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n. 77 novembre 2017
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OCcasioni di Sviluppo dell'Educazione
Riflessione sul Rapporto OCSE per le competenze in Italia
di Pellegrino Marco - Long Life Learning
E' stato presentato al MEF il rapporto OCSE sullo sviluppo delle competenze in Italia. Il report individua le aree di intervento, che riguardano i mondi dell'impresa e del lavoro ma che necessariamente si legano alla realtà della scuola.
Sono dieci le sfide individuate dall'OCSE per l'Italia e fanno tutte capo allo sviluppo e all'utilizzo delle competenze: la politica in senso stretto, l'economia e la scuola sono parti dello stesso sistema, per cui le riforme e le scelte istituzionali devono porsi come obiettivo il miglioramento del mercato del lavoro e allo stesso tempo dell'istruzione e dell'innovazione.
Dal documento emergono definizioni, concetti e parole ricorrenti nei testi informativi e nella letteratura ma che spesso appaiono ricoperte da una patina di aleatorietà e intangibilità: competenze; alternanza scuola-lavoro; apprendimento per la vita; formazione.

Tra le dieci sfide, quelle che riguardano più da vicino il mondo dell'educazione sono le seguenti:
-Fornire ai giovani di tutto il paese le competenze necessarie per continuare a studiare per la vita;
-aumentare l'accesso all'istruzione universitaria e al contempo migliorare la qualità e la pertinenza delle competenze;
-investire per potenziare le competenze;
-far leva sulle competenze per promuovere l'innovazione.

Dall'analisi delle sfide appena elencate vorrei estrapolare degli aspetti che spesso ci sembrano inconciliabili con la "competenza" stricto sensu, perché siamo inclini a pensare che tale concetto si sposi con quelli di prestazione, competitività o di mero pragmatismo dell'esperienza apprendimentale; in realtà, si rievocano elementi caratterizzanti la cultura e la formazione della nostra Nazione.
Lo studio non è esclusivo sinonimo di scuola; bisogna preparare le generazioni ad una formazione permanente, altrimenti ci ritroviamo con classi sempre più vuote man mano che ci si allontana dall'obbligo scolastico, fino ad arrivare all'Università, che ancora in molti scelgono per rispondere ad attese sociali o aspettative familiari. Il segreto sta nel risvegliare, sin dalla prima età scolare, il gusto per l'apprendimento, staccandolo dal legame con qualcuno o qualcosa, mirare dunque allo sviluppo di una motivazione intrinseca, perché nel futuro mondo del lavoro non sempre si potrà ottenere la giusta ricompensa materiale.
Le competenze devono essere osservate e considerate nel loro aspetto qualitativo, perché la quantità, soprattutto quando rasenta l'eccesso o l'accanimento pedagogico, è portatrice di ansie, allontana dal valore e dal cuore dell'esperienza, dove per cuore si intende la parte più profonda ma anche quella più vicina alla sfera delle emozioni che ingloba, o dovrebbe, la formazione umana: programmi, pagine, eventi, insegnamenti, giorni, se visti dal punto di vista dei "numeri" non condurranno mai l'apprendente verso l'equilibrio e la serenità.
Quante volte ascoltiamo le seguenti espressioni, pronunciate dagli educatori di turno: "Recuperiamo questa lezione altrimenti non possiamo andare avanti", "Mancano dieci pagine alla fine del programma", "Abbiamo già realizzato quattro uscite, ancora due e abbiamo completato il nostro percorso", "Quanto ti occorre per terminare questo compito? Sono due ore e ancora sei a metà", "Se non recuperi l'argomento sui tempi semplici non puoi passare a quelli composti"...e tante altre di questo stampo.
Proviamo a impostarle in un altro modo: "Andiamo avanti tanto nella prossima lezione avremo modo di capire meglio", "Fino ad adesso abbiamo affrontato tanti argomenti e non importa dove siamo arrivati con il libro", "Andiamo in gita quando c'è bisogno di comprendere meglio ciò che abbiamo imparato a scuola", "Se hai bisogno di più tempo per completare il compito, lascia pure e poi lo riprenderai con più calma", "Tempi semplici e composti li impariamo insieme e li studiamo leggendo vari testi".
Non cambiano solo strutture grammaticali e parole, ma si ribalta la visione stessa dell'apprendimento: la carenza lascia spazio alla presenza, la quantità del tempo e delle esperienze alla qualità dei vissuti, il recupero è sostituito dal potenziamento, la segmentarietà dall'organicità del sapere.
Per ultimo, la promozione dell'innovazione consiste nel favorire l'espressione di ciò che si è con ciò che si sa e si fa, lasciando libero sfogo alla creatività e al "disordine". Innovare non vuol dire necessariamente seguire le mode e utilizzare tecnologie all'avanguardia, significa divergere e abbandonare i tracciati comuni per trovare nuove strade, sfruttando potenzialità e punti di forza. Si può fare innovazione anche riscoprendo la tradizione, adattando e mescolando quest'ultima ad azioni che solo all'apparenza sono nuove. Non è più innovativo l'ebook rispetto al libro cartaceo, se alla base dell'uso del primo c'è un'idea vetusta e cristallizzata; questo discorso vale per molte altre cose.

La competenza principale da potenziare riguarda il saper gestire con arguzia e flessibilità quanto viene appreso, lasciando ad ognuno il giusto margine di movimento, espressione e autonomia.
Per approfondimenti si invita a leggere il documento completo reperibile al seguente link:http://www.ansa.it/documents/1507197276747_SintesidelRapportoItalia.pdf


Marco Pellegrino, docente di sostegno e formatore, IC "Maria Montessori", Roma
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