascoltiamo l'alunno nel dialogo e costruttivo confronto con i pari, apprezzandone le inclinazioni soggettive, utili ad indirizzarlo rispettosamente verso il proprio percorso per un'adeguata e coerente realizzazione del "progetto di vita", ritrovandoci anche disposti ad esercitare ... la maieutica.

Quest'atteggiamento ci lede? Ci espropria di professionalità? Ci fa perdere di credibilità, se proponiamo talune attività con modalità accattivanti per la veste ludica, invece di imporre spiegazioni ex cathedra ed assegnare esercitazioni individuali, svincolate dall'esperienza condivisa e concreta, entusiastica della scoperta e della riuscita, tipica della verde età?

No davvero, anzi! Ci ricarica positivamente nel momento in cui osserviamo la costruzione in cooperazione dei prodotti dei diversi gruppi, ci gratifica per la varietà delle soluzioni esperite, ci soddisfa per il febbrile lavorio che anima l'aula, allegramente, con la pratica di abilità e conoscenze che si vanno trasformando in competenze, applicate ad un compito, significativo, autentico.
Il nostro impegno docente sarà rivolto, in tale ottica, ad elidere le condizioni diversificanti secondo un approccio multicanale per prevenire situazioni emarginanti (sociali e di genere) e limitare le esperienze di insuccesso, ridisegnando metodi e strategie d'intervento per il conseguimento dei traguardi in uscita di livello superiore per i soggetti a rischio dispersione, ad esempio per i "migranti invisibili" (nati in Italia da genitori esteri, adozioni internazionali), perseguendo il "welfare" con un approccio olistico e sistemico al singolo allievo, orientando l'attenzione verso i suoi interessi personali in modo da trarne spunto per l'uso di strumenti multimediali e multimodali.
L'accesso a tali risorse didattiche, facilitanti la partecipazione condivisa e l'incremento della motivazione, consente a tutti autentiche possibilità di sviluppo individuale e sociale; attraverso i percorsi meta cognitivi, favorisce occasioni di responsabilizzazione (empowerment) circa le competenze digitali e di spirito d'iniziativa, promuovendo l'incremento di capacità critica, di decisione, di progettazione condivise, in cui si valorizzano efficacemente le singolarità (la "speciale normalità") nell'attribuzione di significato verso - ed attraverso - una produzione cooperativa che prevede la strategia del tutoring tra pari.

Un tale approccio, inoltre, considera la presenza non infrequente degli alunni "plus-dotati", elementi che potrebbero ugualmente trovarsi in condizione di svantaggio per proposte didattiche non adeguate ai loro bisogni, sia cognitivi sia emotivo-affettivi, questi ultimi intimi e profondi ma ugualmente reali e consistenti, prevenendo forme di reazione alla frustrazione e disagio, disadattamento. La modalità laboratoriale, infatti, fornisce risposte coerenti alle esigenze particolari in ordine ad interessi e scopi, soddisfacendo necessità individuali tipiche della giovane età, in cui non è strutturata la individuazione del Sé, ma viene "mediata" attraverso il gruppo di riferimento per ciò che riguarda i bisogni di approvazione, di appartenenza, di identificazione.
Si tratta di un'innovazione generale dell'ambiente di apprendimento, dunque, ma relazionale più che strumentale nel senso stretto delle dotazioni tecnologiche, perché coinvolgente le risorse umane che ne condividono lo spazio fisico e le regole di convivenza, ridisegnando modalità e finalità comunicative con sviluppi positivi nel clima generale della classe: si può osservare il miglioramento della competenza comunicativa, inoltre, anche nell'interazione diadica con il docente, riconducibile alla percezione di autoefficacia ed incremento della stima di sé. Parimenti si possono rilevare espressioni di "pensiero positivo", utili a strutturare l'impianto di una "visione del mondo" ottimistica che, sostenuta dal progressivo sviluppo della resilienza, ulteriormente consente la produzione di strategie di "coping attivo".

In un'epoca in cui i pressanti impegni quotidiani conducono a conciliare esigenze familiari con logiche ed orari lavorativi, risulta quanto mai opportuno fornire agli alunni momenti di serenità ed armonia in aula.
Un approccio multimodale e meta cognitivo mitiga le tensioni individuali nei confronti delle richieste didattiche: le condizioni di ansietà si riducono notevolmente, lasciando fluire la percezione di sé e del proprio cambiamento, nella fruizione e nella realizzazione di mappe concettuali, o nell'esecuzione di prove e test a risposta multipla, grazie all'uso di prodotti informatici, che rappresentano contenuti emotivamente "neutri" non recando meta-messaggi in ordine ad aspettative di insuccesso/fallimento, che possono suscitare nell'allievo timore, anticipazione della frustrazione, inibizione.
Ma non soltanto.
Se vogliamo, considerando che oggi, abbastanza diffusamente nelle abitazioni, i bambini hanno a disposizione un tablet, un PC, uno smart-phone e che li sanno usare con una certa abilità essendo necessarie una gestualità studiatamente primitiva e capacità associativa e mnemonica (v. gli scritti di Cantelmi sulla "Tecnoliquidità), si tratta di trasferire all'esperienza scolastica, come in una metafora video-ludica, le emozioni che scaturiscono dai videogames e l'attenzione che ne viene impiegata, inducendo ad impegnarsi in livelli di complessità crescente anche per gli obiettivi, intermedi e finali, per le previste competenze.
L'aula diviene laboratorio non soltanto per la trasformazione che si attua con la digitalizzazione, né per le prassi didattiche che provocano apprendimenti attraverso abilità pro sociali e metalinguaggi, ma anche per un diverso approccio di chi è preposto alla "governance", impegnato in monitoraggi sistematici secondo griglie strutturate sugli indicatori di processo nel conseguimento dei traguardi formativi.
Il diritto allo studio è connesso al dovere, che oggi non va più distinto dal piacere.

di Anna Giovinazzi
docente I.C. "Piazza Winckelmann" - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional