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n. 29 gennaio 2013
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Noi vogliamo esserci
Rispondo alle sollecitazione del Sottosegretario alla Pubblica Istruzione
di Gori Francesco - Orizzonte scuola
Caro Direttore,
l'invito rivolto il 13 gennaio u.s. da Marco Rossi Doria ai partiti perché nella campagna elettorale in corso parlassero da subito di scuola, non ha avuto alcuna eco e la speranza che, raccogliendo la sollecitazione del Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, si aprisse un confronto utilissimo in un momento di profondo disagio e di generale smarrimento, è miseramente caduta.
Allora, ritenendo non eludibile l'urgenza di occuparsi del nostro sistema educativo e necessario incalzare le forze politiche per indurle ad esprimere apertamente intenzioni e programmi, ci prendiamo la libertà di dire la nostra opinione di docenti che vivono quotidianamente il malessere di una istituzione negletta, taglieggiata e affidata unicamente al capitale emotivo degli operatori educativi e alla generosità dei genitori più attivi e responsabili.

E' convinzione universalmente declamata che l'istruzione e la formazione sono il motore per costruire il futuro e promuovere una crescita equilibrata e duratura.
Quale sia lo stato di salute del nostro sistema di istruzione è desumibile da pochi dati che di seguito riportiamo.
Lo Stato destina all'Istruzione appena il 4,5% del PIL, nel triennio 2008-2013 ha tolto 8,4 milioni di euro, troppi bambini e ragazzi imparano male e troppo poco, il 18,3% di loro non raggiungono una qualifica professionale ne' un diploma di scuola superiore, la dimensione della dispersione scolastica è spaventosamente elevata. E gli interventi del governo dei tecnici, dinanzi ad uno scenario così compromesso, appaiono "cerotti su una frattura". E tuttavia il fatto che più preoccupa e desta allarme è che nell'ultimo ventennio è passato il messaggio che la cultura è infeconda (non dà da mangiare) e che i valori vincenti sono la furbizia, la disponibilità alla violazione della legge, la competizione esasperata, il cinismo incurante dei principi etici e della solidarietà. Segnali tangibili di questa temperie socio-culturale sono il calo dei lettori, la riduzione degli iscritti all'Università, la ricerca di un lavoro purchessia, espressioni non solo delle difficoltà economiche che vive il paese ma della sfiducia riposta nella cultura come ascensore sociale e veicolo di emancipazione.

Nel suo ultimo rapporto il CENSIS definisce il Comparto Educativo un servizio pubblico sotto sforzo al quale, nella composizione della spesa pubblica, non è riservato alcun argine di protezione e rileva che solo le abilità adattive degli educatori e il supporto delle famiglie hanno scongiurato il collasso del sistema educativo.
Incombente tuttavia è il pericolo che, permanendo lo stato attuale di cose e aggravandosi il deterioramento materiale dei servizi educativi, il potenziale di volizione, di passione e di amore per il proprio mestiere, di tenacia e di caparbietà degli operatori dell'educazione, venga intaccato ed eroso e prenda forma una sorta di nichilismo professionale conseguente alla perdita di valore e di finalità del proprio lavoro.

E' dunque DOVEROSO che chi aspira al governo del paese e partecipa all'agone elettorale esprima, senza remore e rifuggendo dalle dichiarazioni di intenti generiche ed elusive, che cosa intende FARE, quali innovazioni di sistema si impegna ad introdurre per rendere la scuola effettivamente leva dello sviluppo della società e veicolo in grado di accompagnare e sospingere il paese fuori della crisi.
Gli operatori della scuola, coloro che vivono quotidianamente nelle aule scolastiche ed erogano materialmente il servizio, sono pronti a dare il loro contributo di idee e di proposte, forti della loro esperienza e della passione civile.
La posta in gioco è alta e richiede l'attivazione e la mobilitazione del genio collettivo latente nelle pieghe della società in un clima di cooperazione che coinvolga, per il bene comune, i diversi livelli istituzionali. Noi vogliamo esserci.

Francesco Gori e la redazione de Lascuolapossibile


Questa lettera è stata inviata anche al giornale La Stampa in risposta all'articolo del 13 gennaio di Marco Rossi Doria (leggi).
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