Torna nella homepage
 
n 36 ottobre 2013
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:18 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'No alla politica del "pappappe... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Orizzonte scuola 2 Orizzonte scuola

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
No alla politica del "pappappero"!
Cara prof. , non c i siamo!
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Cara prof.,
Le scrivo a nome di mio figlio e dei suoi compagni, perché né loro né io riusciamo a darci pace del fatto che Lei non sia più nella loro classe, questo penultimo anno di scuola superiore, dopo essere stata unica insegnante titolare ad averli fin dal primo anno.

La Sua materia non è di quelle che generalmente prevedono un cambio al triennio - che è tra l'altro incominciato l'anno scorso - ; Lei non ha chiesto il trasferimento altrove; è capitato ai ragazzi di incontrarla nei corridoi e anche a me, una volta, dunque, ci siamo chiesti il perché di una simile scelta, con un rammarico che sa di risentimento da tradimento, di chi ha perso un punto di riferimento importante e non riesce a farsene una ragione.

Forse, però, ci saremmo anche riusciti, attribuendone la responsabilità a scelte poco comprensibili della dirigenza, se non fosse che Lei ci ha gentilmente e dichiaratamente voluto offrire la Sua versione. Se è pur vero che la Preside Le ha chiesto di "coprire le prime tre classi" - chissà perché, mi chiedo, dal momento che avrebbe avuto una IV! -se Lei avesse insistito per mantenere la Sua classe quarta, la Dirigente sicuramente non si sarebbe opposta, ma Lei ha pensato che quei ragazzi, i Suoi ragazzi, come li ha sempre chiamati, avessero bisogno di una scossa, perché a Suo giudizio si erano addormentati, adagiati in un fare basso, che a Lei non piaceva, che non era costruttivo, dunque ... li ha lasciati! Ha aggiunto, anche, che li osserverà da lontano, così che, se "funzioneranno", li lascerà alla loro strada anche il prossimo anno, altrimenti li "riprenderà"...!

Mi creda, professoressa, sto cercando di mantenere la calma e tenere a freno l'indignazione, perché altrimenti non riuscirei ad avere la lucidità per dirLe quello che devo e voglio dirLe!

"Prendere", "lasciare", vocaboli di un lessico familiare, pure viziato, che non appartengono alla relazione tra docente e studente. Lei ha voluto stabilire con questi ragazzi un rapporto da mamma, di cui non avevano alcun bisogno, senza diventarlo in maniera significativa, senza lasciare il segno. Che significa che li ha voluti punire? Di cosa, di aver fatto i ragazzi di 16 anni, che se lasciati non fare, non fanno? Possibile che Lei non abbia nessuna responsabilità in questo? In che modo Lei ha impedito che non funzionassero? In che modo li ha sedotti, li ha trascinati a sé e alla Sua materia? In che modo ha comunicato loro che Lei fosse un'occasione da non perdere?

No, prof., non ci siamo, Lei non può onestamente rispondere, perché ha evidentemente e con convinzione prevalso in Lei la politica del pappappero, sa, il ritornello dei bambini, per cui "tu mi hai fatto questo e io ti faccio quest'altro, pappappero! "? Non è questo, però, che deve fare un'insegnante!

Mai come nel ciclo di scuola superiore, i ragazzi hanno bisogno di costruire una relazione con i docenti, che sono prima di tutto figure di adulti altre rispetto a quelle genitoriali, che sono e saranno significative, sia nel bene sia nel male, sia cioè che siano un esempio sia che siano solo un modello, proprio per quei fragili esseri umani, dai quali si pretende che siano adulti. Mentre da un genitore ci si può aspettare del buon senso, un'esperienza che abbia portato maturità, qualche buon insegnamento di base veicolato dalla famiglia di origine, da un docente ci si aspetta che sia un professionista della formazione, non improvvisato, che abbia studiato per questo e, soprattutto, che continui a studiare, per essere al passo, aggiornato e credibile. Ci si aspetta che sappia contenere le proprie istintualità e intemperanze caratteriali, che lo porterebbero al pappappero e si cali in un ruolo, difficilissimo, sì, e non da tutti, ma per il quale, se non si ha una vocazione, ci si prepara. Essere insegnanti non fa parte del portfolio delle competenze di un laureato tout court, è uno status che prevede un percorso, almeno un po' di sane nozioni di pedagogia, ma Lei, prof., mi sa che ha dimenticato il testo nel cassetto, sotto ai suoi sogni, magari, di fare altro!

Umberto Eco scrive: "L'esercizio del sapere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni genitori oltre a quelli carnali e ci fa vivere di più...stabilisce un filo continuo, che va dalla nostra infanzia a oggi".

Sebbene Eco si riferisca a quel fenomeno che si verifica nel lettore nei confronti dei testi del passato, mi piace trasferire il concetto che riguarda il sapere e i suoi attori, al rapporto tra docenti e studenti.
In questo, lei avrebbe potuto essere madre!

