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n. 29 gennaio 2013
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Obama e gli altri
Il compito della nostra generazione
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Chi mi frequenta sui social sa che la mia immagine di copertina è la foto di Barak e Michelle Obama che si abbracciano, che ha fatto il giro del mondo dopo la rielezione del Presidente. Sono passati tre mesi e non riesco a sostituirla, perché niente incarna meglio il mio ideale politico, intendendo per politico, il pensiero che si fa azione e si mette al servizio. Obama è un uomo, non un personaggio, un ruolo o una macchietta, arrivato alla posizione più in vista e importante del mondo, senza dimenticare chi è e da dove viene -"Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni, la roccia della nostra famiglia e l'amore della mia vita... Michelle...la famiglia che mi ha reso quello che sono" esclama Barak, la sera della sua rielezione.

Non si vergogna di esprimere i suoi sentimenti - "Michelle, I've never loved you more!" - e usa il NOI, che non è un plurale majestatis, ma un riconoscersi parte: io e mia moglie, io e la mia famiglia, io e voi, il mio Paese -You and I, we, the people, e together, le parole più usate nel suo discorso d'insediamento - addirittura si rivolge agli americani, chiamandoli "miei colleghi".
Non sono così ingenua dal credere che non ci sia una scelta vagamente machiavellica e strumentale nell'uso di immagini e parole, nessun politico ne è esente, ma viviamo in un momento di crisi così globale e profonda che la differenza sta proprio nel cosa si sceglie di dire e come.
Fatalmente, il discorso di insediamento di Obama è avvenuto mentre da noi imperversa la campagna elettorale, per il nostro di Paese, non dissimile a quello americano, né dal punto di vista economico né da quello sociale. Vivo nella realtà abbastanza per poter dichiarare che i diritti più elementari, quello all'istruzione, alla salute, all'uguaglianza senza distinzioni di fronte alla legge, sono sempre più abusati; "combatto", scrivendo e partecipando, ogni giorno perché un certo concetto di scuola sia ancora possibile e strenuamente e idealisticamente non rinuncio a educare i miei figli perché possano riappropriarsi, almeno col pensiero, del loro futuro, dunque sono attenta alle parole e ai modi di chi si assume la responsabilità enorme di "tradurre in azione".

Per questo motivo, ho letto e riletto il discorso di Obama e l'ho anche ascoltato, in lingua originale, che è ancora più forte. Non posso non citare dei passi (il neretto è mio!):
" Insieme, abbiamo stabilito che una moderna economia necessita di ferrovie e strade per velocizzare viaggi e commerci, scuole e università per formare i nostri lavoratori...insieme abbiamo deciso che una grande nazione deve avere cura per i più vulnerabili, e proteggere il suo popolo dai peggiori pericoli della vita e le disgrazie... quando i tempi cambiano, dobbiamo cambiare anche noi; la fedeltà ai nostri principi fondatori richiede risposte nuove alle nuove sfide, e preservare le nostre libertà individuali richiede in ultima analisi, l'azione collettiva...Miei colleghi americani, siamo fatti per questo momento, e noi lo coglieremo - fino a quando lo coglieremo insieme. Noi, il popolo, capiamo che il nostro paese non può avere successo quando alcuni riescono a fare molto bene e un numero sempre più grande di persone invece fatica a fare. .. Noi siamo fedeli al nostro credo, quando una bambina nata nella più nera povertà sa che ha la stessa probabilità di avere successo di tutti gli altri... Dobbiamo sfruttare le nuove idee e tecnologie per rifare il nostro governo, rinnovare il nostro programma fiscale, riformare le nostre scuole, e responsabilizzare i nostri cittadini con le competenze necessarie per lavorare di più, imparare di più, e raggiungere livelli più alti...Ma noi rifiutiamo la convinzione che l'America debba scegliere tra la cura per la generazione che ha costruito questo paese e di investire nella generazione che costruirà il suo futuro...Il nostro viaggio non è completo fino a quando le nostre mogli, le nostre madri, e figlie possono guadagnarsi da vivere in maniera pari ai loro sforzi. Il nostro viaggio non è completo fino a quando i nostri fratelli e sorelle gay non sono trattati come tutti gli altri in base alla legge - perché se siamo veramente uguali, allora sicuramente l'amore che impegnano gli uni agli altri deve essere pure uguale. Il nostro viaggio non è completo fino a quando nessun cittadino è costretto ad aspettare per ore per esercitare il diritto di voto. Il nostro viaggio non è completo fino che non abbiamo trovato un modo migliore per accogliere gli immigrati, che si sforzano di sperare, che ancora vedono l'America come una terra di opportunità, fino a che brillanti giovani studenti e ingegneri siano arruolato nella nostra forza lavoro piuttosto che espulsi dal nostro paese...Questo è il compito della nostra generazione - far si che queste parole, questi diritti, questi valori - di vita, e della libertà e del perseguimento della felicità - siano reali per ogni americano.."

