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Nelle scuole delle aree a rischio
Docenti specializzati nella didattica di frontiera
di Savona Valentina - Orizzonte scuola
Le scuole nelle cosiddette "aree a rischio" rappresentano una realtà importante nella scuola italiana. Molte, troppe forse sono le istituzioni inserite in zone depresse socialmente e culturalmente, in cui la motivazione e coinvolgimento degli alunni passa attraverso una didattica che necessita di particolare impegno per tutti gli operatori della scuola e di azioni di rinforzo, che richiedono un maggior investimento anche economico.

Il CCNL all'articolo 9 riconosce la necessità di intervenire in queste situazioni, destinando dei fondi soggetti nella ripartizione a contrattazione integrativa regionale.
Eppure il problema è ancora lungi dall'essere risolto.
Le scuole difficili non riescono a dare risposte adeguate, i fenomeni di drop out e mortalità scolastica sono appena scalfiti da questa forma di supporto.

Io credo bisognerebbe ripensare il sistema del sostegno alle scuole collocate in arre "calde". Come?
Anzitutto mettendo a sistema le azioni, creando docenti "specializzati" nella didattica di frontiera, fornendo risorse non solo per il personale ma anche per costruire ambienti di apprendimento funzionali, per sostenere l'acquisto di beni e di servizi anche esterni.
Si dovrebbe puntare all'istituzione di graduatorie speciali per i docenti che decidono di prestare la loro opera in questo tipo di scuole, la cui retribuzione sia permanentemente maggiore rispetto agli altri docenti (e non a progetto, così come avviene oggi), oppure in considerazione delle difficoltà da parte dello Stato di far fronte a maggiori spendite, a cui venga attribuito un "bonus maggiorativo" in termini di anzianità di servizio per ciascun anno prestato in questo tipo di scuole.
Ci dovrebbe essere l'impegno da parte di questi docenti di permanere per un numero minimo di anni in dette sedi, per poter operare in continuità e mettere a frutto le esperienze maturate sul campo, ma anche l'organizzazione della scuola dovrebbe avere in forza figure di supporto non solo da parte degli USR (collaboratori scolastici), ma anche da parte degli EE.LL. (Educatori).
Si dovrebbe creare un elenco di scuole "a rischio" da parte degli USR, con periodiche revisioni, a cui destinare le risorse.

Certo è che il sistema come è strutturato adesso non ha dato i frutti sperati.
I fondi per le aree a rischio, così come congegnati e contrattati, appaiono più incentrati sulla possibilità di poter realizzare progetti e costituire possibilità di guadagno per il personale della scuola più che per fornire un beneficio "a sistema" per gli alunni, le cui difficoltà non possono certo presentarsi ad anni alterni, così come previsto nella individuazione delle istituzioni beneficiarie in troppe contrattazioni regionali.

Valentina Savona, Dirigente scolastico IC "Porcu- Satta" di Quartu S.E. e il Liceo Classico Dettori di Cagliari, è componente del Nucleo di Valutazione dell'Ateneo di Cagliari
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