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n.100 febbraio 2020
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Oggi è il giorno:06 Aprile 2020 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Muro o confine: una questione di scelta... educativa
Intervista ad Alessandra De Gaetano
di Melchiorre Simonetta - L'intervista
Il muro

Il muro.
È eretto.
Lungo.
Alto.
Insormontabile
Impenetrabile.
Lo combattiamo.
Ogni giorno.
È una guerra senza armi.
Sotterranea.

Cerchiamo di non impazzire.
Di restituire sorrisi ai bambini.
Stanchi di andare a scuola in fila come soldatini.

La vita ci implora di poter vedere la luce.
La libertà.
Il resto del mondo.
È una morte lenta.
Ti mangia un pezzo alla volta.
Nel luogo più profondo di noi stessi, dov'è la speranza affoga nella disperazione. Dove si può gridare.
Ma nessuno sente.
Dove regna l'impotenza.
E provoca dolore.
Dove il barlume di speranza combatte incessantemente contro il diniego di una così terribile esistenza.

Alessandra De Gaetano

Si è da poco conclusa La Giornata della Memoria dedicata al ricordo delle vittime dell'Olocausto: uomini, donne e bambini rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti.

La memoria è una grande risorsa dell'essere umano, è identità, è conoscenza, funziona da monito, ci aiuta a non ripetere gli stessi e(o)rrori.
Per questo non dimenticare le ferite inferte ad un'umanità indifesa, umiliata e abbandonata è il dovere di tutti noi esseri umani.
Dobbiamo ricordare, inoltre, che la nostra storia recente e lontana è purtroppo macchiata da gravi colpe che non riguardano solo la shoah.
L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), nel suo rapporto annuale Global Trends, riferisce che, solo nel 2018, 70 milioni di persone sono state costrette a fuggire dal proprio paese a causa di guerre, persecuzioni, povertà e violenze; una cifra mai registrata in oltre settant'anni di osservazione.
Questi numeri spaventosi devono creare in noi dolore e indignazione, l'umanità tutta dovrebbe insorgere per cambiare le cose.
E qual è il ruolo dell'educazione in questo cambiamento?
Come docente sono convinta che la scuola abbia un ruolo fondamentale nella costruzione di un'umanità più consapevole.
Fare educazione non è solo offrire conoscenza e cultura, l'educativo deve assolutamente farsi carico della crescita spirituale, intesa in senso laico, della persona, deve fornire un ambiente in cui insegnare a pensare, a riflettere, a sentire, a scegliere, a vivere insieme per crescere e progettare un mondo migliore.
La scuola così diventa uno spazio fondamentale in cui esercitare il rispetto della diversità che arricchisce.
Un altro pezzo di storia doloroso è sicuramente l'innalzamento del muro il 13 agosto 1961 che, come una terribile incrinatura lunga 155 km, ha diviso Berlino in due, separando amori, amicizie, sogni, vite.
Come non riflettere sulla differenza sostanziale che intercorre tra muro e confine. Non sono sinonimi, queste due parole non si somigliano neanche lontanamente, sono parole che evocano immagini, colori e comportamenti assai diversi fra loro.
Il "muro" rappresenta non solo una costruzione di cemento e mattoni ma la metafora della "divisione" netta tra il mio mondo e il tuo mondo, richiama il concetto di limite, dell'impossibilità dell'incontro con l'altro e della visione del punto di vista dell'altro: se sono al di qua di un muro il punto di osservazione dell'altro, che si trova al di là, mi è negato (per la relazione questa posizione è fortemente invalidante).
Diverso è il concetto di "confine" che non separa ma identifica me stesso e l'altro da me, è diversità di identità, è "protezione" per non cadere nella confusione identitaria, è rispetto dello spazio vitale dell'altro e di me stesso, è libertà.
Trovo così urgente riflettere sulla differenza tra concetto di muro e separazione dal concetto di confine e incontro che ho trovato necessario dedicare un articolo a questo argomento intervistando Alessandra De Gaetano, giornalista e scrittrice, corrispondente a Berlino nel 2009 in occasione delle celebrazioni per il ventennale della caduta del Muro e autrice del libro "Bernauer Straβe Al di là del muro", edito da Progetto Cultura.

Alessandra, perché una giovane donna come te ha deciso di scrivere un romanzo sul Muro di Berlino?

Quando è caduto il Muro di Berlino avevo 10 anni. È una pagina di Storia che apparentemente può sembrare lontana dalla mia esperienza e dalla mia generazione. Il muro di Berlino ha risuonato nelle mie corde nel 2009, quando ho avuto l'opportunità di seguire da Berlino, come corrispondente di Radio Vaticana, le celebrazioni del ventennale della caduta. L'idea di scrivere un romanzo nasce dalla considerazione di avere tra le mani tante storie di persone che hanno vissuto la separazione dagli affetti e dal mondo intero, per trarne una lezione che possa aiutare a leggere con occhi nuovi un'attualità in cui ancora si continuano a ripetere gli errori della Storia. Il romanzo infatti nasce dall'incontro con esperienze di vita legate al Muro, di persone conosciute e intervistate che hanno saputo trovare una via d'uscita ad una "quotidianità senza libertà", che possano essere un monito per continuare ad abbattere i muri tangibili e intangibili.

