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n.44 giugno 2014
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Articolo 'Nuove Famiglie'  >>>
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Nuove Famiglie
I bisogni educativi e relazioni ecosostenibili
di Laporta Antonia - Inclusione Scolastica
Siamo nell'era della globalizzazione, della velocità, della post-modernità. Dal 2008, inoltre, viviamo una grave crisi planetaria sia a livello sociale che dal punto di vista economico e culturale. Stiamo vivendo un mutamento d'epoca, sono cambiati i bisogni, i valori, gli stili di vita, ma anche le manifestazioni del suo disagio. L'individuo, oggi, circondato immerso in una società sempre più complessa e tecnologica, ha un confuso rapporto con se stesso, vive relazioni sempre più instabili e meno durature nel tempo. Al gruppo e alla comunità viene sostituito "lo sciame" che si raccoglie solo per l'atto del consumo. (Baumann, 2006)
Questo attuale modo di relazionarsi all'altro porta con sé: ansia, inquietudine, isolamento, aggressività, dipendenza. I nuovi malesseri psicologici sono spesso legati alla perdita dei confini personali, alla perdita di senso, all'incapacità di scelta. Anche l'informazione e la comunicazione mediatica è invasiva ed amplifica, nelle persone, la spinta a vivere il quotidiano con una forte attenzione su di sé (narcisismo, egocentrismo) trascurando il fondamentale aspetto della connessione con l'altro da Sé. Gli individui, specie nei grossi centri urbani, sono sempre più soli, separati gli uni dagli altri, connessi tramite internet, facebook, telefonini, ma sconnessi nelle relazioni durature nel tempo. Gonfiare l'Ego, allontana la persona dalle sue parti deboli e fa puntare su un'ossessiva ricerca di centralità individuale. Si rallenta, così, il percorso verso la crescita e la sicurezza interiore, essendo la persona chiamata a costruirsi più dall'esterno che dall'interno.

Come si pone, dunque, la famiglia di oggi all'interno di questo panorama culturale e sociale? Come possono gli operatori psico-sociali e gli insegnanti lavorare con bambini, adolescenti e famiglie?
Naturalmente, è impossibile sottrarsi alla pressione mediatica, difficile vivere secondo canoni personali, ma è possibile pensare, interrogarsi, confrontarsi sull'etica dei comportamenti.
Ciò ci consente, da un lato, di riconoscere il nostro confine di contatto rispetto all'ambiente che ci invade e di operare scelte opportune; dall'altro di scoprire la valenza costruttiva del ritiro dal contatto, in quanto ci consente di proteggerci e costruirci dall'interno.
La persona può vivere in ritmo sincronico di apertura/ chiusura, abbracciando un doppio binario, nella propria crescita: sia l'individuazione che l'appartenenza.
Oggi, per salvaguardare la propria identità, deve mediare fra due poli: contatto/ritiro nelle relazioni e deve saper fare i conti con l'instabilità interna ed esterna, con la sua fragilità e con quella del sistema, con la sua sofferenza e i propri dilemmi interiori che lo destabilizzano, ma lo aprono a situazioni costruttive per il Sé, le relazioni, la comunità. (M.Menditto, 2006, 2008)

La sofferenza, la fragilità, l'errore possono divenire dei punti di forza del proprio percorso di crescita interiore, se li si vede come un'opportunità per affrontare la vita e la propria condizione esistenziale. L'individuo, sin dalla nascita, è caratterizzato da due processi evolutivi: quello di differenziazione-individuazione e quello di appartenenza-relazione che connotano la sua spinta all'autorealizzazione. Gli studi di economia e di psicologia sul paradosso della felicità evidenziano come la consapevolezza del proprio stato di felicità non appare legato alla ricchezza materiale e quindi sembrano dimostrare l'importanza della percezione del grado di consapevolezza e di soddisfazione della propria vita, per il benessere e l'equilibrio della persona. Un grave problema delle famiglie di oggi è il prolungamento dell'adolescenza: i giovani vivono una grave difficoltà a separarsi dalla famiglia d'origine, certamente per motivi economici e per la difficoltà a sostenersi adeguatamente in una società in cui il lavoro è sempre più precario e gli anni di studio e di formazione sempre più prolungati....Vi è di più, comunque, in quanto i giovani hanno paura dell'incertezza, del rischio, hanno paura di crescere.... Sono sollecitati, sempre più, da mille stimoli sensoriali e la società attuale li educa più ad un vivere edonistico e consumistico che ad allenare la mente per crescere. Per questo, la sofferenza e l'ansia si affacciano sin dalle prime fasi di crescita infantile.

