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n 75 settembre 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
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Oggi è il giorno:21 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Non davanti ma a fianco'  >>>
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Non davanti ma a fianco
Cambiare prospettiva per insegnare
di Rosci Manuela - Editoriali
Bentrovati a tutti, dopo la pausa estiva che si riconferma essere momento essenziale per ritemprare spirito e corpo. Qualcuno obietta che questo lungo periodo di assenza dal lavoro sia un privilegio esclusivo della casta dei docenti... e dei nababbi; al periodo viene associato un "dolce far niente" che punta il dito sul vuoto (mancanza di impegni) e sull'assenza di responsabilità. E' bene sgombrare il campo, ancora una volta, da questa malsana idea diffusa nell'immaginario collettivo, in quanto svuotare la mente dalle tossine accumulate durante l'anno è un nostro preciso obbligo per riprendere poi il lavoro in classe, che ci vuole riposati e desiderosi di ricominciare. Sarebbe ingiusto, oltreché inopportuno, rientrare però a scuola con un atteggiamento lamentoso, non vogliosi di varcare la soglia dell'aula, non desiderosi di rivedere gli alunni o di conoscere i nuovi.
Non è certo la pausa estiva a essere messa in discussione, semmai un atteggiamento insofferente al rientro. La ripresa, si sa, è sempre faticosa, ma non possiamo lagnarci; bisogna andare incontro al nuovo anno scolastico pronti ad affrontare ogni sfida, caratterizzata dalle tante difficoltà che inevitabilmente ci saranno. Ci siamo riposati per "ricaricare le batterie", perché sappiamo -questa non è una novità- che l'attenzione e l'impegno richiesto sono davvero alti. A volte denunciamo la scarsità di tempo per fare tutto, spesso invece si tratta di un calo di energia che non ci permette di portare avanti tutto quello che sentiamo di dover/voler fare (altre volte invece si tratta di una pianificazione che non tiene conto del reale tempo a disposizione, ma questa è un'altra faccenda!).
Con orgoglio dico che al rientro dalla pausa estiva incontro sempre persone pronte e vogliose di ricominciare, sebbene non sempre tutte siano riuscite a fare il pieno di energia.

Per essere certa di essere IN FORMA (vi suggerisco la lettura dell'articolo IN FORMA per il ritorno a scuola, di settembre 2016 http://www.lascuolapossibile.it/articolo/in-forma-per-il-ritorno-a-scuola/), ho approfittato degli ultimi giorni di agosto per iscrivermi al workshop "Imparare ad imparare": come strutturare laboratori metacognitivi basati sul Metodo Feuerstein" organizzato dal Centro per l'Apprendimento Mediato (C.A.M.) a Rimini.
Da tempo inseguivo l'idea di avvicinarmi a questo metodo, ne avevo sentito parlare bene e avevo desiderio di capire come affronta il tema del "metacognitivo". Il gruppo dei colleghi - tipi strani come me, che pensano che la formazione si possa fare anche a fine agosto! - è stato molto vivace, composto da docenti di ogni ordine e grado e non solo, e le considerazioni di ognuno, come sempre, hanno arricchito l'esperienza ben condotta dalle formatrici Laura Angelini e Adele Ricchi.
"L'approccio metacognitivo riserva un ruolo fondamentale all'insegnante: quello di facilitatore di cambiamenti strutturali negli alunni, attraverso un'opera di mediazione tra gli stimoli ambientali e le strutture dell'alunno che apprende. L'insegnante mediatore svolge la prima non facile funzione di filtrare e strutturare gli stimoli ambientali, facendo in modo che alcuni assumano una posizione marginale ed altri, al contrario, vengano fatti oggetto di accurata analisi (Feuerstein, 1973)". Nel sottoporre all'alunno una qualsiasi proposta didattica, l'insegnante deve manifestare l'abilità di non fornire risposte, ma lasciare che esse emergono dall'alunno stesso. Si tratta di guidare il discente attraverso la discussione mirata e il confronto con l'adulto e i pari, affinché raggiunga da solo una soluzione accettabile, acquisendo così una maggiore consapevolezza del problema e di se stesso, inteso come individuo che apprende". (concetti tratti dal materiale fornito al corso).
I temi affrontati hanno rinforzato in me le convinzioni che mi spingono a lavorare per sviluppare competenze, in aula con gli alunni e nei percorsi formativi per docenti, in cui vige la regola del "non fornire risposte, ma lasciare che esse emergano dall'alunno stesso": non significa lasciare da soli in questa ricerca ma aiutare con delle domande che definisco "potenzianti". Significativo e fondamentale dunque torna il ruolo del docente: "Nel sottoporre all'alunno una qualsiasi proposta didattica l'insegnante deve manifestare l'abilità e la competenza ...". Sappiamo bene quanto la tendenza del docente a condurre il gioco occupi spesso il tempo scolastico con indicazioni che spingono verso l'esecuzione di un compito piuttosto che alla ricerca di soluzioni. Si tratta di modalità "tramandata", come lo è la lavagna posta di fronte ai banchi, disposti davanti alla cattedra dell'insegnante, così che il docente è inevitabilmente spinto a dare contenuti piuttosto che utilizzarli come elementi strategici.

