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n.56 ottobre 2015
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Oggi è il giorno:18 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Non si tratta di formare a...
Ma di cogliere la voglia di...
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Nuove sfide, nuove possibilità si aprono, quest'anno, soprattutto nel campo della formazione.
Nel tormentato passaggio tra voglia di stare nel gioco, bisogno di condividere idee, ostinazione nel perseguirle, attraverso lo stretto imbuto dell'autoverifica del mio censore interno, ostacolo e vaglio delle mie azioni, sono ripartita!
L'ho fatto cominciando da lontano come mio solito, come faccio quando ho una cena e comincio dal pulire l'argento!

E allora sono ritornata nei miei appunti, nei testi di pedagogia, prima a sbalzi e poi sempre più in profondità per cercare origini e affondare radici.
Darmi la spinta.
È stato affascinante come tuffarsi con la testa sott'acqua, nel silenzio ovattato del mare, passando dal clamore della spiaggia affollata.

Franco Frabboni,"Il libro di pedagogia e didattica" e Franco Cambi "Le pedagogie del novecento" e Morin e Novara, il Nuovo Index per l'Inclusione, Pellery.... ho cominciato a ripercorrere i capisaldi. É solo l'inizio.

Quello di un cambiamento globale sembra un'analisi condivisa. L'idea di conciliare, integrare, dialogare, la direzione da prendere.
L'obiettivo: tendere a dare corpo a un nuovo modello che inglobi le insanabili -fino ad ora- dicotomie tra istruzione/ formazione, individuo /società.
Due i capisaldi.
"Le pedagogie funzionaliste, che mettono in luce la funzione sociale dell'educazione e la calibrano all'interno di una società in trasformazione tecnologica e connessa a un sempre più aperto e sofisticato mercato del lavoro. Le pedagogie critiche, che puntano sulla formazione di soggetti come individui-persone, dotati di intelligenza critica e di partecipazione sociale non solo esecutiva, ma capaci di dissentire, di portare istanze nuove."
Il modello dell'uomo tecnologico versus il modello dell'uomo planetario.
L'apprendere ad apprendere, la formazione continua per stare al passo con le nuove conoscenze o lo sviluppo del pensiero divergente, della fantasia, dell'immaginario, capace di trovare nuove soluzioni.
Quale scuola? La scuola comunità sociale o fabbrica di cultura? Chiede Frabboni.

Parole che rimbalzano nel nostro vissuto come mondi contrastanti e antitetici e ancora lontani. Infatti Cambi parla di un futuro, anche se prossimo: "Da questi due modelli emergono un'idea di scuola, di cultura, di istruzione e di formazione assai diverse, anche se possiamo e dobbiamo ritenere che l'attuale aut aut possa risolversi, domani, in un et et, poichè i due problemi (quello della tecnica e della sua espansione continua, quello della cultura e della sua costante umanizzazione come della sua valenza critica) sono insopprimibili e urgenti. Ma l'et et non potrà nascere che da un confronto dialettico tra i due modelli, che non si è ancora realizzato e che non sarà affatto indolore e nella cultura e nella società. E anche nelle istituzioni formative."
Certo dà l'idea di un'impresa titanica e che oggi non si è certo concretizzata!
Novara pure mette in evidenza la necessità di un " passaggio da un modello lineare ad un modello complesso: da una visione scientifica e culturale della società e della natura dominate dai miti della dinamica di causa- effetto, a un orientamento più complesso meno presuntuoso e più consapevole della difficoltà di letture chiuse e deterministiche dei fatti".
È un cambiamento radicale, lontano dal modo di pensare con il quale siamo stati educati.

Il tentativo di costruire un terzo modo, una terza via, si profila come un cercare di conciliare poli opposti, uscire dal bianco o nero per disegnare un grigio.
"Un modello incompiuto che è compito dell'educazione attuale realizzare, a partire dalla scuola, articolata sulle differenze, che liberi dagli stereotipie e alleni al pensiero critico".
A partire dalla scuola, a partire da me.


Tutto da inventare! Costruire ex novo tralasciando vecchi riferimenti e anche fronteggiando antinomie e contraddizioni e blocchi. Il cosiddetto "ritorno all'antico" (come dice Fabio Dovigo nella prefazione al Nuovo Index) che con la valutazione in decimi al posto del giudizio, il voto in condotta, la validazione dell'anno scolastico, alimenta ostacoli e vincoli di nessuna utilità. "Come rincorrere la chimera dell'intervento tecnico che pretende di classificare le persone in modo suppostamente neutrale e oggettivo, secondo parametri lineari, come se fossero elementi chimici o fenomeni fisici".
E resistere e anche contrastare cercando nella nostra realtà di coniugare rigore scientifico e creatività. Conciliare l' educazione alla legalità e l'idea del cittadino universale nella terra-patria.
Riferirci a parametri confrontabili e adattarci alle singole unicità.
Individuare livelli, scale e progressioni e tener presente la persona nella sua interezza.
Competenze e prove oggettive, merito e partecipazione, personalizzazione/ riferimento a standard, misurazione/inclusione.
Ecco perchè a volte quando siamo presi da tutto il da fare, e siamo coinvolti negli ingranaggi della ruota, è davvero difficile orientarsi, trovare riferimenti e la meta sembra un miraggio!
Non è che io faccio fatica, è che è proprio difficile!
Il precario equilibrio con il quale mi sto muovendo non è una mia infondata sensazione!