Girovagando su Facebook, giorni fa, ho letto da Beatrice, mia brillante nipotina ventitreenne, laureanda in Giurisprudenza:

Un giorno ringrazierò i miei insegnanti peggiori, quelli che mi hanno trattata come un numero o come un giocattolo difettoso, riducendo drasticamente la fiducia che avevo in me stessa.
Grazie, perché la vita è anche questa: essere pronti a incontrare persone che ti fanno sentire una nullità, costringendoti di conseguenza a diventare più forte da solo.
Ma ringrazierò anche i migliori, quelli che amando il proprio mestiere sono riusciti a trasmettermi interesse, e mi hanno fatto capire che non è mai la materia a fare schifo: è il MODO di affrontarla.
Allora penso che i ragazzi, più che di nozioni abbiano bisogno di umanità; più che di regole necessitino di dialogo ed empatia
.

Vede, prof., mio figlio ha incontrato in Lei l'insegnante del I tipo, che dice Beatrice, quella del pappappero, come dico io. Ora, io auguro a lui e ai suoi compagni, che quella di quest'anno sia del II, perché il pappappero lo lasciamo ai bambini, quelli un po' stupidini!

I miei distinti saluti

Lucia Giovanna Paci, genitore!
Aggiungi un commento
Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito lunedì 04/11/2013 ore 15:13 da Lucia Paci
Grazie, Beatrice, Giovanna, Isabella, per aver letto e commentato. I vostri interventi mi dicono che, purtroppo la mia non è una voce isolata.Devo dire che nella mia esperienza personale, sia su di me che attraverso i miei figli, m è capitato di incontrare professori degni del loro nome - che professavano ciò in cui credevano; del resto, basta che leggiate bene la rivista per rendervene conto! Ho raccontato da queste pagine (giugno 2012) della mia insegnante/mito del liceo, che è stata una pietra miliare della mia formazione e davvero a lei devo quello che sono oggi, ma ci sono ancora troppe insegnanti come quella a cui mi rivolgo nel mio pezzo, troppe che fanno "pedagogia nera", come la definisce Isabella, con un termine tanto raccapricciante quanto calzante. E' per questo che non riesco ad arrendermi e, da questo spazio privilegiato, faccio l'unica cosa che posso e so fare: scrivo, racconto, denuncio e cerco di contaminare! Grazie del vostro sostegno, che mi rinforza!
inserito lunedì 04/11/2013 ore 03:31 da Isabella Dionisi
Grazie Lucia, per avere dato voce alla mia sofferenza, che mi accorgo, leggendo il tuo articolo, essere ancora viva. Sono riemersi dolorosi sentimenti di frustrazione, smarrimento, rabbia, come madre, verso alcuni professori che impunemente praticano 'pedagogia nera' con protervia, senza mettersi neanche per un attimo in discussione. Grazie.
inserito mercoledì 30/10/2013 ore 20:39 da Beatrice
Quello dell'insegnante è un mestiere che necessariamente oltrepassa i limiti di una logica utilitaristica ?lo stipendio in cambio della mia prestazione?; logica che tende a trattare gli insegnanti alla stregua di operai e i ragazzi come prodotti di fabbrica, e scartare tutto ciò che non rientra in questo schema. Al di là del caso concreto, invita a riflettere su come si possa pretendere un mondo migliore con le disfunzioni che ci sono al livello più importante: quello in cui vengono formate le giovani menti.
inserito mercoledì 30/10/2013 ore 15:47 da Giovanna Vannini
Non c'è una sola, ripeto una sola parola di quello su scritto, con maestria e chiarezza allo stesso tempo scritto, che io non condivida. Essere insegnanti dovrebbe significare MISSIONE D'INTENTI, tutto il resto è nulla. Essere insegnanti dovrebbe... "portare a se" chi ti segue, chi in te spera, chi prova a credre di poter ricevere dal tuo "verbo", dal tuo animo, "roba buona per il cammino del vivere". Dove sono QUESTI insegnanti? Io nel mio percorso di madre di figlia abbandonante il percorso scolastico, non li ho trovati... Tanto rancore invece, tanto astio, proprio con i ragazzi che come mia figlia c'era da faticare, da battagliare ogni giorno per portali a se. Che la gioventù di oggi non sia facile, che i modelli comuni spesso portino a giudizi preconcetti, a chiudere il portone senza nemmeno dare un'occhiata dallo spioncino, non ci sono dubbi. Ma è poprio questa, se uno ama davvero il suo mestiere/missione d'insegnante, dovrebbe essere la vera sfida, l'assoluto godimento dello spirito, la conferma della propria indiscussa professionalità; riuscire a far "funzionare" un ragazzo dove altri hanno fallito. Figuriamoci poi si tratta di una classe intera! Un'apoteosi di soddisfazione impagabile! Chi è bravo, chi ha le capacità, e chi non ne ha abbastanza ma sopperisce con la volontà, con l'impegno costante, e perchè no, con una sana competizione, RIESCE, RIESCE SEMPRE! E poco importa " il peso" del suo interlocutore, del suo "guru", l'obbiettivo prefissato lo raggiunge comunuque e con chiunque. Grazie per avermi dato modo di ri-vomitare tanta amarezza accumulata, mai del tutto smaltita... Giovanna Vannini
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional