Torna nella homepage
 
n.44 giugno 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'OPEN HOUSE al Palatino'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Orizzonte scuola 2 Orizzonte scuola
Pagina Dedicato a te 3 Dedicato a te
Pagina Inclusione Scolastica 4 Inclusione Scolastica

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
OPEN HOUSE al Palatino
Un tuffo nel cuore di Roma tra spiritualità e arte
di Poli Roberta - L'intervista
11 maggio 2014, seconda giornata di Open House Roma (info@openhouseroma.org), l'evento culturale che apre ogni anno a Roma l'accesso a case private e luoghi culturali e storici solitamente preclusi al grande pubblico. Ho prenotato una visita al CONVENTO DI SAN BONAVENTURA AL PALATINO.
La guida dell'evento cita testualmente:
Convento sito sul Colle Palatino nell'area Archeologica del complesso dei Fori Imperiali. Costruito dai frati minori sotto la guida di Fra Bonaventura da Barcellona nel periodo del XVI sec. Gode di una vista panoramica tra le più suggestive di Roma con visuale a 360 gradi del centro storico e terrazza che si affaccia sul Colosseo. Nel complesso è anche visitabile l'atelier di arte contemporanea di Fra Sidival Fila, artista italo brasiliano dove si concluderà la visita. (OPEN HOUSE 2014).

Appena entrati troviamo i volontari di Open House che ci accompagnano in un giardino meraviglioso dove ci aspetta un sacerdote. Ci raccontano la storia del convento, poi ci portano al piano dove si trova lo studio di Fra Sidival Fila. Quando si pensa ad un artista si immaginano tele, pennelli, cavalletti.

Invece ci troviamo di fronte a rocchetti di mille colori, aghi, barattoli di colore in polvere. Enormi tele colorate decorate da cuciture sono affisse alle pareti e un tessuto dai colori sgargianti è poggiato su un bancone, ultima creazione del sacerdote che espone una sua opera nella Collezione d'Arte Contemporanea dei Musei Vaticani.
Guardo ammirata le opere colorate e intanto sento i commenti dell'autore. È molto disponibile e si fa strada in me l'idea di un'intervista. Il sacerdote accetta la mia proposta e, alla fine della visita, ci accomodiamo nello splendido scenario del giardino interno, tra le piante in fiore in un silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli.

Intervista a Fra Sidival Fila, artista italo-brasiliano (www.sidivalfila.it) Open House ci ha consentito di aprire questo bellissimo scrigno che è il Convento di San Bonaventura e ci ha permesso di accedere a qualcosa che non è solo arte ma è spiritualità espressa attraverso l'arte. Come possiamo "portare" anche agli altri quello che lei vuole esprimere attraverso le sue opere?
Penso che ogni opera sia esperienziale, è fondamentale il fatto stesso che lo spettatore possa vivere e sperimentare l'oggetto, alla fine se la persona è sensibile può cogliere il valore che l'artista cerca di trasmettere. D'altra parte, credo poco alla possibilità di trasmettere un concetto, nel senso che secondo me noi comunichiamo al di là della nostra consapevolezza, per questo, per me l'arte è un accadimento.
Quando un artista vuole raccontare, dire e parlare troppo del suo vissuto, del suo Sé, rischia di non comunicare nulla o di comunicare un'esperienza individuale che alla collettività potrebbe dir poco, se non alle persone che lo conoscono e gli vogliono bene.
Mentre l'arte è una sublimazione, qualcosa che accade all'interno del soggetto e diventa misteriosamente "universale", se avviene questo passaggio interiore.
L'arte contemporanea rischia spesso di diventare una cronaca della realtà e degli avvenimenti e non si riesce mai ad andare oltre, a sublimare, invece si dovrebbe raggiungere la spiritualità. Non parlo di spiritualità intesa come una forma di religione convenzionale, la spiritualità è quel desiderio dell'uomo di andare oltre ciò che percepisce, di essere in contatto con il proprio sé che non si accontenta della materia e non si accontenta del visibile.