Le storie che racconti e i personaggi che incontriamo nel tuo libro sono reali?

Direi che le storie sono persone e sono tutte vere. Gli incontri sono stati alla base di questo lavoro. Ho visitato ripetutamente i luoghi di Berlino dopo il 2009 per fare ricerca, ripercorrendo le tracce che il Muro aveva lasciato e in ogni posto ho conosciuto qualcuno che mi ha raccontato la propria esperienza. Ho messo inchiostro sulle loro vite per farne memoria, di un'umanità ferita che non ha rinunciato a lottare per riconquistare la propria libertà. Dei berlinesi che ho conosciuto mi hanno colpito la loro voglia di cambiamento, la forza dei legami affettivi nonostante le distanze, il senso di solidarietà, di protezione e comprensione tra le persone.

Perché è stato costruito il Muro di Berlino?

Durante la Guerra Fredda il Muro è stato costruito dal regime sovietico per limitare la libera circolazione dei professionisti tedeschi dall'Est verso l'Ovest (rappresentato dal capitalismo e dalla libertà). È stato un evento drammatico. Il Muro non ha diviso solo una città, ma l'intera Europa, segnando il volto del XX secolo con una cicatrice profonda e dolorosa. Ma soprattutto ha separato intere famiglie, i loro affetti e le vite dei berlinesi tenendole - come ha scritto Alessandro Borgogno nella prefazione - "separate e sospese in una non-vita, dove la presenza di quel lungo e gigantesco serpente immobile, eppure spietato e vorace, dominava comunque la vita di tutti".

Il muro rappresenta una costruzione ma è anche una potente metafora. Cosa racconta per te la sua immagine?

La sua etimologia rimanda a termini come "fortificare, trincerare, chiusura, difesa". Credo che dietro a un muro ci sia una paura. La paura ci blocca, ci fa stare fermi dove siamo, alle convinzioni che abbiamo ritenuto opportune fino a quel momento. È quella voce interiore che dice: "Ma chi te lo fa fare!". Credo che per far cadere un muro bisogna prima di tutto mettere a nudo la propria anima e imparare a ballare con le proprie paure utilizzando l'altra faccia della medaglia: il coraggio. Innanzitutto, il coraggio di cercare se stessi e di uscire dalla propria "zona di comfort", creare movimento attraverso le azioni, aprirsi al cambiamento e fare un passo verso l'altro per scoprire che sicuramente può arricchirci. In questo modo costruiamo la nostra unicità, ci liberiamo dagli schemi limitanti e realizziamo quella connessione universale che rappresenta il motore del mondo.

Qual è il fil rouge del romanzo e la lezione da imparare dalla storia del Muro di Berlino?

Sono passati 30 anni dalla caduta, eppure ancora oggi l'Europa e il mondo continuano ad essere divisi dai muri e dal filo spinato: pensiamo all'Ungheria, al Messico, a Israele. Pensiamo ai muri del mare (la questione dei migranti) e ai muri del fuoco (le fughe di persone dai conflitti armati). Ma i muri non sono solo tangibili. Siamo quotidianamente attori o spettatori di chi li alza contro i propri simili, isolando o isolandosi nei confronti del mondo esterno anziché aprirsi verso l'altro e verso chi, a torto, viene considerato "diverso". Il romanzo vuole essere la dimostrazione che l'unica via percorribile nella storia dell'umanità non è quella della separazione, dell'oppressione, della dittatura, ma del rispetto dei diritti umani, dell'unione e della libertà come diritto civile e inviolabile.

Cosa "porti via con te" dell'incontro con questo triste "pezzo" di Storia?

Questo libro per me è stato un viaggio, ho conosciuto luoghi e persone che hanno arricchito la mia formazione e la mia crescita personale. Il romanzo è stato un vero e proprio compagno di viaggio, con cui ho sperimentato la conoscenza del vero significato della libertà personale come espressione della scoperta di sé, della propria natura e della propria anima.
Il romanzo mi ha fatto da specchio, come solitamente avviene nell'incontro con l'altro "diverso da noi", mette a nudo la nostra interiorità per farci scoprire una parte profonda da accogliere e le paure con cui iniziare a ballare.
Ed è un viaggio che continua, ancora oggi, ad essere incontro con nuove persone, arricchimento, crescita, interazione.
Un viaggio verso la versione più autentica di me.

Per approfondimenti sulla storia del Muro di Berlino basta cliccare sui link presenti nella colonna a destra dell'articolo - indirizzi web.


Simonetta Melchiorre
Docente presso l'I.C. "Maria Montessori" di Roma, Art-counselor e formatrice per l'Associazione Sysform (ente accreditato dal MIUR)
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