Come può, dunque, un genitore, aiutare il figlio in questo complesso percorso di crescita? Come può un operatore accompagnare le persone con cui lavora, nel percorso della consapevolezza e della crescita interiore?
Naturalmente, è importante l'età del figlio o dell'utente, ma un elemento appare prioritario in tutte le relazioni familiari e professionali: l'ascolto. La fretta, la frenetica vita quotidiana, porta a credere di non avere tempo per parlare ed ascoltare autenticamente l'altro. A volte non lo ascoltiamo se non riducendo alle nostre categorie e schemi mentali ciò che dice, oppure ci si limita ad una relazione di superficie, fatta di convenevoli e luoghi comuni, di occasioni per consumare più che per essere insieme. Una relazione, dunque, caratterizzata più da ritmi e parametri esterni che da bisogni e spinte interiori.
Ascolto attivo, empatia, capacità di stare con l'altro sono dei semplice rimedi contro il non comunicare, il disagio, l'inquinamento delle relazioni.
Creare una relazione ecosostenibile significa: saper scegliere, alternando la libertà alla responsabilità e saper guidare se stessi e l'altro, davanti agli ostacoli della vita. La relazione è co-creata, lo spazio è sempre condiviso.
Oggi, spesso, si parla di società deresponsabilizzata, adolescente.... Si parla anche di società senza padre, proprio in un'era in cui gli uomini stanno imparando ad essere più presenti nella cura e crescita dei propri figli. Studi recenti hanno fornito dati importanti sulla bigenitorialità.La figura del padre si rivela fondamentale, sin dai primi mesi di gestazione, sia come supporto della diade madre - bambino che in seguito come polo separativo nella relazione triadica (Battistelli, Scalembra 1995), infine come base sicura nella fase dell' emancipazione dei figli adolescenti (Baldoni 2005).
Oggi, molte famiglie sono monoparentali e, nella maggioranza dei casi, composte da madre e figli. Lo spazio per la figura paterna si è molto ridotto e l'uomo è costretto a ridefinire il proprio ruolo e funzione nella famiglia, confrontandosi tra l'altro con una donna molto diversa dal passato
Ai figli, spesso, viene trasmesso solo il codice materno, con gravi difficoltà per la loro crescita.
L'assenza di codice paterno nell'educazione dei figli comporta rischi che vanno dai disturbi comportamentali alla tossicodipendenza, alla difficoltà di costruzione dell'identità di genere e dell'autostima. Stiamo perdendo la capacità di avere una visione d'insieme, a causa del fatto che i sistemi sono sempre più complessi e difficili da gestire.

Si dà troppo ascolto ai tempi esterni e troppo poco a quelli interni: invece, tutti abbiamo bisogno di tempo, pause, sospensioni....
Attiviamo tutti un agire non sostenuto da un sentire corporeo; tutti siamo così presi dal bisogno di capire come rispondere alla complessità esterna che riduciamo il tempo per l'assimilazione e l'elaborazione degli eventi.
Le identità odierne sono labili, frammentate, poco definite, più disposte a conformarsi su bisogni e richieste esterne che a spinte interiori. Si prediligono i cosiddetti "beni posizionali"(legati ai consumi ed alle leggi del mercato economico) a quelli relazionali che si nutrono di condivisioni e confronto con gli altri.
L'educazione e la formazione oggi non possono essere solo un modo per trasmettere cultura, ma devono essere un mezzo per fare cultura, per insegnare ai giovani a pensare, a percepire la propria unicità, ma anche la propria appartenenza.
Un'altra funzione umana fondamentale dobbiamo recuperare e questo vale ancor più per i genitori: il senso della Connessione che è quella sensazione che ci fa sentire con l'altro e con la comunità, ci fa sentire che siamo indivisibili dall'altro, valorizzando il NOI nelle nostre vite. Servono tempi e luoghi dove scambiare opinioni, vivere esperienze con gli altri, apprendere nuovi comportamenti, riflettere....

Come mettere insieme la libertà individuale con la responsabilità verso l'altro e l'ambiente? L'aumento della ricchezza e del benessere materiale non corrisponde al ben-essere della persona, delle relazioni, del buon vivere sociale, anzi la crescita economica delle attuali società sembra minacciare il pianeta ogni giorno di più.
Sembra molto difficile stare al passo con i tempi.
Se la sopravvivenza del nostro ecosistema è affidata alla nostra capacità di scelta consapevole, dobbiamo reinventare nuove ricerche di senso, integrando quelli attuali con indicatori quali cooperazione, solidarietà, condivisione, migliore qualità della vita.
Non si tratta di rinunciare al progresso e alla tecnologia, ma di creare una nuova cultura delle relazioni che sempre più si possa definire ecosostenibile, ecocompatibile, ecosolidale, nel senso di attivare relazioni, scambi, condivisioni impostate non solo sul rispetto della persona e della relazione, ma anche dell'ambiente, della natura e del pianeta.

Antonia Laporta docente Scuola Primaria I.C. Largo Oriani Roma Psicologa-Psicoterapeuta e formatrice Gestalt Psicosociale
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito giovedì 07/08/2014 ore 12:35 da Felicia Rasulo
Gran bell'articolo! La lettura mi ha fatto tornare indietro nel tempo, mi ha fatto pensare a com'era la società quando io ero bambina prima e adolescente poi (parlo degli anni 60-70). Le famiglie avevano comportamenti diversi. Ricordo che mia madre quando doveva uscire non si poneva il problema di affidarmi a qualcuno, io continuavo a giocare per strada sotto il controllo dell'anziana vicina di casa, che sferruzzava o semplicemente si intratteneva con altri vicini in "interessanti" chiacchierate. Il controllo sociale era altissimo. I genitori di un tempo non si ponevano molti problemi (d'altra parte anche i figli non erano sottoposti a tanti "pericoli"!)e noi crescevamo senza tante paure. Oggi i figli non si staccano dalle famiglie, che sono diventate iperprotettive, e crescono con mille paure e ansie. Condivido pienamente l'invito all'ASCOLTO,(nche se ritango che sia aumentato nel tempo) mi sembra la migliore arma per combattere gli scontri generazionali e aiutare i nostri figli a formarsi e a vivere serenamente anche nelle difficoltà.
inserito martedì 08/07/2014 ore 06:37 da Mercedes Caligiuri
Molto interessante l'analisi di Antonia Laporta. Divulgare e insegnare l'ascolto, che mi è sembrato essere la proposta cnetrale dell'articolo,è davvero prioritario nelle famiglie e nella scuola. Mercedes Caligiuri
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