Sono rimasta colpita dalla sua ultima creazione e dalla sperimentazione che stava facendo con i colori. Sul suo tavolo c'è un bel telo pieno di macchie colorate; tutto è pronto per mettersi al lavoro: ci sono le cuffiette, gli occhiali, i rocchetti colorati perché questo è il suo spazio artistico.
Durante la visita ci diceva che ogni tanto lei trova la macchia che deve essere rispettata, che non può essere coperta e questo mi ha dato l'idea che l'opera diventi viva, qualcosa che un certo punto ti guida. Non sei tu che decidi il percorso ma è lei che in qualche modo ti porta a tirar fuori qualcosa, quindi è un momento molto intimo di contatto con quello che hai davanti e con quello che vuoi far emergere.
In un certo qual modo è il mio concetto stesso di artista: per me l'artista non è colui che crea ma colui che trova, che riesce ad individuare e che può indicare ad altri quello che ha trovato. Non deve avere l'atteggiamento quasi prepotente del "creatore", colui che dice "Io ho creato", "Io ho fatto." Non sei tu che hai creato, tu hai visto, hai individuato e hai trovato e poi questa creazione ti parla e può parlare anche ad altri. Quando trovo una macchia o un colore che, nella sua complessità, secondo me ha qualcosa da dire, allora lo preservo e lo mostro. Può darsi al massimo che ho la sensibilità di individuare e trovare delle cose che per me sono significative e che potrebbero diventare significative anche per gli altri; sono elementi che hanno già un loro perché, hanno già qualcosa da raccontare e io le trasformo in modo tale che il messaggio possa arrivare anche a chi è più distratto o a chi passerebbe oltre. C'è un'educazione ad entrare nelle cose, l'arte può educare allo sguardo verso il mondo, verso la realtà, di cui noi troppe volte non ci accorgiamo perché siamo distratti.
Noi siamo abituati a vedere i santi con gli occhi rivolti al cielo e persi, la vera contemplazione invece, é guardare le cose per quello che sono, questo deve essere il nostro sforzo.
Il problema è che siamo così alienati che non riusciamo a guardare un fiore e a stupirci di sapere che è un essere vivente, che è bello, che ha un suo colore, una sua metamorfosi.
Lo stesso sole, la stessa terra creano e danno colori diversi, la natura è così varia e così ricca: l'arte può educare tutto questo, può educare alla vita.


Tutto questo è sicuramente vero, soprattutto in un'epoca in cui il visivo è spesso legato al virtuale e ci fa perdere di vista il reale che invece, a volte, è molto bello.
Il problema è proprio questo, la tecnologia sembra aver ridato all'uomo un potere quasi assoluto riguardo al mondo e all'universo, essa non permette però alle persone di avere la dimensione del limite della propria corporeità; sapere che avvengono tantissimi fatti nel mondo non ci rende più consapevoli, ma semmai ci rende più informati, se non diventa esperienza del nostro vissuto.
Il nostro vissuto è costituito dalla fatica di sperimentare e vivere, questo è un dialogo personale e l'arte è un luogo di esperienza più che un luogo visivo.
Secondo me, il mio lavoro può portare non tanto alla narrazione ma può servire a mettere la persona in contatto con il mondo emotivo più che con la dimensione razionale e sensoriale
.

Ho cercato di capire come si possa agganciare la sua opera al mondo della scuola.
L'idea che è emersa è che le nuove generazioni dovrebbero riscoprire il valore non solo dell'arte ma del contatto con il colore, con la materia, con quello che la materia può dare come esperienza e che è caratterizzata da una spiritualità diversa che entra dentro e va a cercare l'essenza dell'uomo.
La differenza tra l'arte astratta e l'arte figurativa è che la prima porta direttamente alla visione dello spirito, dell'invisibile. Mentre in un Caravaggio, che è meraviglioso, bisogna faticare di più perché siamo distratti dalle immagini, dall'aspetto tecnico, dal racconto e non cogliamo ciò che rende il Caravaggio un genio e che va al di là di quello che appare. La novità di Caravaggio non sta nella qualità del soggetto sacro ma nel modo in cui ha concepito il soggetto.

Tornando alle sue opere, è importante anche il movimento, la sperimentazione che lei realizza rispetto alle diverse tele affiancate o agganciate tra di loro. È interessante l'idea di interrompere la sequenza di un quadro in modo tale che le parti di un'opera possano dialogare tra loro. E' una cosa molto bella perché ti fa entrare in un mondo diverso che è interno ed esterno alla stessa maniera e questo è qualcosa che non solo può colpire molto i bambini, ma dà contemporaneamente l'idea del movimento e della comunicazione con quello che hai davanti.
È stato molto importante trovare in lei una grande disponibilità, perché spesso si rimane ancorati al ruolo dell'artista, del creatore di opere, invece in lei c'è stata la volontà di entrare in comunione con chi approdava nel suo studio. Lei ci ha permesso di condividere le sue creazioni, con le luci e gli accostamenti ci ha fatto capire meglio la dinamicità delle sue opere e ha dato tante risposte a chi le ha chiesto spiegazioni.

