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n. 62 aprile 2016
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Normativa e BES
Le novità legislative e le pratiche inclusive
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica
Quando si parla di Inclusione si fa riferimento, evidentemente, alle buone pratiche che si adottano nella didattica quotidiana e al corollario di progetti e iniziative che favoriscono la partecipazione di tutti gli alunni e lo sviluppo delle loro competenze.
È importante però, ogni tanto, "affacciarsi alla finestra" della propria aula per accorgersi dei tanti cambiamenti che, se non proprio ogni giorno, di continuo investono la professione dell'insegnante e incidono indirettamente sulla vita degli alunni.
Non è così diffusa la volontà da parte dei docenti di aggiornarsi sulle novità legislative, se non si è coinvolti in prima persona, dunque quello che si riesce a sapere è a volte frutto di passaparola, letture di notizie sui social network o di brevi circolari a scuola.

Dall'emanazione delle legge 107 sulla "Buona Scuola" fino ad oggi di cambiamenti ce ne sono stati, alcuni più tangibili altri no, ma è necessario che alcuni passaggi vengano analizzati in modo più specifico, perché riguardano molto da vicino l'insegnamento o comunque la gestione delle pratiche educative all'interno degli istituti; in questa occasione si tratteranno alcuni punti che hanno una stretta relazione con l'Inclusione scolastica, sgomberando però prima il campo da prese di posizioni e da giudizi personali, in funzione di un'ottimizzazione e di una valorizzazione di quanto c'è di "possibile" e di "buono" per migliorare.

Nello specifico si vuole porre attenzione su:
-Organico del potenziamento
-Bonus per l'auto-formazione e la formazione obbligatoria permanente in servizio
-Valutazione del merito dei docenti
-Certificazione delle competenze

Tra le novità della Legge 107/2015 vi è l'organico del potenziamento. Si tratta di una dotazione organica aggiuntiva finalizzata alla piena attuazione dell'autonomia scolastica e per il miglioramento dell'offerta formativa. La Circolare Ministeriale 30549 del 21 settembre 2015 fa proprio riferimento allo "sviluppo dell'inclusione e del diritto allo studio per gli alunni con bisogni educativi speciali". Ad ogni istituto, in media, nel dicembre scorso, sono stati assegnati 6-7 docenti, i quali stanno portando a compimento progetti didattici mirati al potenziamento di situazioni considerate più a rischio o con esigenze specifiche. Dato che tali figure non sono legate in modo fisso ad una classe, il loro intervento è utile nelle realtà richiedenti un tipo di intervento pedagogico-didattico alternativo, tra cui anche le classi in cui c'è bisogno di sostituire insegnanti assenti (nota dolente). L'assegnazione di tale risorse però scaturisce da una catena di "buone azioni" che in ogni istituto dovrebbe essere messa in campo e che parte sempre dal micro-contesto, ossia dalla singola classe, ed è composta dai seguenti passaggi:
1. rilevazioni di bisogni educativi speciali da parte dei team docenti o dei consigli di classe;
2. raccolta di tutti i dati rilevati;
3. analisi dei dati e confronto a livello di istituto e rilevazione delle criticità (RAV e piano di miglioramento);
4. richiesta di organico di potenziamento professionalmente adeguato alle esigenze emerse(altra nota dolente).

Il consiglio è proprio quello di tenere conto di tutte le fasi, perché una singola mancanza potrebbe ricadere sull'intero processo e dunque direttamente o indirettamente sugli alunni.

Con il tanto discusso Bonus per l'autoformazione e con la formazione obbligatoria permanente in servizio, si dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) ovviare alla carenza di formazione continua e strutturale che purtroppo manca all'interno della "professione docente". Così come ci sono docenti sempre aggiornati e costantemente alla ricerca di colmare vuoti e sostenere quanto già appreso, altri, per svariati motivi, non seguono questa buona pratica, non sapendo del rischio di fallimento a cui vanno incontro. Se nel caso del Bonus l'insegnante ha un margine di azione maggiore, pur dovendo rispettare il listino già predefinito, per quanto riguarda la formazione permanente vige un obbligo di partecipazione ad un percorso ben articolato. La legge 107 ha reso strutturale un principio che era stato introdotto dal precedente decreto legge 104 del 2013, investendo circa 40 milioni di euro. Questa è un'occasione interessante per infondere nuova linfa alla didattica quotidiana, ma anche in questo caso deve essere frutto di una ricognizione dei bisogni degli alunni, che poi corrispondono a quelli dei docenti e dunque di tutta la comunità educante. Mentre per il bonus è il singolo a decidere su cosa investire, in modo relativamente discrezionale, per la formazione in servizio è importante che le decisioni scaturiscano da analisi organiche e concertate, sempre sulla base di osservazioni mirate e funzionali.

Riguardo al contestatissimo "merito" dei docenti, mi soffermerò solo sul dato che più riguarda l'Inclusione, ossia quello dell'assegnazione del fondo previsto, ripartito soprattutto sulla base del personale di ruolo in servizio (80%), ma anche sulla base dei seguenti indicatori (20%): alunni disabili, alunni con cittadinanza non italiana, complessità del territorio, numero medio di alunni per classe.
Andando oltre le visioni politiche e personali sull'argomento e le ripercussioni che tale disposizioni potrebbero avere sul clima generale del singolo istituto, è importante far notare che l' assegnazione della quota sarà indice ed espressione di un "bisogno" esistente, affrontabile anche grazie a docenti che mettono a disposizione tempo, energie e competenze per gestire situazioni che hanno effetti benefici su tutto il sistema.

L'ultimo punto è quello della certificazione delle competenze. Anche se non è rientrabile a pieno nelle indicazioni dettate dalla legge 107, comunque quello della certificazione è un tema caldo ed è un compito a cui ormai bisognerà adempiere a pieno. Dietro la mera compilazione di un modello unico per tutte le scuole, così come previsto dalla circolare del 13 febbraio del 2015, che ha previsto l'adozione sperimentale di tale nuovo modello nazionale, c'è un salto notevole che la scuola italiana dovrà compiere per rispettare quanto indicato dall'Europa e per organizzare una didattica orientata al raggiungimento delle cosiddette competenze chiave.La didattica basata sulle competenze è inclusiva, significativa, è quella in cui l'alunno è pienamente partecipe e ha la possibilità di esprimere quanto "sa fare" con quanto "sa" e impara a ragionare e a costruire il percorso di apprendimento con i compagni e con i docenti.
Quella che sembra essere l'ennesima incombenza burocratica in realtà può rappresentare un' ulteriore occasione di crescita e di miglioramento di quelle pratiche già attive ma che vanno consolidate, pianificate e agite in modo sempre più costante e consapevole da tutta la comunità scolastica.

di Marco Pellegrino
docente di sostegno e formatore - I.C. "Maria Montessori" di Roma
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