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n.21 marzo 2012
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Non si può più attendere!
Una consultazione per raccogliere suggerimenti e proposte
di Damiano Maria Antonietta - Sotto la lente
Quando a scuola si parla di integrazione, sia tra gli addetti ai lavori sia tra i genitori, si sottintende quale suo soggetto un alunno con disabilità.
Certamente un soggetto disabile è meno provvisto di risorse che agevolino la sua integrazione nel gruppo e quindi gli adulti intorno a lui attivano modalità relazionali, strategie didattiche, percorsi educativi e vissuti esperenziali mirati al raggiungimento di quell'obiettivo.

Alla luce delle esperienze maturate e delle verifiche realizzate, non tutte confortanti, si impone una riflessione sottaciuta e nel contempo molto evidente e non eludibile: non si dà integrazione autentica, e non meramente declamata, in una realtà educante che conserva i tratti distintivi dell'individualismo e dell'operare a "compartimenti stagni" e non di rado conflittuale.

I tentativi di avviare il superamento di questa condizione infeconda con l'adozione di tempi-scuola che richiedono team di due o più docenti interagenti non hanno, salvo lodevoli e fortunate eccezioni, conseguito l'obiettivo auspicato.
I motivi dell'esito insoddisfacente dell'esperienza sono, a nostro avviso, riconducibili al permanere di un abito professionale radicato e restio al confronto, alla trasparenza, alla verifica oggettiva sorretto da un malinteso principio della libertà di insegnamento.
Ma su tale atteggiamento, d'altro canto, ha rivestito un'incidenza determinante il permanere di una formazione, a livello universitario, ancorato a schemi obsoleti, meramente disciplinari e non congrui alle necessità imposte da un contesto sociale e culturale in continua e rapida trasformazione.

L'AUTONOMIA SCOLATICA, inoltre, individuata come la risorsa per conferire alla comunità educante la responsabilità diretta nella definizione del progetto educativo e della gestione della istituzione, è rimasta a livello puramente nominale e non è stato l'enzima in grado di favorire la nascita e l'affermazione di un SISTEMA SCOLASTICO INTEGRATO.
Ecco allora che l'insegnante continua a vivere nella sua "solitudine", socialmente disconosciuto, economicamente umiliato, vessato dalle esigenze delle famiglie invadenti e insoddisfatte del servizio erogato, ripiegato su se stesso e non più sorretto da motivazioni, si appiattisce e, sempre meno integrato nella comunità educante, <b>non è più disponibile a dar prova di coraggio, a rimettersi in discussione e a ricercare insieme agli altri vie innovative, produttive e gratificanti.
Come uscire da tale condizione?

La sfida è alta e tutti, Dirigenti, docenti e genitori, sulla scorta della propria esperienza, possono fornire un contributo proficuo.
Auspichiamo, pertanto, di aprire una consultazione per raccogliere suggerimenti, proposte che, dal basso, diano indicazioni per realizzare un'autentica "integrazione" e favorire l'uscita della scuola dalla palude in cui è immersa.

Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastica IC Via Nobiliore - Roma
Francesco Gori, ha insegnato nella scuola elementare e alle superiori, chiudendo la carriera insegnando Lettere alla SMS I. Calvino
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