"La fase contemporanea si rivela ricca di innovazione e potenzialità come una vera fase di trasformazione e transizione": può dare senso al contrasto! È solo la consapevolezza di star compiendo un grande passo e credere che l'oasi esista che dà la forza di continuare a provare, alimenta la speranza di una via percorribile e di una scuola inclusiva possibile!

La ricerca ci aiuta.
È "nella legittimazione del pluralismo di fattori e nell'obiettivo di una loro integrazione armonica che l'ecologia sta divenendo un neoparadigma educativo e pedagogico".
Non solo non distruggere, non solo preservare, ma creare un nuovo habitat che offra le migliori condizioni per tutti "in vista di un nuovo rapporto non solo uomo-natura ma uomo -uomo, uomo-società ". Stare nel qui e ora, nell'osservazione, nella conoscenza delle persone con cui lavoro e mi relaziono, nella lettura del contesto e delle novità che porta, mi aiuta a configurare ambienti vivibili e nutrienti per tutti.

Allo stesso tempo la consolazione di star agendo un grosso cambiamento diventa una soddisfazione.
Sento che è possibile e ci sto dentro e ci credo e mi confronto. Mi affianco alle tante persone che nella scuola lavorano con coraggio, determinazione, preparazione e fede.

Mi alimenta la soddisfazione di qualche traguardo e la conferma di qualcosa di buono che sto creando con loro, con i ragazzi.
"Qui si tratta non di formare a ...ma di risvegliare i soggetti attraverso il confronto e disporli in quello spazio dell'incontro che è dialogo e ragione, che è crescita umana guidata dall'agire argomentativo."

E sperimento e penso che forse non si tratta solo di insegnare il fosbury e neanche solo regolare l'asticella, ma cogliere la voglia di saltare in alto e metterli in condizione di sperimentarsi!

di Patrizia Ruggiero
docente di sostegno, IC Belforte del Chienti -Roma, counsellor
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Sono presenti 7 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 05/11/2017 ore 20:51 da Giovanna Santirocchi
Sono d'accordo con la frase dell'articolo: 'Cogliere la voglia di saltare in alto e metterli in condizione di sperimentarsi''.. Qualche anno fa ho seguito il caso di una bambina con "mutismo selettivo" in una quinta. La bambina non parlava, non emetteva nessun suono. Ho chiesto informazioni all'associazione AMUSE. La direttrice mi consigliò di creare un rapporto basato sulla fiducia e aspettare....dopo qualche mese, in modo inaspettato e commovente la bambina ha parlato...ha creduto in me...alle mie parole.
inserito venerdì 03/11/2017 ore 16:45 da napolitano rosanna
Condivido il contenuto dell'articolo, e penso che l'apprendimento di tipo esperienziale, fa toccare con mano le cose tratte dal mondo reale aiutando all'individuo, ad affrontare con piu' facilita' la realta' che lo circonda e la quotidianita'.
inserito venerdì 03/11/2017 ore 14:17 da GIOVANNI SANTI
Fatico sempre un po' a leggere di sistemi e di teorie, è sicuramente un mio limite, mi riconosco meglio nelle cose concrete, quotidiane, piccole. Ammiro lo slancio che trasuda dall'articolo, la passione che si avverte, rimango però soprattutto colpito dall'ultima frase: "cogliere la voglia di saltare in alto e metterli in condizione di sperimentarsi!" Qui credo si sciolga l'enigma. Quello che dobbiamo fare è far venire la voglia, l'entusiasmo e la passione per qualcosa e cercare di creare un ambiente adatto per realizzarlo. Nel mio piccolo riuscirci è moltissimo.
inserito giovedì 02/11/2017 ore 17:22 da Francesca Pandolfo
Condivido il contenuto dell'articolo. L'esperienza deve essere alla base dell'apprendimento che deve tener conto del discente come individuo nella sua interezza, dei suoi punti di forza e partire da questi per costruire le basi per un sapere costruttivo e che lo aiuti a superare gli ostacoli che la vita gli pone davanti
inserito domenica 29/10/2017 ore 16:31 da Alessandra Gallitelli
Condivido l'idea,dopo la lettura dell'articolo,di considerare la funzione pedagogica dell' apprendere al livello "esperienziale" alla base della crescita dell'individuo .L'apprendimento esperienziale,infatti, aiuta a guidare il soggetto nel continuo e costante cambiamento della quotidianità, aiutandolo ad impara ad acquisire,pian piano,il pensiero divergente e creativo,che rende capace l'individuo di trovare sempre nuove soluzioni.
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