Ce n'è per tutti: neri, donne, omosessuali, immigrati, soldati, studenti, malati, tutti "colleghi", diritti costituzionali fondanti, prioritari e fatti salvi.
Poi continuo a leggere i giornali, a navigare in Internet, sui social, guardo la tv nostrana e assisto alle lotte di potere dei nostri candidati, alle scaramucce sulle modalità, le presenze, i nomi, tutti parlano ma nessuno dice un granché sui grandi temi, sulle risposte che vuole la gente comune, i colleghi. Io non sono una politica, ma credo che un Paese che vuole guardare al futuro con consapevolezza, dignità e fiducia, debba preoccuparsi di preparare coloro che nel futuro ci vivranno, i bambini, i giovani e non può dunque, non partire dalla scuola; poi, mi sembrerebbe fondamentale garantire il lavoro, non solo promettere non so quanti milioni di posti; e dopo che si è lavorato, due cose fondamentali per un popolo che ha allungato la sua capacità di vita, la salute e la pensione, ma qui, a parte rari programmi propagandistici, nessuno ne parla o meglio , nessuno li mette in testa alla propria proposta.

Traduce molto meglio di me il mio pensiero, Massimo Gramellini, su La Stampa del 9.1.2013, con un editoriale dall'eloquente titolo La Vita è altrove:
La campagna elettorale appena incominciata è già inguardabile, illeggibile, inascoltabile. Tonnellate di discussioni su poltrone, alleanze e schieramenti. E poi twitter, il nuovo giocattolo, il salotto vip in versione tascabile dove i potenti spettegolano tra loro di poltrone, alleanze e schieramenti. Non uno, dicasi uno, che indichi una visione del mondo, una direzione di marcia. Non una parola, dicasi una, su agricoltura, urbanistica, filiere a chilometro zero, turismo, cultura, protezione del territorio, trasporti, scuola, ospedali. Non un progetto, dicasi uno, che tenga insieme le voci di quell'elenco e magari vi aggiunga gli asili nido e l'assistenza a malati e anziani. La vita vera. Quella di cui parlano a cena, e non su twitter, le persone vere. Cosa hanno realizzato i candidati nel corso della carriera sui temi che riguardano <<noi>> e non <<loro>>? Cosa pensano della Cina, della Russia, delle guerre in corso nel mondo, di tutto ciò che succede in un raggio maggiore di dieci centimetri dal loro ombelico? Nel silenzio degli interessati, l'unico programma elettorale lo stanno scrivendo, giorno per giorno, le famiglie, le associazioni di volontariato e le aziende che mandano avanti la baracca e, non ricevendo nulla dalla politica, si accontenterebbero che la politica smettesse di intralciarle con la burocrazia..."

Da noi -concludo io- la difesa dei diritti inalienabili della nostra Costituzione è affidata a un comico, Benigni, che la racconta e la rilancia con gli occhi umidi e il piglio della passione pura, ma non fa più ridere quando fa il comico che satireggia i politici, perché a far ridere ci pensano già da soli!

Lucia Giovanna Paci, genitore - Roma


In allegato: Il discorso di insediamento di Obama
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