NON DAVANTI MA A FIANCO diventa allora il motto del docente mediatore, del docente metacognitivo: "non aspettarti da me la soluzione, ma sarò al tuo fianco nel cercare le risposte, offrendo strategie, insegnando come si può fare, lasciando la strada aperta a incursioni creative in cui l'errore diventa solo un feedback che indica di trovare altre strade".

CAMBIARE PROSPETTIVA PER INSEGNARE questo il lavoro che oggi sento urgente, la dimensione da proporre agli insegnanti. Non si tratta solo di acquisire nuove strategie, seppur indispensabili per operare, ma di assumere l'atteggiamento del ricercatore insieme ai nostri alunni, piccoli e grandi che siano. Si tratta di gestire il gruppo non come insieme di tanti elementi che ascoltano per riprodurre quello che hanno imparato; si tratta di riconoscersi parte di una comunità dove i legami affettivi sono anche influenzati dagli effetti di un buon sorriso del docente; lo "spirito possibilista" sa che ogni alunno ha la propria luce, nella convinzione che "il sapere e il saper fare cognitivo sono modificabili, educabili e rieducabili e la qualità delle interazioni educative e della mediazione determina l'efficacia degli strumenti cognitivi" (concetti tratti dal materiale del corso).

Torna utile allora ripensare alla pausa estiva come quel momento rigenerante, fondamentale per affrontare con nuova energia la sfida di stare al fianco dei nostri alunni, tollerando l'insicurezza creata dal momento storico che stiamo attraversando e che, per quanto riguarda la scuola, spinge ad assumere una prospettiva metacognitiva nell'insegnamento.
I contributi dei colleghi, anche in questo primo numero dell'anno scolastico 2017-2018, sono sollecitazioni a guardare avanti, a percepire possibile questo cambio di rotta. Ringrazio tutti e in particolare coloro che hanno frequentato i nostri corsi su "Didattica per competenze": le loro testimonianze sono altra energia che ci ritempra.
Che il nuovo viaggio sia coinvolgente per tutti.
Buon anno scolastico!


Manuel Rosci
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 14/10/2017 ore 04:56 da Rosa Sessa
Partire dal riconoscimento del valore dell'errore È fondamentale per far nascere domande e adoperarsi a trovare risposte.Vale per la scuola e vale per la vita.
inserito domenica 24/09/2017 ore 17:30 da barbara bonazelli
Grazie cara Manuela per questo ennesimo interessante articolo su cui riflettere! Auguro a te e a tutto lo staff un buon anno scolastico e ti aspetto per il 2 livello di didattica delle compenze! Un abbraccio Barbara Bonazelli
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