Noi di solito siamo abituati ad una Chiesa un po' più chiusa, più sulle sue e anche a degli stereotipi rispetto a chi sta all'interno di un convento.
Lei invece ci ha accolto come degli ospiti graditi, non ci ha considerato semplicemente come chi è venuto ad invadere il suo spazio e credo che con questa modalità abbia colto appieno lo spirito che anima l'OPEN HOUSE.
Credo che sia nella struttura stessa la necessità di condividere uno spazio che non è nostro. È stato nostro in passato, poi è stato soppresso e adesso è in uso per noi con una bellezza che deve essere condivisa. Nel pieno rispetto dell'integrità della vita religiosa, mi sembra anche giusto condividere questo spazio meraviglioso.

E' una condivisione stupenda e sarebbe bello organizzare affinché anche i bambini possano venire a vedere quello che vuoi fate qui e allo stesso tempo visitare Roma in maniera diversa.
Potrebbero riappropriarsi della città in maniera creativa, della bellezza che c'è intorno e che spesso sfugge loro, anche perché il telefonino cattura tutta l'attenzione delle nuove generazioni.
La tecnologia è un elemento fondamentale solo che, come ogni cosa, può portare all'alienazione; è come quello che accade con il cibo, che può diventare una forma di alienazione che spesso ci distanzia dalla vita, ad esempio con gli animali che ti mangi. Anche con la tecnologia è la stessa cosa, questi giovani, noi non abbiamo più strumenti per capirli.
Questa generazione è anche meglio della nostra però c'è un'incomunicabilità, perché hanno un rapporto con la realtà, con la memoria, con i mezzi e con la tecnica diverso da noi. Il telefonino, anche se noi lo utilizziamo, non è il nostro modo di essere, io stesso ci sono dovuto entrare un pochino perché mi permette di comunicare e di entrare timidamente nel mondo della tecnologia, del virtuale.


Ha ragione perché non ne possiamo star fuori, ma soprattutto potremmo aiutare i ragazzi a farne un uso diverso, a capire che si può fare anche un uso creativo delle nuove tecnologie.
La mia pittura ha un senso molto didattico perché vorrei far capire alle persone quanto è relativo l'ambito della percezione.
Noi abbiamo voluto dare ai nostri sensi un valore assoluto: "vedo è vero, sento è vero, ascolto è vero". Se questa, invece, è una delle possibilità interpretative, allora sperimentare un oggetto, vedere quella materia così evidentemente concreta che si trasforma e si muta ci permette di sperimentarla e di capirne l'essenza. Il mondo in cui viviamo è così complesso che se vogliamo ridurre tutto all'esperienza puramente sensoriale rischiamo inevitabilmente di essere riduttivi
.


Noi tutti selezioniamo, inevitabilmente. È vero che non possiamo essere invasi da troppi stimoli, però dobbiamo riuscire a mantenere aperti i canali per poter mettere dentro quanto più possibile. Quando si sale sulla terrazza del convento non è tanto quello che si vede che ci colpisce, ma la bellezza e la sensazione di libertà nel vedere la città in maniera diversa: è un altro mondo, che merita veramente di essere vissuto, almeno una volta, come è capitato a me oggi, grazie a questa splendida iniziativa che è l'Open House!

Roberta Poli, psicologo scolastico, docente, Presidente dell'Associazione "Crescere Insieme" www.crescere-insieme.com


Vai alla photogallery
Il sito di Open House Roma http://www.openhouseroma.org/2014/pagina-base/cose-openhouse-roma.html
Il sito di San Bonaventura al Palatino http://www.fratipalatino.org/
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Il sito di Fra Sidival Fila Il sito di Fra Sidival Fila
Il sito di Open House Roma Il sito di Open House Roma
Il sito di San Bonaventura Il sito di San Bonaventura
Vai alla Photogallery Vai alla photogallery
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional