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n.17 novembre 2011
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Oggi è il giorno:23 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'No Communication, no school'  >>>
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No Communication, no school
Senza una comunicazione efficace, la scuola non funziona
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola

All'ultima riunione di redazione per questo numero della rivista, a cui non ho potuto partecipare, si è scelto come filo rosso delle nostre emozioni, riflessioni, esperienze da raccontare, il tema della Comunicazione.

"Capirai! - ho pensato quando l'ho saputo - un argomentino da niente, talmente vasto da voler dire tutto e niente ... sarà uno scherzo dare un taglio ai nostri articoli!!". Mi viene in soccorso Manuela Rosci che mi dice: "Solo tu puoi continuare a trattare il tema della comunicazione scuola-famiglia, docenti-genitori, con il tuo stile!!"

In effetti sì, è vero, con quattro figli ormai cresciuti, la mia esperienza di scuola è ricca a tal punto da farmi concludere che la comunicazione -tra dirigente e docenti, tra questi e i loro colleghi, tra ragazzi e insegnanti, tra questi ancora e genitori- è il fulcro che regge l'impianto scuola e che ne determina il funzionamento, nel bene come nel male.

L'immagine di impianto è calzante, perché configura proprio un meccanismo, una macchina in cui ogni parte compie un lavoro autonomo, stabilendo una comunicazione con le altre parti, fondamentale all'esito totale e finale.

Più ci penso e più concludo veramente che ogni volta che ho avuto esperienze negative nella Scuola, è stato per difetti di comunicazione e da qui l'idea di parafrasare un celebre motto pubblicitario di George Clooney: no communication ... no school!

Mi è capitato in più occasioni di sperimentare l'estrema difficoltà di comunicazione tra plessi appartenenti allo stesso Istituto, ma diversi e lontani non solo territorialmente, bensì proprio come realtà socio-culturali, in cui, per forza di cose, la direzione centrale, pur avendolo nei doveri, nelle intenzioni, nelle finalità, non è in grado di offrire lo stesso servizio in tutte le sedi e si avvale, così, di reti di persone che si adoperano per questo. Una comunicazione efficace in casi simili è essenziale; quando manca, regna la confusione, l' approssimazione e a risentirne è tutto il sistema.

Di una comunicazione inefficace si può fare esperienza, tuttavia, anche in una scuola senza succursali, laddove c'è magari un dirigente che non si avvale di collaboratori a cui delegare compiti e mansioni, che alleggeriscano l'enorme mole dei suoi e che, per volere e dovere occuparsi di mille aspetti, trascura quello, tra i più importanti, dei rapporti con le famiglie, che sono sempre le ultime a sapere, sono escluse da una partecipazione e collaborazione che al contrario gioverebbe all'intero funzionamento della scuola e delle sue attività. Anche questo genere di scuola, ho incontrato, ahimé, nel mio cammino, con il conseguente senso di rifiuto, ma anche di anestetizzazione, che reiterati comportamenti generano, e di impotenza di fronte alle cose lasciate al caso o all'improvvisazione e alla buona volontà del singolo, che ti devi ritenere fortunato ad aver incontrato!

Ben peggiore, ma non infrequente, ciò che è stato oggetto di discussione in questi giorni, al consiglio di classe di uno dei miei figli, e cioè un difetto di comunicazione tra colleghi docenti della stessa classe che, perso di vista il leit motive che dovrebbe guidarli, non si parlano e non si accordano sugli interventi da fare con i ragazzi, cosicché uno spinge perché partecipino ad un importante evento della scuola, mentre l'altro si oppone in maniera decisa, squalificando, in un colpo solo, l'evento stesso, la scuola che lo organizza e il proprio collega. Il risultato è un danno enorme: gli insegnanti non sono più figure credibili e i ragazzi si disorientano, perdendo stima e fiducia in loro.

L'intenzione di questa rivista, per volere della sua direttrice e per condivisione di noi tutti, è quella, però, di " tr
adurre
l'inevitabile desiderio di raccontare ciò che non va o va storto in ... POSITIVO!!".

Quest'attitudine, oltre a permettere di "vedere il bicchiere mezzo pieno", lettura che spesso e volentieri trasforma il fatto storto nella sua essenza, allena anche a riconoscere meglio e con più certezza e celerità, i "fatti dritti".
E i fatti dritti esistono! La mia figlia più piccola è entrata quest'anno alla scuola media. Si è evidenziato, da subito, un problema di gestione di un ragazzo "difficile", che ha naturalmente allarmato noi genitori, a vario livello: dalla più naturale apprensione legata all'istinto di protezione verso i propri figli, al bisogno di sapere che da parte della scuola arrivassero segnali educativi di successo per tutti i ragazzi. Dal momento che il rapporto con i docenti della classe non esisteva ancora, mi è sembrato più corretto interpellare la dirigente per sottoporle le mie riflessioni, in modo che, non solo si facesse carico del problema, ma favorisse un incontro con i docenti, per poterci permettere di iniziare con loro un dialogo costruttivo per la crescita dei nostri figli, su tutti gli aspetti, quello in questione compreso, che riguardassero la loro vita scolastica.
Alla mia richiesta scritta, forte e appassionata nelle idee, come sempre, ma pacata nei toni e nei modi, la dirigente ha risposto con favore e disponibilità, accogliendo le mie riflessioni come materiale utile per ragionare e misurare gli interventi che la scuola avrebbe dovuto mettere in atto. L'incontro tra genitori e docenti c'è stato ed è uscito dai canoni tradizionali, che avrebbero previsto l'incontro con un coordinatore di classe, in rappresentanza degli altri docenti. Sebbene partito in quella modalità, in maniera assolutamente spontanea e informale, poi, tutti i docenti sono "passati" a presentarsi e a "dire la loro", creando un clima allegro, di scambio, molto rassicurante e piacevole.

La cosa che più mi ha sorpreso, tuttavia, è stata la prima riunione del consiglio di classe con i genitori, che mi ha presentato modalità del tutto nuove per me, quasi sconvolgenti nella loro imprevista positività. In un'aula "seria", appositamente attrezzata per occasioni simili, intorno a un grande tavolo ovale,ci siamo riuniti tutti i genitori rappresentanti e tutto il consiglio dei docenti, guidato, fatto per me assolutamente straordinario, per le mie esperienze passate, dalla Preside. Abbiamo discusso degli argomenti all'ordine del giorno, allargando il discorso a quelli che più ci stavano a cuore, con grande attenzione e generosità di tempo e di disposizione, nonostante fosse sera tarda ormai, senza che qualcuno guardasse in continuazione l'orologio e volesse tagliare, perché voleva andarsene a casa. Sembrava proprio una chiacchierata tra amici, neanche tanto formali, che progettavano e assumevano una serie di impegni programmatici comuni, con spirito di gruppo e di condivisione, che mi ha proprio riconciliato con l'idea di scuola che troppo spesso idealizzo!

La straordinarietà di questa modalità, la mia sorpresa, mi fanno riflettere sul fatto che ci diamo tanto da fare per cercare ricette che traducano la nostra idea di scuola possibile, ma sarebbe così tanto più semplice che ognuno usasse i mezzi che ciascuno ha a disposizione: il buon senso, la disponibilità a spendersi e a dialogare, l'intelligenza di capire che questo passa dalle piccole, semplici cose, dalle risorse umane che ognuno dovrebbe avere, specialmente se fa un mestiere -genitore, educatore -simile.

Io non lo so se la scuola di mia figlia è una scuola perfetta, però, la comunicazione che si è creata tra tutte le parti che la compongono è preziosa, perché se non lo è, possa almeno diventarlo ... per me e in assoluto!

Lucia Giovanna Paci, genitore - Roma
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